Il Sito di Daniele Dattola

Prastarà visita del circolo “Meli” con Sebastiano Stranges

In data 10.4.2016 abbiamo organizzato col circolo culturale “Meli” una gita nel sito archeologico naturale di “Prastarà” (Prastarà posto aspro, selvaggio ma di enorme bellezza).

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Per questo ci siamo avvalsi, data la sua disponibilità, della collaborazione del Prof. Sebastiano Stranges Ellesmere, che lo ha definito uno dei posti più belli della costa ionica.

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Di Lui mi sono occupato in questo sito più volte, prima di scrivere su “Prastarà” voglio dare un contributo nei confronti di quest’uomo che a mio parere, va dritto per la sua strada. Sebastiano Stranges Ellesmere,  è Ispettore Onorario Del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali di Reggio Calabria, vi descriverò questo personaggio attraverso la lettura fatta  in un libro, edizione ETS Pisa 2004 dove l’autore sostiene che: ”durante un esame un  Prof. esperto, calabrese,  ebbe a dire che la costa Jonica era un deserto archeologico”, invece è grazie alla caparbietà di Sebastiano Stranges che insieme a Luigi Saccà, (lavorano in equipe),  non si sono scoraggiati dalla cronica mancanza di fondi della Sovrintendenza , segnalando grazie al loro amore per l’archeologia, alla stessa, centinaia di siti che vanno da Reggio a Locri. Dimostrando invece che la costa Ionica reggina non era un deserto archeologico, ma un giardino fiorito.

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Sebastiano tanti anni fa e tutt’oggi ha il merito di avere mappato il territorio della costa Ionica meridionale reggina, mettendo in rilievo, insieme a Luigi Saccà di Bova i posti dove si trovano reperti archeologici e mi riferisco a quelli  del neolitico. Cito Sebastiano perché è giusto dire le cose come stanno, senza modificare la verità, anzi mettendola in risalto. Grazie al lavoro di questi ed altri indomabili ricercatori e alle loro notizie,  cito ad esempio il Sig. Ferrante, il prof. Domenico Minuto e tanti altri e grazie alle ricerche e alla mappatura che hanno fatto questi personaggi se oggi molti studiosi, famosi in tutto il mondo, si sono occupati di questa materia avvalendosi delle loro notizie. Il prof. Tinè, ha redatto una prima mappatura di centinaia di siti, ritrovati da questi mappatori e studiosi. Dopo di Lui il prof. John Robb dell’Università di Cambridge,   ha integrato le ricerche per il territorio di Bova e Bova Marina, effettuando  scavi che hanno dato una svolta importantissima sugli insediamenti del neolitico nella provincia di Reggio. Voglio qui ricordare che questi reperti del neolitico  sono stati trovati in vari luoghi della costa ionica e precisamente a Saline, Montebello,  Melito, Condofuri, Bova e Bova Marina, Palizzi e Capo Spartivento . Oggi i reperti più importanti sono esposti presso  i Musei di Reggio, Locri e anche Bova Marina. Il  prof John Robb dell’Università di Cambridge, moltissimi anni fa a seguito delle segnalazioni di Sebastiano Stranges, chiese al Ministero competente e al Museo di Reggio Calabria, di poter effettuare delle ricerche nel territorio di Bova Marina, poiché quest’ultimo presentava una ricchezza  di reperti del periodo neolitico. Il prof. Robb collaborato dalla Sopraintendenza archeologica di Reggio, nella persona, allora, dell’archeologo responsabile della zona Dr.ssa Emilia Andronico  e da numerosi esperti universitari di tutto il mondo Leicester, Southampton, New York, Michigan, Durham, Birmingham, ed Oxford iniziarono la ricognizione di quel territorio, mappando i reperti . La maggior parte sono reperti di area Stentinelliana.  Le analisi col C.14 danno la presenza umana risalente a 5800 anni a. C. Subito furono trovati importanti  reperti a S.Aniceto, Umbro, Penitenzeria  e San Salvatore . Tutto ciò è avvenuto grazie al lavoro di questi studiosi. Quindi ci siamo avvalsi dell’importante descrizione di questo luogo “Prastarà” fatto da Sebastiano Stranges, che io ritengo una delle massime autorità archeologiche del nostro territorio. i ritrovamenti fatti da Stranges e le sue segnalazioni, insieme a quelli di Saccà , sono serviti a mappare un periodo che va dal Neolitico all’età del bronzo e per questo variegare di epoche e tradizioni, lo stesso Stranges afferma che diversi studiosi inseriscono la provincia reggina per i ritrovamenti del neolitico, al baricentro della Preistoria insieme alla regione della Mesopotamia.

