Il Sito di Daniele Dattola

VILLA CARISTO DI STIGNANO CON AFFRESCO DI PENTEDATTILO E CATTOLICA DI STILO

 

 

 

  (Alla fine del lavoro apposito video filmato)

Il 27.04.2008 pubblicavo in questo sito la seguente notizia:

 

Durante le mie lunghe ricerche sulla storia di Pentedattilo, al fine di scrivere un libro che faccia luce sull’intera vicenda tragica, e sulla storia di questo splendido borgo. Ho riscoperto molti atti inediti, riguardanti gli Alberti, i fatti tragici avvenuti, e la storia di questo antico centro.
Tra questi atti, vi è uno, particolarmente importante, un’antica pergamena datata 15 luglio 1615, atto unico. Con questa pergamena anteriore di ben 36 anni e 7 mesi al matrimonio del Marchese di Pentedattilo D. Domenico Alberti con D. Maddalena Wanachthoven) veniva ordinato cittadino Onorario di Malta “Jacobi Vannuffele Hollandesis” “Privilegium Civitis Melitae in Personam Iacobi Vannuffele”. Questo documento mi fece riflettere sull’articolo apparso nella Gazzetta del Sud del 24 marzo 1975 in esso si faceva riferimento all’importante ritrovamento, dell’affresco rappresentante il paese, la rupe e il castello di Pentedattilo.
Ecco il documento inedito riscoperto e fotografato dal sottoscritto, durante le sue ricerche su Pentedattilo.

 

 

pergamena citttadinanza wannufele daniele dattola per atto inedito antico borgo

 

 

 

pergamena wannufele

                                                 (Pergamena riscoperta da Daniele Dattola durante le sue ricerche)

 

 

 

 

Nella Gazzetta del Sud di lunedì 24 marzo1975 è stato pubblicato un articolo con il quale si portava a conoscenza dei lettori che era stato rinvenuto, nel corso di attive ricerche, un affresco del 700 della vecchia Pentedattilo, grazie alle ricerche del Prof. Pietro Tropea, che lo aveva scoperto dando la visione esatta di com’era Pentedattilo nei secoli scorsi e mostrava come case e rocce formassero un tutt’uno. Il Prof. Tropea ha riprodotto in fotografia l’affresco a colori ritrovato, ristampare questa fotografia sul giornale è stato sconsigliato per la precarietà del risultato, per cui si è ricorso ad un disegno che riproduceva fedelmente la foto dell’affresco, ad opera della professoressa Filomena Tripodi. Cosi i lettori si sono potuti rendere conto di com’era una volta Pentedattilo. Il Prof. Tropea in seguito provvide ad esporre la fotografia originale in un locale pubblico di Reggio.
Egli nell’articolo precisava che nel corso delle ricerche aveva potuto rendersi conto che i feudatari di Pentedattilo avevano più feudi e possedevano dimore di ottimo gusto architettonico e parchi adiacenti con sedili elegantissimi rivestiti di ceramica. Nel corso di queste indagini che aveva esteso in Lombardia e a Malta in una dimora degli ex feudatari di Pentedattilo, ormai ridotta in rovine, aveva reperito un affresco miracolosamente conservato che riproduceva Pentedattilo ed il suo magnifico castello, dipinto con colori delicati e molta chiarezza nel disegno.
In questo articolo che riproduco fedelmente qui di seguito, il Prof. Tropea, che ha ritrovato l’affresco non dice dove effettivamente è stato ritrovato.

 

 

 

un affresco del settecento della vecchia Pentedattilo                                                              (articolo da”Gazzetta del Sud” del 24 marzo 1975)

 

 

 

