Il Sito di Daniele Dattola

RC “Apodiafazzi” I manoscritti (Codici Greci) del Fondo S.Salvatore di Messina

Reggio Calabria, il 12.4.2017 alle ore 18.00 presso l’Auditorium Zanotti Bianco, l’Accademia del Tempo Libero, il Circolo Culturale “Apodiafazzi” e l’Associazione “Amici degli Archivi e delle Biblioteche” in sinergia con il Corso Mathennome tin glossa greca tis Kalavria (Impariamo la Lingua Greca di Calabria) hanno promosso l’evento: “ I manoscritti del Fondo del S. Salvatore della Biblioteca Giacomo Longo di Messina: Una Biblioteca greca ancora viva”.

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I lavori sono stati introdotti mirabilmente dal Dr. Carmelo Giuseppe Nucera Presidente del Circolo Culturale “Apodiafazzi”

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che data la sua attitudine a creare eventi di notevole importanza, grazie alla sua arcinota esperienza che deriva dall’essere stato per lunghi anni un Dirigente sindacale dell’Asp di Reggio Calabria e già Sindaco della città di Bova ha organizzato, com’è nel suo stile ( di uomo serio, arguto, intelligente), questo importantissimo evento che è stato presieduto dal dr. Piero Morabito  già Direttore Generale dell’Asp 11 di RC.

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La Sala era gremita di Persone, Presente il Sindaco di Bova Santo Casile che ha salutato tutti i presenti in lingua Greco-calabra,

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il Prof. Domenico Minuto e consorte che è anche intervenuto.

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Il poeta scrittore Salvino Nucera, il Direttore di Rai 3 Calabria Dr. Demetrio Crucitti che è intervenuto

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Lo storico Francesco Arillotta e tanti, tanti altri. Una serata all’insegna della cultura interessantissima. La relazione magistrale conclusiva è stata affidata alla Dr.ssa Maria Teresa Rodriquez, Direttrice della Biblioteca Regionale di Messina, studiosa di Paleografia Greca.

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Nella Biblioteca Regionale di Messina sono conservate  pergamene  provenienti dal fondo SS. Salvatore di Messina, costituiti da 175 manoscritti e 2 rotoli, con 61 frammenti dei codici manoscritti greci. Si ricorda che tale monastero aveva giurisdizione su tutti i monasteri e le chiese del versante ionico calabrese, quindi molti documenti riguardano le nostre chiese e monasteri. Potete seguire la relazione dell’esperta direttamente nei filmati che inserisco in questo lavoro. Complimenti per l’iniziativa. In questo stesso sito abbiamo parlato delle 54 pergamene trovate in Spagna riguardanti il nostro territorio “La città di Tucchi” opera del Prof. Domenico Minuto, provenienti da SS. Salvatore di Messina.

Ed ecco a voi qui di seguito una sintesi, interessantissima, della relazione della Dr.ssa Maria Teresa Rodriquez a me trasmessa dal Presidente del circolo Culturale “Apodiafazzi” Dr. Carmelo Giuseppe Nucera in data 22.4.17:

“La raccolta libraria del monastero del S. Salvatore «de lingua Phari», custodita oggi presso la Biblioteca regionale universitaria «Giacomo Longo» di Messina, conserva oggi 177 manoscritti databili tra il IX e il XVII secolo e costituisce uno dei rari casi in cui una parte ragguardevole di una collezione libraria si conserva ancora nella sede d’origine.

La prima notizia indiretta sui codici che possono esservi confluiti si trova nella Vita di s. Bartolomeo di Simeri, fondatore a Rossano del monastero di S. Maria Nea Odegitria, contenuto in un manoscritto messinese, là dove si dice che il santo, subito dopo la fondazione, si recò a Costantinopoli dove regnava Alessio Comneno il quale, accogliendolo con onore e benevolenza, gli concesse ricchi doni, tra cui icone, vasi sacri e libri. Alcuni di questi saranno affidati al suo discepolo Luca, quando si recherà a Messina per fondare il monastero del S. Salvatore, portando con sé «libri eccellenti in gran numero», come afferma nella prefazione al Typicon, il regolamento della nuova fondazione.

Il sovrano normanno Ruggero II, che riuscirà a stabilizzare il suo potere grazie ad un equilibrato rapporto fra etnie diverse – greca, araba e latino-normanna – sceglie di sostenere il monastero «de lingua phari», concedendo dal maggio 1131 il titolo di Archimandritato, liberandolo da ogni vincolo gerarchico nei confronti delle autorità ecclesiastiche e secolari secondo un progetto che investe a pieno la sfera politica, e che consente la riorganizzazione delle comunità su un vasto territorio tra le due sponde dello Stretto sotto l’unica giurisdizione del sovrano.

Nella biblioteca messinese, in una città dove di frequente soggiornava la corte regia, si custodiscono testi di diritto, come i Basilici, il codice fondamentale delle leggi bizantine, ma anche testi medici, giustificati dall’ospedale e dal lebbrosario di Catona che facevano parte delle strutture ausiliarie del monastero; è documentata infatti la presenza dei testi di Ippocrate, Galeno, Ezio Amideno e Paolo d’Egina.

Naturalmente i manoscritti del fondo hanno datazioni anche precedenti alla fondazione del monastero, e molti di essi costituiscono esempi preziosi delle tipologie grafiche dell’Italia meridionale, che testimoniano gli stretti rapporti del monastero messinese con la produzione libraria e culturale dell’ambiente che si era sviluppato intorno alla figura di s. Nilo di Rossano e ai suoi discepoli che, tra X e XI secolo, incalzati dalle incursioni arabe, si erano spostati dalla Calabria in Campania e infine a Grottaferrata, e ancor di più con l’ambiente rossanese. Dal fecondo rapporto con l’area calabrese avrà origine anche il cosiddetto «stile di Reggio», adottato dallo scriptorium del S. Salvatore. Uno dei più bei manoscritti conosciuti in questa tipologia grafica è l’Evangeliario ultimato nel giugno 1184 dal copista Roberto per Leonzio, amministratore della chiesa di S. Giorgio in Valle Tuccio, notevole non soltanto per la grafia, ma soprattutto per lo straordinario apparato decorativo in carminio.

Certo, nella raccolta sono presenti anche manoscritti provenienti da aree diverse del mondo bizantino, come un codice trascritto dal monaco Gerasimo nell’aprile del 1064 in uno dei più prestigiosi monasteri di Costantinopoli, quello dell’Evergetis, o il manoscritto Messan. gr. 27, una delle 43 copie miniate superstiti di menologio metafrastico conosciute, abbellito da venti miniature che raffigurano i santi di cui è narrata la vita.

A partire dall’età sveva l’attività di scrittura si dirada, e i codici tramandano per lo più libri funzionali alle pratiche di culto delle comunità monastiche sicule o calabre, nell’ottica del recupero di una tradizione liturgica necessaria per la celebrazione degli uffici quotidiani, la cui scrittura si concentra in periodi nei quali motivi ideologici o personaggi carismatici ravvivano l’ambiente culturale del monachesimo greco”.

Di seguito la galleria fotografica dell’evento e i filmati della serata.

Reggio Calabria, li 12.4.2017

daniele dattola

 

 

 

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