Il Sito di Daniele Dattola

Melito Osservazione degli uccelli (birdwatcher) nei luoghi grecanici da amare e rispettare

Grazie alla passione per la fotografia, ho più volte fotografato uccelli, gabbiani, e altre specie nel  Lungomare di Melito, nel Porto e all’Oasi Naturale del Pantano di Saline Joniche, luogo famoso nel passato poiché vi erano le saline del Reggino e dove viveva nelle vicinanze in eremitaggio S.Elia il Giovane,

.

quando ho visitato questo posto  per fare delle fotografie ne sono rimasto entusiasta, qui c’è un laghetto diviso in due da una strada, tracciata per il passaggio degli automezzi, durante la costruzione di quella che doveva essere una fabbrica, mai andata in uso, (Liquichimica)che doveva servire, per la trasformazione  dei derivati del petrolio, in mangime per gli animali, mai autorizzata all’apertura, in quanto i prodotti che doveva trasformare furono ritenuti cancerogeni. Le Saline sono  un habitat preferito da numerose specie di uccelli acquatici, che dato l’ambiente umido, durante la migrazione spontaneamente si fermano, e sostano per riposare, prima di ripartire o addirittura nidificano. In questi due laghetti sostano folaghe, anatre, aironi cenerini e cavalieri d’Italia e non è raro ammirare anche i fenicotteri rosa. Durante l’anno in determinate condizioni, l’acqua assume  meravigliose colorazioni, sfumature straordinarie, per cui gli amatori rimangono entusiasti e  innamorati di questo posto bello e unico, dove tutto è rimasto selvaggio, nonostante gli interventi dell’uomo. Per questi motivi, l’Oasi Naturale del Pantano di Saline Joniche, è un Luogo, che deve essere rispettato, amato e garantito affinché venga mantenuta la sua biodiversità. Si tratta di un posto unico, inserito dall’Unione Europea tra i Siti di Interesse Comunitario. Qui è nata la mia passione  verso le specie di uccelli che io conoscevo poco. (In questi primi riconoscimenti sono stato aiutato on line da un ornitologo dr. Salvatore Urso  che di volta in volta mi descriveva le specie e il nominativo degli uccelli che fotografavo). Piano piano mi sono affezionato ad osservare e fotografare gli uccelli, per cui ho iniziato l’attività di birdwatching, osservatore di uccelli, diventando  birdwatcher (o birder). Varie sono le specie d’uccelli, per cui è importante riconoscere di volta in volta i volatili che si fotografano. Le specie in Italia sono oltre 500, ciascuna con piumaggi, canti e abitudini differenti. Questo ci permette di fotografare le specie stanziali e nelle migrazioni  le specie più insolite. Durante le migrazioni gli uccelli si riproducono e cercano cibo, la migrazione avviene per lo più per allontanarsi in altri posti, onde evitare condizioni climatiche proibitive, in questo caso gli uccelli si trovano in quel determinato ambiente solo di passaggio. Da noi nel nostro territorio possiamo osservare gli uccelli in ambiente diverso per es.:

zone umide – ricche di biodiversità (Pantano Saline Joniche) permette generalmente osservazioni in particolare di ciconiformi, anseriformi, falconiformi e, talvolta, fenicotteriformi, gruiformi, podice pediformi, pelecaniformi e caradriformi, l’osservazione in questi ambienti è specialmente fruttuosa durante i mesi invernali e durante i passi.

litorali marini – si osservano soprattutto numerosi caradriformi e, talvolta, procellariformi, oltre a qualche rapace, durante i passi sono ambienti ove si possono osservare specie rare che si riposano dopo aver attraversato il mare (e spesso mezzo mondo!) durante la migrazione

boschi e montagna– si osservano soprattutto passeriformi, piciformi, rapaci diurni e, talvolta, notturni (strigiformi)

collina e campagna – oltre a passeriformi, è possibile vedere apodiformi, rapaci e coraciformi.

Dunque ecco l’idea di trasmettere attraverso questo sito un serie di fotografie, per far conoscere le specie più importanti che  riesco a fotografare,  per far conoscere a tutti questo meraviglioso mondo a noi sconosciuto, descrivendo di volta in volta le specie fotografate nel loro ambiente, divulgando e facendo amare questi esseri a tutti i lettori che hanno voglia di studiarli e approfondire questa materia, nella speranza che la loro conoscenza aiuti  le nuove generazioni a conoscerli ed amarli.

