Il Sito di Daniele Dattola

Melito Gianfranco Calabrò racconta: “l’Operazione di via Rasella”

Melito di Porto Salvo Martedi 25 aprile 2017, alle ore 18.00, presso la Sede del Circolo Meli, Gianfranco Calabrò, Socio del Circolo, ha raccontato  il libro. “Operazione via Rasella Verità e menzogna: i protagonisti raccontano” un libro scritto da Rosario Bentivegna in collaborazione con Cesare De Simone.

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Gianfranco ama questi temi storici, quindi, in un ambiente gremito di persone,

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ha relazionato magistralmente e con grande professionalità sugli eventi storici di Rasella, che qui ripercorro attraverso la Sua relazione:

“Sono trascorsi tanti anni (72) da una storica data, quella che segnò non solo la fine dell’occupazione nazifascista in Italia, ma anche un percorso che portò al referendum del 1946, alla nascita della Repubblica parlamentare e alla Costituzione.

Non bastano le migliaia di libri scritti per potere narrare tutti gli episodi successi durante la seconda guerra mondiale e altrettanto libri non sono sufficienti a raccontare gli episodi accaduti durante un’altra guerra: quella della Liberazione. Una guerra fratricida: italiani contro italiani.

Riassumo alcune importanti date storiche della seconda guerra mondiale.

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Il 10 luglio 1943 avviene lo sbarco alleato in Sicilia. L’8 settembre 1943, a Cassibile, gli Alleati e il Maresciallo Pietro Badoglio per il governo italiano firmano l’armistizio. Il 22 gennaio 1944 gli Anglo-Americani sbarcano sulla spiaggia  laziale di Anzio e Nettuno, superando la trincea di Kesserling, arroccata sulla linea Gustav, davanti a Cassino, dando l’opportunità di aprire il varco alla V armata statunitense e all’VIII armata britannica per conquistare Roma, la capitale di Mussolini, e poi risalire verso il nord dell’Italia.

In questo contesto si deve inquadrare la Resistenza che fu un movimento di massa in lotta per la libertà, che si organizzò, si affratellò, agì in un primo momento nell’illegalità e in seguito fu legittimato con la guerra di Liberazione dal nemico tedesco.

Dopo lo sbarco degli alleati, i partigiani del Comitato di Liberazione Nazionale, liberando Milano, posero fine all’occupazione nazista e restituirono al popolo italiano la Libertà che il fascismo aveva oscurato per venti anni.

Il 13 ottobre 1943 avvenne l’eccidio nei forni dei lager nazisti di 1259 ebrei romani, italiani, in gran parte vecchi, donne e bambini rastrellati da Kappler a Roma, più precisamente al Portico di Ottavia. Ricordate il film “Roma città aperta”? Si vede una scena che rispecchia un fatto realmente accaduto, la popolana Francesca Gullace, impersonata da Anna Magnani, viene uccisa durante un rastrellamento effettuato dai tedeschi.

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Le vittime civili di rappresaglie nazi-fasciste durante la Resistenza furono oltre 10.000.

Anche se la Resistenza ebbe origine a Milano, importante fu il ruolo della Resistenza partigiana romana e laziale che con i suoi sabotaggi, gli attacchi, gli attentati, alleggeriva la pressione tedesca sugli alleati, rendendo instabile il territorio alla permanenza dei comandi e degli apparati logistici di Kesserling

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fornendo precise informazioni sulla forza e sulla dislocazione delle forze germaniche, sui loro spostamenti logistico-strategici.

Per questi motivi, le operazioni militari della Resistenza partigiana intensificarono fattività politico-organizzativa e di guerriglia, uscendo allo scoperto e dalla clandestinità.

Al processo celebrato alla fine della guerra, lo stesso Kesserling testimoniò: “Roma era diventata una città esplosiva, un grave problema per la sicurezza nelle retrovie del fronte”.

Intanto i civili romani vivevano nell’incubo della feroce occupazione nazista: continui rastrellamenti, deportazioni nei campi di sterminio, repressioni, minacce, torture che avvenivano nel carcere di via Tasso, fucilazioni a Forte Bravetta, coprifuoco dalle ore 17,00.

Alla Resistenza presero parte gruppi organizzati e spontanei, di diverse estrazioni politiche, uniti nel comune intento di opporsi agli occupanti nazisti e al governo della Repubblica Sociale Italiana (RSI).

Fatta questa premessa, l’argomento potrà essere approfondito leggendo un buon testo che riporta brani scritti da vari autori: “La Resistenza italiana”; sottotitolo: “dall’opposizione al fascismo, alla lotta popolare”, edito nel 1975 da Mondadori.

 C’è un altro libro, scritto da Rosario Bentivegna con la collaborazione di Cesare De Simone, “Operazione Via Rasella”, pubblicato nel 1996 da Editori Riuniti, che ci racconta dettagliatamente una fetta di storia della Resistenza romana.

