Il Sito di Daniele Dattola

Bova (Vuà) viaggio all’interno della capitale dei Greci di Calabria

Bova (Vuà)

Visito questo splendido borgo, capitale della Bovesia e dell’Area Calabro-greca, uno dei paesi interni più belli e importanti della costa Ionica-meridionale, Bova (Vùa).

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L’antico Borgo di Bova è stato dichiarato tra i più bei Borghi d’Italia. Bova ha conseguito il  premio dell’“American Frendly Italy”  insieme ad altri 99 paesi aderenti al club dei “Borghi più Belli d’Italia”. Questo ulteriore riconoscimento, creato dall’omonima Associazione di Italiani in America,  è stato ricevuto il 6 novembre scorso  durante una cerimonia  svoltasi presso la Camera dei Deputati a Roma.

Iniziamo il viaggio partendo da Bova Marina, una volta addentratoci nel paese di Bova Marina, dopo circa 500 mt. ci sono i cartelli che indicano il percorso verso Bova. Lasciando alle spalle, l’incantevole mare Jonio carico di azzurro,

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Dopo i primi tornanti

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raggiungo dei posti dalla vista incantevole, un rudere di chiesa, un agriturismo un centro Brica, ed ad un certo punto su un picco il più alto che c’è, ecco il paese, che si staglia rispetto alle sue vallate, ad un’altezza di 915 mt. dal livello del mare.

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                                                                                             (Bova vista da nord)

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                                                                                    (Il borgo visto dall’alto)

Varie sono le teorie sulle origini di Bova; una cosa è certa Bova ha origini antichissime, si sa che il mare Jonio su cui si affaccia Bova, fa parte del Mediterraneo (mare in mezzo alla terra). Gli antichi popoli del mare, costituiti da razze diverse, provenienti da diversi continenti lo attraversarono, favorendo la nascita di antichi nuclei: Gli Opici, Ausoni, I Pelagi, Gli Iberi, I Magnogreci, I Romani e cosi via. E’ inutile elencarli tutti, io qui mi rifaccio alla storia scritta da un eminente cittadino di Bova,  Domenico Bertone Misiano, nato nel 1865, laureato in giurisprudenza, figlio di un farmacista,  che nella sua opera “I popoli preistorici dell’Italia” scrisse che, molta influenza esercitò l’Egitto, già presente nel 3000 a.C. nel Mediterraneo. A causa dell’invasione dell’Egitto da parte di una tribù di Hycsos, due grandi tribù di Butani del Basso Delta e Bink del Sudan emigrarono sulla costa jonica in un posto che fu chiamato vuà (Bova), i Butani adoravano una grande divinità Vutò, che aveva la forma di toro e parlavano una lingua simile al greco arcaico. Mentre in altri posti della Calabria, si insediarono in questo stesso periodo altri popoli, che furono detti Opici, in quanto il primo luogo che abitarono era detto Opicia (Butani e Bink ; Reseniti; Acri; Vudinoi; Driopi; Choni), e così via. Sembra che questi popoli di Butani e Bink si stanziarono in un piccolo centro vicino S. Pasquale detto Delia, e che una regina greca, poi si spostò all’interno, nell’attuale perimetro dove dopo sorse il castello di Bova. Questa è sicuramente una versione valida, in generale buona, ma è sempre meglio attenersi a quello che di vero emerge  dagli studi e ricerche, studi fatti su materiale incontestabile. Metto in evidenza uno studio che è nato con un progetto archeologico chiamato Bova Marina (BMAP) che ha avuto il compito di studiare il territorio di Bova Marina e Bova dalla preistoria fino ai giorni nostri.

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Questo lavoro meticoloso è stato messo in risalto e fatto dal  Prof. JOHN ROBB dell’Università di Cambridige (Regno Unito).

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e da altri illustri professori universitari internazionali che hanno lavorato in squadra insieme a Lui, vediamoli in una foto d’insieme durante un Convegno a Bova Marina “sulle origini del territorio Bovese” a suo tempo promosso, in collaborazione della Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria, organizzato con Rossella Agostino della Soprintendenza della Calabria e dal Sindaco di Bova Dr. Squillaci.

Immagine255_800x600_thumb                         (Nella f. il Presidente dell’Apodiafazzi Dr. Carmelo G. Nucera e la squadra di ricercatori)

I relatori del Convegno sono stati:

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LIN FOXHALL                                  Prof. di Archeologia greca – Università  di Leicester (Regno Unito)

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DAVID YOON                                   Prof. di storia medievale – romana Società  Americana di Numismatica (USA)

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MEREDITH CHESSON                 Prof. di Preistoria – Università  di Notre Dame, Indiana (USA),

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PAULA LAZRUS                             Prof. di Uso del Territorio nei Tempi Storici – Università di St. John’s (USA)

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KOSTALENA MICHELAKI,            Prof. di Tecnologia della Ceramica – Arizona State University (USA),

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NICHOLAS (TICO) WOLFF          Prof. di Preistoria c/o Università  di Boston (USA).