Ed ecco la prima nota informativa importante:

Legge 157/1992 – Articolo 1

“La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata

nell’interesse della comunità  nazionale e internazionale”.

Gli uccelli selvatici sono un patrimonio prezioso e indisponibile dell’umanità. Sono di tutti ma nessuno ne può disporre a piacimento;  anzi, è necessario impegnarsi concretamente, attraverso leggi, programmi, azioni, affinché essi siano amati,  tutelati e conservati nella maniera più adeguata. È questo il principio generale cui la comunità internazionale è finalmente giunta, dopo una lunga storia in cui, per gli animali selvatici e la natura in genere, una protezione non c’è stata o non è stata sufficiente.

Dunque iniziamo questo nuovo impegno divulgativo che passa attraverso questo sito:

litorali marini – si osservano soprattutto numerosi caradriformi e, talvolta, procellariformi, oltre a qualche rapace, durante i passi sono ambienti ove si possono osservare specie rare che si riposano dopo aver attraversato il mare (e spesso mezzo mondo!) durante la migrazione.

Ordine: Ciconiiformes
Famiglia: Ciconiidae

Nome Scientifico: Ciconia Nigra

Da www.uccelli da proteggere.it

La Cicogna nera è un uccello dalle dimensioni notevoli: solo leggermente più piccola della “cugina” Cicogna bianca, può raggiungere i 3 kg di peso, per una lunghezza di poco inferiore al m e un’apertura alare in grado di raggiungere anche i 200 cm. Risaltano le lunghissime zampe rosse, e rosso anche è il becco, e il contorno degli occhi. Nero è invece il piumaggio, contrastato da sfumature più chiare sul ventre, dove spiccano alcune piume biancastre.

Rarissima in tutta Europa, la Cicogna nera è ancor più rara in Italia, dove nidifica stabilmente solo da poco più di 15 anni. Pochissime, peraltro, le coppie censite, principalmente concentrate in Piemonte, mentre più di recente sono state accertate nidificazioni anche più a sud, tra Lazio, Basilicata e Calabria.

Specie prevalentemente forestale, la Cicogna nera predilige boschi maturi e poco disturbati, con ampia presenza di corsi d’acqua, stagni, paludi, praterie umide. Una specie dalle esigenze ecologiche particolarmente complesse, dunque, che necessità di grandi alberi – e occasionalmente pareti rocciose – per nidificare, e allo stesso tempo di vasti ambienti umidi in cui procacciarsi il cibo, costituito prevalentemente da pesci, anfibi e rettili.

A parte il modestissimo contingente italiano, la specie è presente – con una distribuzione comunque limitata – nell’Europa occidentale, e segnatamente nelle porzioni centrali e orientali della regione iberica, che ospitano le popolazioni più importanti. In Europa centro-orientale la Cicogna nera si comporta come migratore, mentre le popolazioni spagnole denotano un comportamento più sedentario. L’Italia, che per molti individui rappresenta solo un luogo di passaggio per raggiungere i quartieri di svernamento, vede negli ultimi anni una presenza sempre più consistente di individui svernanti.

Ho fotografato il 28.8.2016 presso il porto di Saline Ioniche questo esemplare che il Dr. Salvatore Urso mi ha indicato come Ciconia Nigra.

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Airone cinerino – Ardea cinerea L.
Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

da Agraria.com

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Ciconiformi
Famiglia: Ardeidi
Genere: Ardea
Specie: A. cinerea L.

L’Airone cinerino ha un areale riproduttivo che si estende dal circolo polare artico fino al sud della Spagna, alla Sicilia e alla Grecia e dall’Irlanda alla Russia; l’areale di svernamento si estende invece dall’Europa centrale all’Africa centro-settentrionale. Tra l’inizio del secolo e gli anni ‘60-‘70 ha subito un drastico declino; da allora la popolazione è aumentata e l’areale è in espansione anche in Italia.

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Caratteri distintivi

Lunghezza totale: 90-100 cm
Apertura alare: 175-195 cm
Peso: 1,1-2,0 kg

 

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Presenta un corpo slanciato, un po’ più piccolo della cicogna bianca. Il piumaggio superiore è grigio con collo biancastro striato di nero, inferiormente biancastro con striature nerastre; nei giovani esemplari il colore è più uniforme e grigiastro.