Se l’affresco è stato ritrovato come il prof. Tropea sostiene in una dimora degli ex feudatari a Malta, probabilmente è finito lì a Malta o addirittura in Lombardia grazie a questo personaggio Giacomo Vannufele, sicuramente parente degli Alberti, tramite Maria Vannufele, moglie del Console Fiammingo Ettore Wanachthoven, madre di Maddalena, a sua volta sposa di D. Domenico Alberti. Sicuramente Maria Wannufele e per essa Maddalena, ereditò da questo parente Cittadino Onorario di Malta, Giacomo Wannufele, degli immobili in uno dei quali è stato ritrovato l’affresco. Il nobile Giacomo Wannufele poteva essere anche il padre o uno zio di Maria Wannufele, o addirittura causa la parentela vi fu una frequentazione tale che qualcuno fu incaricato di riprodurre la meravigliosa scenografia di Pentedattilo. Ecco perchè quell’affresco riproducente Pentedattilo e il suo castello finì nell’isola di Malta o in Lombardia.
E ora un pò di storia per fare capire meglio tutta la questione:
Come ben si sa il 4 Febbraio 1652, il Marchese di Pentedattilo D.n Domenico Alberti, sposa D.na Maddalena Wanachthoven.”
Il cognome Vanachthoven non è italiano Wan-de indica la sua origine Nordica.
In quei tempi famiglie colte, che cercavano di emergere combattendo per i potenti di turno, scendevano e si stabilivano in Italia e i governi stranieri avevano in cuore di affidare ad essi importanti incarichi di fiducia, tra questi la famiglia Wanachthoven Olandese.
Il capo famiglia che era di Messina, era anche Console della Nazione Fiamminga, Marchese D. Ettore Vanachthoven, console dell’Impero Austriaco per le Fiandre. A quei tempi il Sacro Romano Impero si estendeva fino alle rive nord-Occidentali dell’Europa; e Vienna aveva avuto grazie all’apporto di Massimiliano I°, con la Borgogna , anche i Paesi Bassi, nel cui territorio faceva parte, nella Zelanda, la Fiandra Settentrionale. Il Wanachthoven era originario di quest’ultimo Paese. La famiglia da cui derivò la sposa di D. Domenico Alberti era formata dal Console Fiammingo Ettore Wanachthoven, e dalla moglie D. Maria Wannuffele entrambi Olandesi. Ettore Vanachthoven era figlio del Maestro di campo dell’esercito Imperiale di Rodolfo II°, l’Olandese Cornelio Wanachthoven. Il Wanachthoven a Messina al di là delle competenze politiche, esercitava ed aveva assunto, varie branche del Commercio e il Censo di quel Comune.
E grazie a questo atto, ritrovato tra gli atti degli Alberti, che ho avuto possibilità di collegare quell’articolo apparso sulla Gazzetta del Sud di Reggio Calabria nel 1975, da dove si può con sicurezza concludere che quell’affresco di Pentedattilo antica, comparso in una casa, nell’isola di Malta o in Lombardia, non poteva che essere, una casa o dimora degli Alberti, transitata a loro, grazie a questo parente che era diventato cittadino onorario di questo paese (Malta).
La presente notizia è stata pubblicata sul giornale “il Quotidiano” del 27.04.2008.
E qui viene riportata per il sito www.dattola.com .

 

 

 

articolo quotidiano del

                                                                 (Articolo “Il Quotidiano della Calabria” – 27/04/2008)

Il 22.12.2008 aggiornavo il lavoro precedente con la seguente notizia:

UN AFFRESCO DI PENTEDATTILO, PRESSO LA VILLA CARISTO DI STIGNANO (Su segnalazione di Carmelo R. Crupi)

 

Scrive alla mia email l’Ing. Carmelo R. Crupi, reggino residente a Pedemonte (VI), che, oltre a complimentarsi per il sito, segnala che a corredo di un lavoro della Dott.ssa Cecilia De Caridi, dal titolo “La villa Clemente-Caristo a Stignano e il suo giardino rapportati alla cultura del XVIII secolo nel Regno di Napoli”, apparso sul n.16-18 dei Quaderni del Dipartimento P.A.U. della Facoltà di Architettura di Reggio Calabria, Gangemi editore, anno XI, 1998/99, …

 

 

villa clemte-caristo di stignano

 

 

… sono apparse le fotografie degli affreschi commissionati, per la menzionata villa nobiliare, da Lorenzo II Clemente, effigianti i propri feudi di S. Luca, Motta Placanica, Pentedattilo e Melito.
Di particolare interesse è l’affresco di Pentedattilo, effigiante l’abitato dominato dal castello, (oggi purtroppo distrutto), le cui alte mura finestrate si ergevano imponenti tra gli speroni rocciosi della famosa rupe.

 

 

pentedattilo e castello villa caristo                                                      (AFFRESCO DI PENTEDATTILO CON RUPE E CASTELLO)

 

 

L’affresco venne commissionato e realizzato, verosimilmente, dopo il 1760, anno in cui, stando al menzionato studio della Dott.ssa De Caridi, il feudo di Pentedattilo venne acquistato da Lorenzo II Clemente.
Esso riveste un notevole valore documentario sia perché testimonia come dovevano apparire il castello e il borgo di Pentedattilo nella seconda metà del XVIII secolo, sia perché le riproduzioni artistiche di tal luogo, risalenti al Settecento, sono veramente poche. Per questi motivi sembra giusto divulgare tale notizia.

 

 

VILLA CARISTO 2

 

 

 

Lo studio condotto con perizia dalla Dott.ssa De Caridi, è arricchito dalla ricostruzione storica e genealogica della famiglia Clemente e da una descrizione critica delle peculiarità plastiche e architettoniche della villa Clemente, oggi Caristo, di Stignano.

Melito P.S. , li 22.12.2008

 

 

Mi è parso giusto a questo punto recarmi di persona e fotografare questo importantissimo affresco (credo unico), pertanto in data 22.05.11 con il Circolo Culturale “Meli” di Melito P.S. ci siamo recati a visitare la Villa Caristo, la Cattolica di Stilo ed altri posti vicini. In un paesaggio veramente incantevole vi voglio qui inserire le foto che ho fatto durante questa escursione perché ritengo che tali posti meritano una visita da parte di tutti.