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Tra i tanti episodi della Resistenza romana mi piace ricordare uno in particolare, per un motivo preciso: sono stato 18 anni a Roma, ho visitato e conosco tutti i luoghi che citerò in avanti.

E’ nel contesto della Resistenza, descritto in precedenza, che va inserita l’idea e l’attuazione di una iniziativa militare clamorosa contro le truppe tedesche. Ne decise la necessità Giorgio Amendola del Comitato di Liberazione Nazionale. Ideò il piano il Gappista Mario Fiorentini, nome di battaglia Giovanni. La regia fu affidata a Carlo Salinari {Spartaco).

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Nei primi giorni di marzo, il partigiano Giovanni, Mario Fiorentini, aveva incrociato una colonna tedesca che marciava in assetto di guerra. La incontrò anche nei giorni successivi, sempre alla stessa ora, intorno alle due pomeridiane, sempre lo stesso percorso. Il reparto proveniva da via del Babbuino e piazza di Spagna, passava da via Due Macelli, attraversava via del Tritone e da via del Traforo imboccava via Rasella, svoltava a destra su via Quattro Fontane per raggiungere il Viminale.

Si trattava dell’11 compagnia del III battaglione delle SS Polizei Regiment Bozen, aggregato alle SS del colonnello Herbert Kappler FOTO. Questo Reparto era formato da 156 soldati altoatesini che dopo il patto del 1938 tra Hitler e Mussolini chiesero la nazionalità tedesca.

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Da questi avvistamenti nasce l’idea di tendere un agguato alla colonna germanica. Un commando partigiano, che era formato da 17 membri del Gruppo di Azione Patriottica (GAP) “garibaldini romanf\ fu incaricato, da Giorgio Amendola, appartenente al Comitato di Liberazione Nazionale, di attuare l’operazione.

Venne scelto il luogo dove fare l’attentato: Via Rasella; una strada stretta e in salita, che permetteva di imbottigliare il reparto tedesco senza via di scampo. Via Rasella collegava Via del Traforo in basso e via Quattro Fontane in fondo alla salita.

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Anche la data era emblematica per l’avvenimento: il 23 marzo ricorreva il 25° anniversario della nascita dei primi fasci di combattimento. In tutte le grandi città italiane erano previste fastose cerimonie per i festeggiamenti. A Roma il Comando nazista vietò lo svolgimento di ogni cerimonia.

Il protagonista dell’azione fu lo studente in medicina Rosario Bentivegna, autore del libro, (nome di battaglia: partigiano Paolo) che, travestito da spazzino, il 23 marzo 1944, in Via Rasella, a Roma, doveva accendere la miccia facendo esplodere una carica di 18 Kg di tritolo, che era collocato in un carrettino della nettezza urbana, proprio durante il passaggio della colonna militare tedesca.

Ci fu una prima fase di progettazione:

Spartaco, Cola, E lena, Giovanni e Paolo misero a punto il piano dell’attacco che fu accettato da Amendola e dal CLN;

Raoul trovò il carrettino della spazzatura;

Guglielmo procurò la divisa da spazzino;

Elena procurò il tritolo prelevandolo dal Centro Militare Clandestino CML; Duilio, Cesare, Caterina, Elena e Paolo furono gli artificieri che prepararono l’ordigno esplosivo.

Premesso che i gappisti erano tutti in possesso di armi, la seconda fase, l’azione vera e propria fu programmata e si svolse così:

Paolo doveva attendere col carrettino in via Rasella davanti a palazzo Tittoni, al numero civico 156;

l’avvistamento della colonna tedesca fu affidato a Rosa ed Ernesto che, in caso di pericolo, avevano anche l’incarico di coprire le spalle a Paolo e agli altri partecipanti; Silvio avrebbe dovuto avvistare per primo i tedeschi tra Via Condotti e Piazza di Spagna e avrebbe dovuto avvertire Francesco che stava all’angolo di via del Tritone; Cola aspettava all’angolo di via Rasella per avvisare Paolo che avrebbe acceso la miccia dell’ordigno che doveva scoppiare dopo 50 secondi per dare la possibilità a Paolo di allontanarsi.

Dopo alcuni falsi allarmi, alle 15,45, si avvicinò Guglielmo, “stai pronto, arrivano”. Paolo accese la pipa;

Cola comparve all’angolo in fondo alla strada per dare il segnale convenuto e si tolse il berretto;

Paolo alzò il coperchio del carretto che conteneva il tritolo, avvicinò la pipa, accese la miccia, riabbassò il coperchio e sopra poggiò il cappello, era il segnale che avvisava i compagni che la miccia era accesa e dopo 50 secondi ci sarebbe stata l’esplosione; Elena aspettava all’angolo di via Quattro Fontane. FOTO STRAGE

Subito dopo gli effetti dell’esplosione del carrettino, altri 4 gappisti Raoul, Silvio Francesco e Pasquale, provenienti da via del Traforo, dall’angolo di via Boccaccio, lanciarono cinque bombe da mortaio Brixia.