 

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Il becco è lungo, diritto e appuntito, di colore giallo mentre è aranciato nel periodo della riproduzione; bruno nei giovani.

 

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La testa allungata, superiormente bianca e nera negli adulti, e grigia nei giovani, con collo lungo.
Occhi con iride aranciata (gialla nei giovani) e area periorbitale bruno-giallastra o gialla (verdastra nei giovani).
Le ali sono nere, lunghe e larghe; la coda è grigia, corta e quadrata.
Le zampe sono molto lunghe, con tarsi giallo-rossastri (grigi-verdi-brunastri nei giovani).
Non presenta un evidente dimorfismo sessuale.
I pulcini presentano un lungo piumino argentato, formante un ciuffo che ricopre la testa.

Biologia

Nel volo le ali vengono battute lentamente, mentre la testa è rientrata tra le spalle ed il collo è piegato a Z. In volo emettono regolarmente un rauco e potente “khraaik”; nel nido la voce è generalmente gracchiante.
Vive di preferenza nei pressi di fiumi, laghi e stagni. Specie abbastanza comune, nell’epoca di nidificazione vive in colonie. Il nido è un’enorme costruzione, formata con rametti sulle cime degli alberi. La covata è formata da 4-5 uova blu-verdastre. L’incubazione dura 25-26 giorni e normalmente si ha una cova all’anno. La prole è nidicola e abbandona il nido a circa 4 settimane e s’invola a 42-55 giorni.
Si nutre soprattutto di pesci (anche anfibi, micromammiferi, rettili, insetti, molluschi) catturati stando in una posizione d’attesa particolare.
Specie migratrice parziale.
La vita massima registrata in libertà è di 25 anni.

 

AIRONE ROSSO

NOME SCIENTIFICO: Ardea purpurea

Ordine: Ciconiiformes 

Famiglia: Ardeidae

(da Uccelli da proteggere.it)

La porzione meridionale della regione paleartica coincide con buona parte dell’areale di presenza di questa specie, che abita anche l’Africa orientale e meridionale. Altre sottospecie abitano Capo Verde, il Madagascar e il sud-est asiatico, con una popolazione ampiamente distribuita eppure sempre più rara e minacciata sia all’interno che al di là dei confini del vecchio continente.

Rispetto ad altre specie della stessa famiglia, l’Airone rosso si distingue anzitutto per il piumaggio. Importante ed elegante è il ciuffo di piume che scende dal becco fino al collo, con una varietà cromatica notevole che va dal bruno al rossiccio, con la parte centrale nerastra, come il capo e la parte superiore del becco. Bruno-nere appaiono invece le parti inferiori, mentre altre importanti penne dorate emergono dal dorso.

Più piccolo dell’Airone bianco maggiore, l’Airone rosso non supera di solito i 90 cm in lunghezza, per un’apertura alare comunque in grado di raggiungere il metro e mezzo. Pesci e anfibi costituiscono la parte principale della sua dieta: quale tecnica di caccia, la specie sfrutta solitamente lunghi appostamenti, sulla vegetazione prospiciente gli specchi d’acqua dove, peraltro, nel canneto più fitto, porta a termine il proprio ciclo riproduttivo. Una volta individuata la preda, la cattura abilmente immergendo nell’acqua il collo e infilzandola, all’occorrenza, tramite il becco sottile e aguzzo.

In Europa, la distribuzione dell’Airone rosso è prevalentemente concentrata nelle regioni centrali e meridionali. A livello nazionale, la specie nidifica regolarmente in Pianura Padana, dalle Valli di Comacchio alla Laguna di Venezia, dal Mantovano alle principali aree risicole della pianura lombardo-piemontese. In prevalenza è nidificante e migratore, mentre l’Italia viene scelta solo occasionalmente quale quartiere di svernamento.