Ecco perché,   elogio questo  personaggio importante della nostra Calabria. UN UOMO CHE HA CONTRIBUITO A DARE UN VOLTO E UNA STORIA A QUESTA NOSTRA TERRA.  Di Prastarà in questo sito ho scritto più volte. Purtroppo la giornata è stata interessantissima , ma piovosa.

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Il Prof. Antonio Costantino nel 1975 ha pubblicato un libretto dando nuovi contributi allo studio del monachesimo basiliano in Calabria dal titolo:” IL MONASTERO ITALO-GRECO DI S. ELIA IL GIOVANE A SALINE JONICHE IN PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA”.

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In questo interessantissimo lavoro, Egli dà una interessante notizia che, riporto fedelmente: ”Nella vallata del fiume S.Elia, nel comune di Montebello Jonico in Provincia di Reggio Calabria, di fronte a Pentedattilo, si staglia la rocca di Prastarà. All’interno di essa si apre una grande spelonca, detta volgarmente “La caverna dei Ladri”. E’ noto che in essa sono stati ritrovati utensili e suppellettili da cucina e altro materiale di epoca antica. Il Prof. Costantino continua:” certo, la spelonca di Prastarà potrebbe identificarsi con l’ascetica palestra, tenendo conto del carattere eremitico e anacoretico del monachesimo basiliano dei primi secoli. Il Prof. Costantino,  richiama  Michele Amari che nella sua opera “I musulmani di Sicilia” così si esprime:

”E infine venivano a fondare (S.Elia il Giovane e S. Daniele) un romitaggio nella valle delle Saline tra Capo delle Armi e Pentedattilo a rimpetto di Taormina…

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ma per fuggire l’aura popolare o piuttosto il pericoloso soggiorno in su lo Stretto di Messina, andò a fondare un altro Monastero in un altro luogo in un monte tra Seminara e Palmi, detto S. Elia.

Conclude il prof. Costantino che S. Elia il giovane fondò due monasteri il primo nel territorio di Saline Joniche e l’altro quello imperiale di Auline, sulle falde del Monte S. Elia.

Esisteva anche un secondo monastero che si ergeva nella località “Mantineo” nei pressi del Pantano di Saline Joniche, di età probabilmente posteriore a quello di Prastarà.

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Durante il periodo iconoclasta molti monaci greco-ortodossi scapparono dai loro centri stanziali e trovarono rifugio nelle numerose grotte montane del versante Jonico Reggino. Essi furono imitati e seguiti dai giovani del luogo e si dedicarono tutti insieme alla vita monastica e furono definiti monaci italo-greci. Si stanziarono come detto prima in luoghi solitari con grotte naturali vivendo di contemplazione, lavorando e pregando, si cibavano dei prodotti della terra, studiavano testi sacri, e chi aveva doti particolari operava miracoli.

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All’inizio il monaco era un eremita, cioè viveva nella completa solitudine. Dopo questa fase diventa lauritico, cioè egli vive da solo, in una grotta ma vicino ad esso ci sono altre grotte con altri monaci, in occasioni speciali, per es. feste si riunivano. Alla fine costruivano una  comunità (Cenobio) cioè facevano  vita in comune con altri usando le stesse regole. Tra di loro un capo.

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I monaci arrivano in Calabria nel sec. VII provenienti dalla Siria, Libia, Egitto, poiché invasi dagli arabi (635-638) arrivano in Sicilia con mezzi di fortuna e dopo passarono in Calabria. Questa emigrazione continua anche nell’VIII sec. a seguito della persecuzione operata nel 726 dall’imperatore Leone III Isaurico. Nel 902, caduta Taormina sotto il dominio musulmano tutti i monaci scapparono e passando lo stretto giunsero in Calabria, qui si stanziarono, per evitare le invasioni saracene, nelle alture, in luoghi solitari e riparati.

Nel  IX° sec. quando la Sicilia fu dominata dagli arabi, in Calabria il monachesimo è di tipo eremitico e lauritico, solo nel  X° sec. sono fondati i monasteri, alcuni di questi fondatori, una volta fondato il monastero tornarono a una vita eremitica.

Accanto ai monasteri, sorgono villaggi (Chorìa) con contadini che coltivavano le terre intorno alle chiese, i monaci diventano gli esperti dell’agricoltura e insegnano ai contadini le tecniche, dovute alla loro preparazione culturale.

Nel 1054 nella Chiesa vi fu lo Scisma d’Oriente, cosi i paesi dell’Italia meridionale che seguivano il rito greco si ritrovarono più vicini al Patriarca di Costantinopoli che al Papa, ecco perché i Normanni cercarono in ogni maniera di sostituire i vescovi greci sottoponendo i monasteri basiliani sotto la giurisdizione dei monasteri benedettini.