 

Arriviamo alla villa in una mattinata un po’ uggiosa

 

 

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                                                                                                                        (Insieme a noi un gruppo di Olandesi simpaticissimi)

 

 

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La villa si trova nelle colline di Stignano ed è completamente immersa nel verde. Dalla villa si può ammirare una bellissima vallata tutta verde, si può accedere alla villa da Riace, percorrendo circa 10 km., essa sembra sia stata costruita da Lorenzo I° Clemente di San Luca, , nobile napoletano. Si sostiene, che è stata costruita sulle rovine di una villa romana. Ha uno stile Barocco e si rifà al 700 napoletano. Si presenta nel complesso degradata e nel tempo ha subito varie spoliazioni, infatti si notano molte statue di marmo che mancano (alcuni sostengono circa 100) che furono usate per abbellire ville che si trovano nelle vicinanze. Nei rivestimenti dei sedili posti nel giardino vi è impresso il nome del decoratore “Joseph Massa” che era un allievo di Vaccaro, artista che ha preceduto il classicismo barocco del Fuga e del Vanvitelli. Sul davanti una entrata maestosa con un lungo corridoio ricchissimo di rose meravigliose, e una grande vasca con la fontana dei delfini.

 

 

 

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                                                                                        (foto Paul Kloosterman)

 

 

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                                                                                          (Foto Paul Kloosterman)

 

 

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Sopra al centro della casa che si presenta con un edificio a 2 piani vi è un gruppo marmoreo che rappresenta Clorinda, mentre muore, battezzata da Tancredi (da Gerusalemme Liberata canto XII°) una statua veramente notevole,

 

 

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così come tutta la villa, che è una delle più belle ville esistenti in Calabria, tanto è vero che fu impressa in un francobollo della serie filatelica “Le Ville d’Italia” emessa dalle poste Italiane nel 1984.

 

 

francobollo villa caristo

 

 

 

Sui vari proprietari esiste una certa confusione, pare sia appartenuta prima alla famiglia Lamberti e da questi acquistata dai Clemente e dopo venduta alla nobile famiglia Caristo di Stignano (Famiglia proveniente dal Napoletano).

Vicino al gruppo marmoreo due splendide scalinate che conducono al piano superiore.

 

 

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All’arrivo veniamo accolti, con garbo e professionalità dal figlio dell’attuale proprietario,  Pierpaolo Caristo, si capisce impegnatissimo ad occuparsi dell’intera gestione…gentilissimo e garbato

 

 

Immagine 192_800x600                                                                                                (Pierpaolo  CARISTO)

 

 

 

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mentre ci conduce a vedere la villa ci fa un po’ di storia, Lui stesso ammette che molti documenti della casa andarono persi a Stignano nell’incendio di un fabbricato dei Caristo.

Ci informa che la casa viene oggi anche usata come BeB, ricevimenti di matrimonio etc. che tutte le camere hanno bagno privato, frigobar e aria condizionata….un posto ideale per una vacanza all’insegna della pace.

Ci accompagna a vedere prima di salire sui piani superiori la Cappella Gentilizia con un altare centrale e due laterali,  molto bella  anche questa, ma va restaurata a dovizia.

 

 

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Il piano è circondato da una zona a giardino tutta recintata con un muro con pilasti incorniciati.

 

 

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A questo punto il Caristo su mia precisa richiesta ci fa visitare la stanza con gli affreschi con raffigurati nel tetto i possedimenti dei Clemente, ci proibisce in modo assoluto di fare fotografie, spiego il motivo della mia visita, sentite le motivazioni che mi hanno indotto a visitare Villa Caristo mi autorizza a fare le fotografie e qui voglio esprimere nei suoi confronti  cordiali ringraziamenti. E’ grazie all’impegno di questo giovane e di suo padre se la villa oggi è stata riportata parzialmente al suo grande splendore.

Finalmente entro nel locale che ha al proprio interno l’immagine di Pentedattilo con il castello cosi come si presentava una volta nella realtà ed ecco le foto dell’affresco, oggi.

 

 

 

 

 

 

 

 

(Le due foto sono state concesse su autorizzazione di Pierpaolo Caristo, I Beni Culturali dovrebbero intervenire e restaurare immediatamente un reperto cosi importante unico al mondo)

ci sono anche gli affreschi degli altri possedimenti ducato di Melito (che è completamente distrutto in quanto rovinato dall’umidità) S. Luca, e Motta Placanica.

 

 

 

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                                                                                (Il Ducato di Melito è ridotto così)

 

 

 

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Dopo tutti al

 

 

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e dopo una

 

 

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tutti alla

 

 

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Alla Cattolica di Stilo

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Foto di gruppo

 

 

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C’era anche lui

 

 

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e dopo il

 

 

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                                                                                    (Foto S. Pansera)

 

 

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                                                                  (Porta Reale foto S. Pansera)

 

 

 

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                                                                    (Porta Stefanina foto S. Pansera)

 

 

 

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                                                                       (Chiesa Matrice foto S. Pansera)

 

 

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                                                                                (Foto S. Pansera)

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma tutto questo, dopo Villa Caristo,  sarà oggetto di una prossima più approfondita escursione.

22.05.2011

 

                                                                                                                                          daniele dattola

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