Di rosso, in realtà, questa specie non ha che una evidente striatura tra capo e collo. Anche parte delle copritrici presentano la tipica sfumatura rossastra, che ha dato il nome alla specie. È però nell’eleganza dell’aspetto, nella lunga barba in parte bluastra, argentata e, appunto, rossa, che questa specie dà, come si suol dire, il meglio di sé. A differenza di altre specie di aironi, ha sofferto non solo per secoli di abbattimenti, finalizzati ad accaparrarsi le preziose piume. È stata la siccità e la progressiva desertificazione dei quartieri di svernamento a falcidiare le popolazioni, anche in tempi recenti, mentre alle nostre latitudini le zone umide, se pure sempre più ristrette, offrono ancora condizioni idonee per il completamento del ciclo riproduttivo…Ph Daniele Dattola ringrazio il Dr. Urso per la collaborazione  in merito all’identificazione.

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MIGNATTAIO 

(da Uccelli da proteggere.it)

NOME SCIENTIFICO: Plegadis falcinellus

Ordine: Ciconiiformes

Famiglia: Threskiornithidae

Ad oggi, il Mignattaio è una specie rarissima, che in Italia è presente in modo molto localizzato e con popolazioni piuttosto ridotte. Solo nell’area del Delta del Po e delle Valli di Comacchio la specie nidifica con una certa regolarità, mentre altrove – Piemonte, Lombardia, Toscana, Sardegna e Sicilia – le nidificazioni appaiono più intermittenti e a nuove colonizzazioni corrispondono spesso estinzioni locali.

Tra le peculiarità di questa specie, risalta, anche all’occhio meno attento, il lungo becco incurvato verso il basso, talmente prominente da permettere a questa specie di procacciarsi facilmente il cibo, camminando sull’acqua bassa della palude dove vive e nidifica. Piccoli pesci, anfibi, ma anche invertebrati e insetti costituiscono la parte essenziale della dieta del Mignattaio, che in Italia giunge di solito a primavera, anche se non mancano occasionalmente – soprattutto in Sardegna – individui svernanti.

Oltre al becco, il Mignattaio si fa notare per il particolarissimo piumaggio, per lo più nerastro ma con ampie sfumature cromatiche sul dorso. Riflessi “metallici” che risaltano alla luce del sole e si confondono con i riflessi degli acquitrini, abituale terreno di caccia per la specie. Piuttosto ampio, nonostante la scarsa consistenza della popolazione comunitaria e anche italiana, è in ogni caso l’areale di presenza della sottospecie nominale, che va dall’Europa al Nord Africa, dall’Asia centrale al sud-est degli Stati Uniti.

Probabilmente, è la specie più facile da riconoscere anche per chi si avvicina per la prima volta alla disciplina del birdwatching. Lunghe zampe, piumaggio dai riflessi metallici e dalle molteplici sfumature cromatiche. Ma soprattutto il lungo, lunghissimo becco incurvato verso il basso. Quasi fosse appesantito dall’importante protuberanza, il Mignattaio cammina lentamente, nell’acqua bassa. All’improvviso avvista un insetto, un girino, un piccolo mollusco. E, proprio grazie alle dimensioni e alla particolare conformazione del becco, lo afferra quasi senza dover chinare il capo…

Stato di salute

Si calcola che la popolazione “comunitaria” di Mignattaio non superi attualmente le 560-660 coppie, pari a non più del 3-4% della popolazione europea complessiva e a meno del 5% di quella globale della specie. Rara e minacciata in tutta Europa, e con stato di conservazione sfavorevole anche a livello pan-europeo, la specie ha mostrato un largo declino tra il 1970 e il 1990, seguito però da confortante incremento nell’ultimo decennio del secolo scorso.

Considerato “in pericolo critico” dalla Lista Rossa Nazionale, il Mignattaio è presente come nidificante in Italia con una decina di coppie, una popolazione ridottissima e per di più soggetta a vistose fluttuazioni nel periodo più recente. Per il resto, gli individui osservati in Italia provengono sostanzialmente dall’est europeo, dall’Ungheria alla Russia, assegnando al nostro Paese un ruolo non secondario nelle rotte della migrazione.

Tornando al modestissimo contingente nidificante, i censimenti più recenti non aiutano a comprendere il reale trend della popolazione. Dalle 10-16 coppie censite nel 1999 si è poi passati alle 3-5 del 2000 e alle 11-15 del 2001. Il trend non è ben definito, con evidenti fluttuazioni dovute a nuove colonizzazioni seguite però, il più delle volte, da estinzioni locali.