Nel periodo di Ruggero II, nell’Italia meridionale, si diffonde la riforma studitana, ad opera di S. Bartolomeo di Sieri, e al SS. Salvatore di Messina furono assegnati 49 monasteri in Calabria e Sicilia e  all’Igumeno il titolo di Archimandrita.

Operando la ritalinizzazione dell’Italia meridionale, attuata un poco per volta, il latino si sostituì al greco, ma rimase l’impronta della spiritualità orientale.

S.Elia il Giovane nacque a Castrogiovanni Enna nell’829 e fu chiamato Giovanni. Quando divenne monaco il nome lo Cambiò in Elia= dall’ebraico “il mio signore è”. Morì in Grecia a Tessalonica il 17 agosto 904. Egli ebbe una vita avventurosa improntata specialmente in Calabria e in Sicilia a una rigida vita fatta di austerità e preghiera, viaggi a piedi, fondazioni di monasteri, miracoli.

Abbandonò la sua città natale di Enna, conquistata dai Saraceni nello 859, fu catturato dagli stessi e venduto come schiavo in Africa, una volta libero predicò il vangelo e per non essere ucciso scappò in Palestina dove fu nominato monaco dal patriarca di Gerusalemme. Fu in un monastero in Sinai per tre anni, dopo ad Antioca e ancora in Africa. Nello 878 una volta che gli arabi s’impadronirono di Siracusa egli tornò in Sicilia e andò a trovare la madre a Palermo, dopo tornò a Taormina e a lui si unì il monaco Daniele, che lo seguì sempre imitandolo. Passò in Calabria e nell’880 fondò il Monastero di Saline, costretto dalle incursioni saracene si recò in Grecia a Patrasso e dopo a S. Cristina d’Aspromonte. Da qui si recò a Roma e una volta tornato fondò il monastero di Aulinas (900-901) sul monte che prese il suo nome S. Elia di Palmi.

La  fama della sua vita e dei suoi miracoli varcò i confini per cui fu invitato dall’imperatore Leone VI il filosofo, a Costantinopoli.

Giunto durante il viaggio a Tessalonica nella Macedonia si ammalò e mori il 17 agosto del 904.

Il fedele monaco Daniele, portò il suo corpo a Aulinas presso Palmi e li fu seppellito dopo essere stato tumulato nella chiesa del Monastero dove in seguito fu anche seppellito S. Filerete. Il suo nome resta legato al monte S. Elia ed a altre Località come la fiumara di S.Elia, il borgo di S. Elia etc. Di queste cose ci ha accennato Sebastiano che tutti abbiamo ascoltato con grande attenzione abbiamo dunque visitato questo luogo.

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Ed ancora sul  sito di Prastarà io ricordo che da giovane studente la tradizione attraverso il popolo faceva eco che in quel luogo c’era una caverna che era una vecchio passaggio per il mare, alcune volte  siamo andati a visitare questa grotta, c’erano dei cocci d’argilla e la cosa che mi meravigliò era che al centro delle 4 grandi rocce, sotto un cumulo di queste pietre stratificate,  mi accorsi che c’era un vecchio muro in mattoni, che ci faceva quel muro sotto le rocce in quel posto così aspro e solo? A sostegno di quanto vi sto dicendo un interessantissimo articolo di Giovanni Crea sul periodico “I foni tu Richudìu la voce di Roghudi” dove il sito di Prastarà viene indicato come uno dei più importanti siti storici e archeologici del comune di Montebello Jonico. Sono stati ritrovati reperti archeologici, risalenti all’età del bronzo, nel periodo compreso tra il 1200 e il 900 a.C. da parte di archeologi volontari tra cui Stranges, Stefano Ferrante e Giuseppe Praticò, del loro amico Giovanni Mallamaci, coordinati dal direttore Archeologico della soprintendenza ai beni Archeologici Dr.ssa Emilia Andronico. Sono stati rinvenuti pezzi di vasi in terracotta con vere incisioni dette a “dente di Cane”,

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frammenti di punta di lancia in ossidiana per la caccia degli animali, frammenti di utensili in ossidiana che servivano per scuoiare le pelli.

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L’uomo che frequentava Prastarà lavorava la creta, aveva scambi commerciali (l’ossidiana era di Lipari),

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e dopo questo posto venne abitato in modo eremitico da S.Elia. Sebastiano ci ha anche ricordato che questo posto fu visitato da Fellini e qui fu girato a cura del regista Germi il Film “Il brigante di tacca di lupo” dove vennero impiegati migliaia di comparse dalla vicina cittadina di Melito. Non vi tedio più altrimenti rischierete di bagnarvi anche voi che state leggendo, guardatevi la galleria fotografica qui di seguito.

Melito di porto salvo, li 10.4.16

daniele dattola

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