Il Sito di Daniele Dattola

Melito P.S. Convegno: “La Grande Guerra della Brigata Catanzaro:Le verità svelate”.

Melito di Porto Salvo, lunedi 24 aprile 2017, alle ore 18.00, presso la Sala Convegni dell’ex Mercato coperto, l’Associazione culturale “Oltre il Sipario” in collaborazione e col patrocinio del Comune di Melito di Porto Salvo, in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale, hanno organizzato un Convegno dal titolo: “ La Grande Guerra della Brigata Catanzaro fra eroismo e repressione: Le verità svelate”.

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I lavori sono stati mirabilmente introdotti e moderati dal giornalista dr. Giuseppe Toscano.

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I saluti al Convegno sono stati quelli del Presidente dell’Associazione Culturale “Oltre Il Sipario” Ivano Verduci

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e dall’Assessore Patrizia Crea,

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presenti in Aula il vice Sindaco del Comune di Melito Marcianò

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e il Sindaco di San Lorenzo Russo, la Sala era gremita di persone. L’argomento storico molto interessante è stato quello della Brigata “Catanzaro” che fu una Grande Unità di fanteria del Regio Esercito italiano che operò nel corso della Prima Guerra Mondiale,  con il nome di 64ª Divisione fanteria “Catanzaro”,  e un’unità motorizzata anche durante la seconda guerra mondiale. Si formò il 1º marzo 1915 a Catanzaro Lido con due reggimenti, il 141º e il 142º. I soldati che ne facevano parte erano in maggioranza calabresi   e ammontavano a circa 6000 unità. All’atto della mobilitazione del 24 maggio 1915 dipese dal Comando Supremo, dopo pochi giorni, fu trasferita in Friuli e inquadrata nella 3ª Armata.

La «Catanzaro» fu sottoposta a enormi sacrifici nell’ambito dell’Esercito,  con lunghissimi turni in trincea di prima linea, essa fu utilizzata  come brigata d’assalto sul Carso dal luglio 1915 al settembre 1917. In prima linea a Castelnuovo,  a Bosco Cappuccio, nel 1916 a Oslavia,  sul monte Mosciagh e sul monte Cengio, a monte San Michele, a Nad Logen, a Nova Vas, a Nad Bregom e a Hudi Log. Prima di Caporetto fu a Lucatic, sul Monte Ermada ed infine a San Giovanni di Duino.

Nel 1918 dopo Caporetto,  combatté sul Pria Forà, in Val d’Astico ed in Val Posina. Nel giugno del 1920 fu sciolta. La bandiera del 141º fanteria fu decorata con la medaglia d’oro al valore militare e quella del 142º ebbe la medaglia d’argento. Considerata dal comando italiano tra le Brigate più valorose e tenaci.

La rivolta del “Catanzaro”

La sera del 15 luglio 1917, la brigata Catanzaro era di stanza a Santa Maria La Longa per un periodo di riposo dopo 40 giorni in prima linea sul fronte del Carso, contro le fortificazioni dell’Ermada.  Il 141º reggimento ed il 142° ricevettero, a sera, l’ordine che gli annunciava l’immediato ritorno in linea, i soldati, provati dalla durezza degli scontri, si ribellarono armati, sparando contro gli alloggiamenti degli ufficiali, uccidendone alcuni. Il Bilancio per la rivota fu di 3 Ufficiali e 4 carabinieri uccisi.

Solo l’intervento di ingenti forze, carabinieri, cavalleggeri e una sezione d’artiglieria mobile, riportarono l’ordine al mattino, arrestando i soldati ribelli.

 Alcuni soldati rivoltosi spararono contro la villa della famiglia Colloredo, perché pensavano potesse ospitare   Gabriele D’Annunzio, che non c’era in quanto impegnato a preparare in un altro luogo una nuova missione.

La mattina dopo, 28 soldati, di cui 12 sorteggiati all’interno della 6ª compagnia del 142°, furono fucilati contro il muro del cimitero. Decisione che fu presa senza alcun processo ma in modo diretto, mentre i soldati ribelli superstiti, appartenenti ad entrambi reggimenti, 141° e 142°, furono tradotti in prima linea, sotto scorta armata ma, durante il tragitto, alcuni gettarono le munizioni, venendo puniti con altre 10 fucilazioni sommarie.

Dei superstiti, 132 soldati, furono processati dalla corte marziale, che stabili 4 condanne a morte, eseguite nel settembre dello stesso anno.