Insomma, il Mignattaio è presente stabilmente solo in Emilia-Romagna, dove già nel 1970, tra il Delta del Po e le Valli di Comacchio, nidificavano una dozzina di coppie. Anche qui, nel corso degli anni Settanta, si è assistito a una progressiva rarefazione delle coppie nidificanti, con la specie  tornata stabilmente a occupare le aree umide costiere emiliano-romagnole (e in particolare le Pialasse ravennati) solo nel corso degli anni Novanta. Altrove, la situazione è se possibile ancora più confusa: il Mignattaio è riportato come regolarmente nidificante in Sardegna fino al 1992, con un massimo di 11-13 coppie nel 1993, ma il sito è stato in seguito abbandonato. Tra Puglia e Piemonte non si hanno notizie recenti di nidificazione, mentre Lombardia, Toscana e Sicilia – dove è stata osservata anche una ridottissima popolazione svernante – sembrano ospitare meno di cinque coppie. Il riconoscimento degli esemplari fotografati nella galleria di seguito è stato effettuato da Cinzia Lipera e confermato dall’ornitologo Dr. Salvatore Urso che ringrazio.

 

 

GABBIANI

Categoria tassonomica: Sottofamiglia

I gabbiani sono una sottofamiglia di uccelli di mare laridi dell’ordine dei Caradriiformi.

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Il genere principale di questa sottofamiglia è Larus. Pur essendo uccelli di mare, diverse colonie vivono su grandi laghi o si cibano nell’entroterra. Wikipedia

Guardate la Galleria Fotografica

 

Zone Umide  – ricche di biodiversità (Pantano Saline Joniche) permette generalmente osservazioni in particolare di ciconiformi, anseriformi, falconiformi e, talvolta, fenicotteriformi, gruiformi, podice pediformi,  pelecaniformi e caradriformi, l’osservazione in questi ambienti è specialmente fruttuosa durante i mesi invernali e durante i passi.

Fenicotteri:

Ordine: Phoenicopteriformes
Famiglia: Phenicopteridae

Nome Scientifico : Phoenicopterus roseus

notizie attinte dal sito http://www.liceoberchet.it/ricerche/geo5d_04/Galapagos/fenicottero.htm

Il Fenicottero appartiene ad una delle più antiche famiglie di uccelli del mondo, risalenti ad oltre 50 milioni di anni fa. I fenicotteri sono stati considerati parenti con aironi, cicogne ed anatre.

E’ presente nelle Galapagos con la sottospecie roseus. I fenicotteri nidificano esclusivamente in colonie piuttosto numerose: è stato scoperto infatti che gli individui iniziano le parate nuziali solo se in presenza di numerosi esemplari della stessa specie.
La scelta di nidificare o meno in una data area non è sempre facile da capire, ma spesso dipende da fattori climatici e ambientali (livello dell’acqua, disturbo, presenza di isole adatte, ecc.).

La dieta è a base di invertebrati acquatici: crostacei come l’Artemia salina, molluschi, anellidi, larve e crisalidi di insetti. Semi e foglie di piante acquatiche (Ruppia , Scirpus, Juncus, ecc.) vengono a volte ingeriti insieme a alghe, diatomee e perfino batteri. Occasionalmente si ciba di insetti adulti, granchi e di piccoli pesci.
I fenicotteri ricercano il cibo in gruppi anche numerosi, nelle prime e ultime ore del giorno e talvolta anche di notte, camminando nell’acqua poco profonda. Gran parte del cibo viene ottenuto filtrando l’acqua col becco, dalla forma molto specializzata. La lingua, grossa e carnosa, funziona come un pistone per aspirare l’acqua, che viene poi espulsa e filtrata da piccole lamelle poste lungo i margini del becco.

Il colore delle penne dei fenicotteri è dovuto alla presenza di particolari sostanze organiche: i carotenoidi. Queste sostanze non vengono prodotte dai fenicotteri, ma sono presenti nelle alghe e nei piccoli crostacei (Artemia salina ed altri) di cui si cibano.
In cattività, se l’alimentazione non comprende alghe e crostacei, i fenicotteri perdono gradualmente il colore e diventano bianchi. I pigmenti inoltre non sono stabili nel tempo e le penne cadute durante la muta perdono rapidamente il loro tipico colore roseo.