Un’azione militare in piena regola.

Con questo atto di guerriglia furono uccisi 28 soldati tedeschi e altri 5 perirono in ospedale nelle ore successive; il bilancio delle vittime fu in tutto di 33 morti e un centinaio di feriti. I nazisti morti erano i rappresentanti di coloro che rastrellavano i cittadini inermi, gli assassini di Teresa Gullace e Giorgio Labò.

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La reazione fu immediata da parte delle SS superstiti allo scoppio e delle unità fasciste di supporto che sparando alla cieca verso le finestre dei palazzi adiacenti uccisero due civili (uno era un ragazzo di 13 anni) e fecero un centinaio di feriti.

La sera stessa Adolf Hitler fu informato dell’attentato, andò su tutte le furie e ordinò che fossero uccisi da 30 a 50 italiani per ogni tedesco morto nell’attentato. Kesserling, per motivi logistico-strategici, si trovava di stanza poco a nord di Roma, temendo altre rappresaglie chiese ed ottenne dal furher di abbassare a 10 il numero dei condannati.

La risposta tedesca all’attentato non si fece attendere. Il giorno dopo, 24 marzo, con l’appoggio delle autorità fasciste e del questore collaborazionista Pietro Caruso FOTO, un napoletano di 44 anni, iniziarono altri rastrellamenti e furono fatti prigionieri altri italiani.

I prigionieri furono portati in Via Tasso dove già esisteva un palazzo adibito a carcere, oggi è un museo, comandato dal torturatore della Gestapo Herbert Kappler. La sera stessa dell’attentato Kappler, con la collaborazione di Priebke e del questore Pietro Caruso, stila una lista di ostaggi italiani, prigionieri in Via Tasso. Compilando la lista della morte si compie una selezione accurata e precisa; vengono inseriti tutti i condannati a morte, i comunisti, i partigiani, gli Ufficiali e i carabinieri che si trovavano già nelle celle. Altri prigionieri furono presi dal carcere di Regina Coeli e dalle celle di sicurezza del loro tribunale militare di guerra in Via Lucullo.

Nel pomeriggio tutti i prigionieri furono trasferiti in una cava alla periferia di Roma e, qui, alla cava delle Fosse Ardeatine, furono fucilate 335 persone.

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L’esecuzione avvenne in gran segreto per paura di rivolte popolari e altri attentati. Finita la fucilazione, i corpi ammucchiati, i genieri tedeschi fecero saltare la volta delle gallerie di tufo della cava che sorgeva sulla Via Ardeatina.

Questi sono i fatti narrati nel libro da Rosario Bentivegna, accaduti il 23 e il 24 marzo 1944 a Roma.

Un altro libro da leggere, molto interessante e dettagliato è “Morte a Roma” sottotitolo “il massacro delle Fosse Ardeatine” scritto da Robert Katz pubblicato da Editori Riuniti nel 1996.

Infine, segnalo, a chi vuole approfondire sull’argomento, il volume: “Via Tasso – Carcere nazista”, edito dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato nel 1994, il cui autore è Arrigo Paladini. Interessante è la descrizione della cronologia dei principali avvenimenti successi dall’8 settembre 1943 fino all’8 giugno del 1944.

Finita il conflitto mondiale, furono celebrati i processi per crimini di guerra. Molti sono stati condannati a morte. Possiamo ora vedere la fucilazione del questore Pietro Caruso che abbiamo tagliato per la brutalità delle immagini.

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La storia è la grande memoria dell’umanità. La storia ricostruisce e offre all’uomo i suoi ricordi e la sua intelligenza, la sua riflessione e la sua civiltà. Chi non conosce la storia è condannato a riviverla.

Oggi, il nostro impegno deve essere quello di difendere e dare concretezza agli ideali e ai valori della Resistenza contenuti nella Costituzione repubblicana: democrazia, libertà, giustizia sociale, lavoro, uguaglianza, rispetto della persona, rifiuto della guerra, pace e collaborazione tra i popoli, diritti civili e individuali.

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Ringrazio tutti per l’attenzione.

Gianfranco Calabrò”

Tutti attenti alla illustrazione e all’interessante racconto storico di una delle più belle pagine di storia, la Liberazione dell’Italia dal regime tedesco, complimenti a Gianfranco Calabrò e alla serata perfettamente organizzata con una bella pagina di storia.

Di seguito Galleria fotografica e filmato

Melito di Porto Salvo, li 25 aprile 2017

daniele dattola

 

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