Il comandante della III° armata,  Duca D’Aosta, sostenne che la rivolta fu causata dallo scontento dei soldati della brigata Catanzaro per il prolungato impiego sul fronte del Carso e per la disparità di trattamento rispetto ad altre brigate che usufruivano di turni al fronte più agevoli, invece, il comandante del VII° corpo, generale Tettoni, imputava la rivolta alla propaganda socialista ed ai giornali.

Importante la relazione dello storico Mario Sacca’,

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che attraverso la sua ricerca è riuscito a rendere  i nomi dei caduti cosi dicendo:

“Mi aveva colpito l’articolo di Pitamiz su Storia Illustra del Febbraio 1981 dal quale risultava che i fucilati di quel giorno erano stati sepolti in una fossa e senza nome. Per la mia formazione cristiana quella fossa piena di corpi senza identità  significava mancanza di pietà verso uomini che potevano avere violato anche le regole della giustizia militare in tempo di guerra, per la verità in parte applicate ed in parte violate dai comandi, come attesta la documentazione reperita. Tutti hanno diritto ad una sepoltura ed alla loro memoria riconoscibile.

Ebbi la fortuna di incontrare la signora Del Zotto, assessore comunale alla cultura, l’ attuale conte di Colloredo, Egli mi presentò una giovane studentessa  Giulia Sattolo che studiò la rivolta della Brigata Catanzaro per la sua tesi di laurea. Recatomi, al Cimitero comunale, lasciai sul muro di cinta un fiore ed un biglietto in memoria di quei soldati ignoti.  Dopo 87 anni dagli eventi decritti da vari autori che, avevano utilizzato come fonte solo gli atti ufficiali esistenti negli archivi storici dell’ esercito. Fu utilizzata una nuova metodologia di ricerca ripercorrendo  i vari particolari, fin nei luoghi di origine delle vittime, con risultati eccellenti.

Giulia Sattolo ha trovato i nomi delle 11 vittime dei rivoltosi, sepolte nel cimitero di Mereto di Capitolo, frazione di SMLL, e attraverso continui confronti, grazie alla tecnologia di internet, abbiamo identificato e capito essere state sepolte a Udine, in questo Tempio.

La conferma  l’ho avuta da un documento trovato nella sede di Onorcaduti nel quale si afferma che tutti i sepolti nei cimiteri di guerra a SMLL, noti e ignoti, compresi quelli di altre unità militari, circa 500 in tutto, vennero trasferiti qui al termine del conflitto e non a Redipuglia come è scritto nei testi che conosciamo. Fra tutti ho potuto identificare molti calabresi, confrontando i loro nomi con quelli contenuti in Albo d’ Oro fra i quali, però, non figurano i fucilati della Catanzaro esclusi per scelta dell’ organismo che a suo tempo lo compilò. Ed è un criterio esteso a tutti coloro che subirono la stessa sorte o altre pene. Tuttavia i loro nomi figurano sui monumenti ai Caduti delle loro cittadine, per le comunità erano comunque morti e bisognava onorarne la memoria! Mi rendo conto che la giustizia militare ha avuto di fronte diversi tipi di reati, non desidero non fare le necessarie differenze! Ma la storia di Santa Maria La Longa è diversa nelle premesse e si inquadra in una fase di estrema stanchezza dei nostri soldati e di quelli di altri eserciti, dopo due anni e mezzo di combattute stragi, molte volte evitabili.

Avere potuto conoscere i nomi delle vittime della rivolta del 1917, capire di più anche sul modo in cui si svolse lo scontro notturno, non è cosa da poco. Pensate che da 90 anni la gran parte dei familiari non ha potuto conoscere questo tempio dove giacciono i loro cari. Lo potrebbe confermare il Sig Giovanni Saitto di Poggio Imperiale: ha rintracciato lo zio della moglie solo l’anno scorso dopo avere contattato me e Giulia Sattolo che lo ha accompagnato in questo Sacro Tempio. La verità non fu neppure scritta ai comuni cui appartenevano i fucilati e le altre vittime.