I fenicotteri sono certo più famosi per il bellissimo piumaggio che per la loro voce. In volo gli uccelli emettono spesso un verso che ricorda quello delle oche, basso e nasale. Altre vocalizzazioni sono un sommesso borbottio emesso durante l’alimentazione o una sorta di grugnito con funzione di minaccia. Anche se la loro voce non è bellissima, i fenicotteri si riscattano però con il bellissimo volo: il decollo avviene dopo una breve corsa sul pelo dell’acqua.

Salvatore Urso ci ha informati che questa specie durante il primo anno presentano un piumaggio brunastro.

foto scattate il l 25.9.16 nell’Oasi naturale del Pantano di Saline Joniche

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Guardate la Galleria Fotografica

GARZETTA

Ordine: Ciconiiformes  Famiglia: Ardeidae    da uccellidaproteggere.it

La Garzetta, nella sottospecie nominale, nidifica nelle porzioni meridionali del continente europeo e asiatico, nell’Africa nord-occidentale – comprese le Isole di Capo Verde – centrale e orientale, fino al lontano Sud Africa. Altri continenti ospitano sottospecie particolari di questo airone, e precisamente l’area delle Filippine – dove nidifica la nigripes  – e l’Oceania, patria della Garzetta immaculata . Infine Madagascar e altre piccole isole, dove vive la dimorpha.

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Particolarmente elegante nel suo candido piumaggio, la Garzetta si apposta sui cespugli o su altra vegetazione acquatica per lanciarsi sulle prede abilmente individuate nell’acqua bassa, ossia pesci, anfibi e invertebrati acquatici. Planando sullo stagno la Garzetta mette in mostra la notevole apertura alare – che può raggiungere anche il metro in larghezza – mentre il becco aguzzo rappresenta un’arma formidabile non solo per catturare le prede ma anche per trafiggerle e “finirle”, prima di ingoiarle.

Il nido viene costruito in colonie poste in prossimità dell’acqua, generalmente su arbusti o anche grandi alberi. Le uova vengono deposte in aprile, e covate da entrambi i sessi per circa tre settimane. In Italia la specie è nidificante migratrice, nonché parzialmente svernante, con alcune migliaia di individui che scelgono la nostra Penisola per trascorrere il lungo inverno, specialmente durante le stagioni meno rigide.

Per il resto, le popolazioni nidificanti principali sono concentrate nel Nord Italia, dal Delta del Po alla Laguna veneta, fino all’alto corso del “Grande Fiume” – e relativi affluenti – tra bassa pianura piemontese e lombarda. La zona risicola tra Lombardia e Piemonte, in particolare, ospita ben il 40% del totale della popolazione nidificante, mentre nel resto d’Italia la Garzetta è meno diffusa, con presenze sparse al centro-sud e in Sardegna.

Bianca come la neve, la Garzetta atterra sull’acqua bassa della palude mettendo in mostra le lunghe penne del volo, anch’esse bianche, che fanno raggiungere a questo airone un’apertura alare anche pari al metro. Lungo e sinuoso è il collo, su cui campeggia il becco aguzzo e appuntito non di rado utilizzato per trafiggere le prede, prima di ingoiarle. Curioso lo stratagemma, talvolta utilizzato, di catturare pesci, anfibi e altri invertebrati acquatici planando lentamente sull’acqua e individuando più accuratamente, grazie all’eliminazione del “riflesso”, la potenziale preda che invano tenta di nascondersi tra la vegetazione affiorante…

Guardate la galleria fotografica per il riconoscimento mi sono avvalso della collaborazione dell’ornitologo S. Urso.

 

CAVALIERE   D’ITALIA:

Da Internet sito  Agraria.org

NOME SCIENTIFICO: Himantopus himantopus

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Caradriformi – Gruiformes
Famiglia: Recurvirostridi
Genere: Himantopus
Specie: H. himantopus L.

Il Cavaliere d’Italia (in inglese: black-winged stilt) è un uccello limicolo, inconfondibile per l’abito bianco e nero e per le lunghissime zampe rosse; frequenta di solito le acque libere poco profonde di lagune, saline, paludi e laghetti artificiali; si tratta di un migratore che sverna nei paesi africani e in primavera torna a nidificare in molte zone umide d’Italia dove trova isolotti idonei alla costruzione dei nidi.