Il Prof. Robb ha studiato tutto il territorio bovese dalla antiche radici preistoria fino ad oggi, mettendo in luce centinaia di siti, circa mille. I siti  con le scoperte più importanti sono quelli di Umbro, Penitenzeria, Bova Marina (S. Pasquale), S.Aniceto, Bova, San Salvatore.

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Bova era posto in un’area che stava nel mezzo a due potenze dell’epoca che erano Locri e Reggio.

In questa occasione il Convegno è stato moderato e coordinato dal Dr. Tito Squillaci che si è occupato per molto tempo della Storia di Bova Marina in quanto delegato alla Cultura e lingue minoritarie.

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Il progetto archeologico Bova Marina BMAP ha svolto queste attività:

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In tale contesto sono stati utilizzati gli strumentari degli archeologi e cioè:

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sono state scavate e studiate vaarie località

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Sulla costa Jonica ormai è arcinoto che è stato rintracciato materiale archeologico che va dal paleolitico arcaico (un milione di anni fa) all’età del ferro (VIII°-VII° sec- a.C.), ma quello più notevole è il materiale neolitico, che ha messo in risalto il Prof. Robb, il quale ha  messo in luce  ritrovamenti preellenici molto precedenti al periodo della Magna Grecia, capanne ricoperte di rami e con intonaco il fango, cuspidi di frecce di ossidiana (materiale caratteristico di Lipari) e silicee, asce e una particolare serie di vasi e terrecotte con disegni geometrici, di colore bruno, trovati per la prima volta a Stentinello di Siracusa e perciò appartenenti ad una civiltà che risale da 8000 a 6000 anni a.C. per documentare e confermare, quanto ho detto prima, ecco uno dei tanti articoli Comparsi sui giornali locali e mi riferisco alla Gazzetta del Sud del 22 luglio 2003. Autore Pietro Gaeta:

“Dalla Gazzetta del Sud del 22 luglio 2003 art. di Pietro Gaeta

Archeologi anglosassoni stanno eseguendo importanti scavi

Il Tesoro di Bova

Un Prof. di Cambridge guida le ricerche

Reggio – Trenta giovani archeologi inglesi, americani, canadesi, guidati da John Robb, professore della prestigiosa Università di Cambridge, scavano nel territorio di Bova dal 1997. E i risultati sono straordinari: la presenza dell’uomo nella provincia di Reggio si retrodata all’epoca del Paleolitico (700.000 anni prima di Cristo!).

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(E’ giusto sempre dire le cose come stanno e quindi non posso fare a meno di mettere in evidenza che prima di Robb,  Sebastiano Stranges, già  ispettore onorario della Sovrintendenza, e la sua equipe, coadiuvati e sempre sotto la guida della Soprintendenza, da un ventennio hanno portato alla scoperta di centinaia di siti archeologici tra Pellaro e Brancaleone e particolare rilievo hanno avuto i siti preistorici, praticamente sconosciuti nella letteratura internazionale.

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Fin dalla prime ricognizioni, era emerso, il ruolo di grande rilievo nella zona tra Saline e Bova che aveva già fatto parlare di una capitale neolitica nella Calabria meridionale. Il risultato di queste ricerche ha attirato archeologi internazionali che hanno deciso di investire denaro e tempo nella scoperta della preistoria nella nostra provincia. Stranges ha,  negli anni 80, il merito di avere mappato il territorio della costa Jonica meridionale reggina, mettendo in rilievo, insieme a Luigi Saccà di Bova i posti dove si trovavano reperti archeologici e mi riferisco a quelli  del neolitico. Sebastiano l’ho voluto ricordare perché in queste cose spesso la verità viene a volte modificata, ed ecco io la voglio dire nella maniera corretta. Grazie al lavoro di questi ed altri indomabili ricercatori e alle loro notizie,  molti studiosi, famosi in tutto il mondo, si sono occupati di questa materia avvalendosi delle loro notizie. Il prof. Tinè, ha redatto una prima mappatura di centinaia di siti, ritrovati da questi mappatori e studiosi. Dopo di Lui il prof. John Robb dell’Università di Cambridge,

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ha integrato le ricerche per il territorio di Bova e Bova Marina, effettuando  scavi che hanno dato una svolta importantissima sugli insediamenti del neolitico nella provincia di Reggio.  I due siti indagati sono Umbro e Penitenzeria (entrambi nel Comune di Bova), dopo che le segnalazioni di Stranges furono confermate scientificamente dal prof. Santo Tinè ( Il più grande archeologo preistorico italiano) che fu coadiuvato dal prof. Daniele Castrizio-