Fu scritto che erano caduti per colpo di fucile, per fatto di guerra, un linguaggio che molte volta nel gergo militare significava “fucilato” ma non era interpretabile dai non addetti ai lavori. La verità venne custodita e annotata, solo a matita rossa o bleu, sugli atti di morte detenuti dai reggimenti. Neppure le memorie di militari di ogni grado, appartenenti alla Catanzaro, hanno mai narrato la storia nella sua piena evidenza. Questo fino a quando, per una fra le tante coincidenze di questa ricerca, quelle carte non sono state rintracciate. Oggi potete conoscerne il contenuto, attraverso il ricordo di coloro che Gabriele D’ Annunzio celebrò nel suo racconto della tragica mattina di 90 anni fa. E non espresse unicamente un testo retorico ma implicitamente definì quelle vittime come eroiche tant’è che posa loro sul capo le foglie d’acanto. Dopo la guerra ai familiari aventi diritto venne concessa, almeno nei casi che ho potuto documentare, la pensione di guerra al pari degli altri caduti in combattimento o per altra causa. Sull’argomento è in corso la ricerca. Una grande contraddizione che mostra un doppio binario dovuto, forse, al clima degli anni ’20. Anche se registro, ancora oggi, difficoltà nello sviluppo delle indagini.

Tuttavia celebrando il 90° della rivolta di Santa Maria La Longa, iniziamo a scoprire definitivamente lo scenario degli eventi e mostrare quella verità che fu sepolta assieme a soldati fino ad oggi ignoti.

Oggi con i loro  nomi restituiamo loro l’identità cui ha diritto ciascuna persona e della quale nessuno può essere privato, neppure per ordine dei comandi in tempo di guerra.

 Le ricerche non finiscono qui: non posso considerarle concluse se prima non potrò attestare, definitivamente che i dati rilevati di 16 fucilati e di 11 morti in ospedale e non di 28 fucilati e di 12 morti in ospedale sono quelli veri, risultanti dai documenti rintracciati.

Ricordiamoli:

DECIMATI: (tutti della 6.a compagnia del 142°)

1- Cavaies Antonino, nato a Palermo il 28.91893

2- Viola Antonio nato a Sommatino il 13.4.1886

3- Bellini Giovan Battista nato a Adrara S Martino il 5.5.1886

4- Cassalia Antonio nato a Cataforio il 7.2.1890

5- Di Giorgio Pasquale nato a Secinaro il 13.4.1884

6- Dimitri Nicola nato a Corigliano di Otranto il 10.5.1881

7- Gabriele Angelo nato a Galatino 28.10.1881

8- La Barbera Vito nato a Mezzojuso l ‘11.4.1892

9- Morello Angelo nato a Terranova il 13.4.1891

10- Petirri Nunziato nato a Francavilla il 23.8.1894

11- Toma Luigi nato a Maglie il 19.2.1881

12- Fabiano Giovanni nato a Corato il 26.8.1890

FUCILATI SUL POSTO

1- Gratteri Saverio nato a Gerace Superiore, 6.2.1888 1.comp 142°

2- Gianandrea Domenico nato a Salcito 19.4.1885 11.a comp 142°

3- Alampi Salvatore nato a Piedimonte Etneo il 5.2.1885 – 5.a comp 142°

4- Rondinelli Paolo nato a Tursi classe1889 7.a comp 142°

DECEDUTI NELL’ OSPEDALE DA CAMPO N° 206, IN SMLL:

1- Ten Puleo Roberto, nato a Palermo di anni 24 – 41°

2- Trivisonne Luigi nato a Lucera 10 10.1896 141°

3- Galati Vincenzo nato a Vallelonga il 21.12.1892 141°

4- Bianchetti Enrico nato a Iesi 24.4.1890 142°

5- Sclocco Giuseppe nato a Pescara 29.10.1893 141°

6- Albini Guido nato a Roma 2 .4.1888 142°

7- Malerba Placido nato a Poggio Imperiale 16.9.1896 142°

8- Martinelli Giacomo nato a Calcio 4.2.1895 142°

9- Sott Bottino Felice nato a S. Damiano d’ Asti 10.1.1893 142°

10- Rogora Carlo nato a Sacconago, di anni 34 141°

11- CC.RR. Baramasco Francesco nato a Pavone Canavese 22.9.1897 300° plotone CC.RR.

In ogni caso potrete vedere qui di seguito la galleria fotografica e la ricostruzione esatta degli eventi sopra descritti e altre situazioni relazionate, attraverso i filmati nel quale è esposta tutta la storia raccontata dallo storico Mario Saccà cosi come esposta nel convegno odierno di Melito P.S.. Complimenti quindi agli organizzatori per questa bella pagina di storia che ci hanno regalato e in particolare a Ivano Verduci , alla partecipazione del giornalista Giuseppe Toscano che ha dato all’incontro un piglio di alta professionalità.

Melito di Porto Salvo, li 24 aprile 2017

daniele dattola

 

 

 

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