Caratteri distintivi

Lunghezza 34 – 38 cm
Apertura alare 67 – 83 cm
Peso medio 160 – 200 grammi

Ha il becco nero, sottile e rettilineo, e zampe rosse, simili a trampoli, molto lunghe.
Piumaggio nero e bianco, pressochè uguale nel maschio e nella femmina. Il nero degli adulti è sostituito nei giovani da una colorazione bruna. Piumino dorsalmente color sabbiacon piccole macchie scure e ventralmente bianco.
Cammina eretto sulle zampe che in volo sporgono oltre la coda per una lunghezza simile a quella del corpo.

Biologia

Voce: un acuto e ripetuto “cuip”.
Nidifica in colonie negli ambienti acquitrinosi e sul bordo di laghi salmastri interni.
Nel nido, costruito a terra con ramoscelli e argilla, vengono deposte 3-4 uova giallo verde macchiate di bruno scuro.
L’incubazione, che dura 25-26 giorni, e l’allevamento (circa un mese) della prole vengono effettuati da ambedue i genitori.
Alimentazione: principalmente insetti, ma anche piccoli molluschi e vermi.
Migrazione in aprile-maggio e luglio-settembre.

FOLAGHE:

Ordine: Gruiformes   
Famiglia: Rallidae

Da uccellidaproteggere.it

La Folaga è un uccello acquatico di colore nero: si distingue per una tipica macchia bianca sulla fronte (scudo) che riprende il colore chiaro del becco. Gli occhi sono rossi e le zampe grigio-verdi terminano con lunghe dita lobate, frutto del processo di adattamento agli ambienti acquatici.  Raggiunge una lunghezza di circa 38 cm. Maschio e femmina sono piuttosto simili: mentre i maschi sono riconoscibili dalla macchia un po’ più grande e raggiungono fino ai 600 grammi di peso, le femmine arrivano a pesare anche 800 grammi.

Le folaghe sono ottime nuotatrici e la specie, a livello globale, è molto diffusa. Vive infatti in Europa centrale e orientale, ma anche dall’Africa settentrionale fino alla Siberia e all’Australia. Sono soprattutto stanziali; solo quelle delle regioni più fredde migrano, in inverno, verso il sud. In Italia, la specie è molto numerosa nei periodi di “doppio passaggio” degli individui in migrazione.

Il suo habitat ideale è rappresentato da stagni calmi, terreni umidi e acque che scorrono lentamente, con molte piante acquatiche e canne palustri.

 

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In questi ambienti gli individui possono trovare abbondanza di risorse alimentari, con particolare riguardo a piante e molluschi. In ogni caso la specie è onnivora, e la raccolta del cibo avviene in base alla disponibilità stagionale. Per esempio d’estate le folaghe si cibano tipicamente di canne, alghe, erbe, piante acquatiche e residui organici oltre a piccoli pesci, rane, molluschi, insetti e larve di insetti; d’inverno non disdegnano anche resti di pane e rifiuti.

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Sempre nei canneti la specie costruisce il nido, dove depone da 3 a 12 uova, covate per circa 21 giorni. Per il loro carattere vivace le folaghe si scontrano rumorosamente, battibeccando spesso tra loro. I combattimenti non sono una prerogativa del maschio e capita spesso di vedere anche femmine che si affrontano; in ogni caso, le lotte avvengono di regola tra individui dello stesso sesso. In alcune circostanze le folaghe possono anche unirsi contro i predatori, come il Falco di palude e la Volpe: se minacciate, infatti, si spostano rumorosamente tutte assieme, tra mille schizzi d’acqua. Le folaghe, che sulla terraferma appaiono goffe, in realtà mostrano le loro qualità negli ambienti acquatici, dove si trasformano in abili nuotatrici e tuffatrici. La loro indole timida e accorta muta completamente quando si sentono minacciate: le folaghe si riuniscono tutte assieme ponendosi l’una accanto all’altra battendo le zampe sull’acqua, pronte per schizzare il “nemico”. Si possono avvistare i loro nidi bizzarri nel folto della vegetazione acquatica: si tratta di una voluminosa costruzione tonda e galleggiante che fissano alle piante affinché non sia trascinata via dalla corrente…

Guardate la galleria fotografica

 

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