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dove furono trovate alcune capanne neolitiche e una ricchezza enorme di ceramica “stentinelliana” con motivi e decorazioni inedite”. Dopo i primi saggi le ricerche si sono appuntate nel sito di Penitenzeria che era il villaggio più importante dell’intera costa meridionale, la “capitale” della  tribù Ausonia che si era insediata nella zona. “ I sistemi di scavi sono i più moderni – spiega il Prof. Castrizio- una vera lezione per l’archeologia locale. Usano la flottazione e il sistematico setacciamento della terra di scavo su cui intervengono i paleobotanici e i paleontologi. In Calabria, per la prima volta, è stato usato il sistema di datazione del radiocarbonio. Grazie a questi metodi innovativi, lo scavo ci restituisce non solo cocci e pietre, ma la vera storia dei nostri antenati. Sappiamo dove e come abitavano, cosa mangiavano e come distribuivano il territorio. Lo studio dei motivi ornamentali sulla ceramica ci restituisce anche la loro identità culturale: ogni tribù aveva i propri decori, come i clan scozzesi hanno i loro colori che li identificano. Sappiamo anche che avevano un commercio: prendevano e esportavano l’ossidiana dalla isole Lipari, importavano le pietre dalla Sila per le proprie asce, arrivavano vasi e forse anche uomini dalla Grecia e dall’Africa”. Quest’anno è cominciato anche uno scavo di case fortificate greche per lo sfruttamento agricolo e il controllo del confine tra Reggio e Locri (IV sec. A. C.). I villaggi indigeni, probabilmente sotto la spinta dei Greci, furono abbandonati e il territorio subì una radicale trasformazione e reinterpretazione commerciale ed economica. “L’importanza di questi scavi – aggiunge Castrizio – è fondamentale per lo sfruttamento turistico del nostro patrimonio archeologico e rappresentano un vero e proprio esempio da seguire. Gli scavi  sono costantemente aggiornati su internet, i materiali vengono velocemente pubblicati e messi a disposizione della comunità scientifica, specialisti stranieri vengono chiamati per risolvere i problemi della ricerca. Lo scavo di Umbro è molto famoso in Inghilterra ed è stato ripreso da riviste specializzate. Ma la cosa importante da comprendere è che questo sito ci ha consentito di saperne di più sui nostri antenati e poi, cosa ancora più straordinaria, che è semplicemente uno dei tanti che si possono scavare sulla costa reggina”. Sebastiano Stranges, dunque, è un esempio di chi, rimettendoci, sempre del proprio, ha vinto le iniziali resistenze degli esperti e non si è mai arreso all’assenza di fondi. “E se altri avessero agito come lui – conferma Castrizio-, certamente il nostro turismo culturale avrebbe avuto ben altre frecce al suo arco”. ……L’Aspromonte, sotto le grandi pietre (Pentedattilo, Pietra Cappa, Pietra di Febo…), cela ancora villaggi di straordinaria grandezza e ricchezza. Saline, in particolare, negli studi di Stranges e Robb, sembra essere una vera e propria capitale del neolitico con una serie straordinaria, per quantità e qualità di rinvenimenti……” Anche nella zona più alta del castello di Bova è stato ritrovato, nel perimetro del Castello,  schegge di ossidiana, attestanti il commercio primitivo che gli abitanti delle isole Eolie intrattenevano con i popoli vicini a partire dal IV millennio a.C.. Pertanto le rocche del Castello ospitarono sicuramente un insediamento umano di età preistorica. Vedi i cocci dei vasi di origine stentinelliana, che comprovano l’antica esistenza di abitazioni nella zona del castello. Poi vennero i Greci, i romani etc. Sembra che subì frequenti incursioni barbariche.

Nel 440, i Vandali, sbarcarono sulle coste lucane e bruzie devastando e saccheggiando le città marittime. Dopo aver occupato la Sicilia, organizzarono scorrerie in Calabria e gli abitanti del litorale per sfuggire alle devastazioni si rifugiarono sui monti, in luoghi più sicuri ed inespugnabili. Fu questo, quindi, il motivo che spinse gli abitanti di Delia a fondare la città di Bova.

In pratica Robb ha scoperto  con le sue ricerche, in questa zona di Bova, dei piccoli insediamenti rurali, facendo ormai diventare certe zone conosciutissime per la concentrazione di reperti, e mi riferisco a Umbro, San Salvatore, Monte Grappida, Penitenziere, A San Salvatore è stata trovata una fortezza, negli altri piccoli siti ceramica domestica, ceramica a vernice nera, anfore ed altri contenitori che servivano a contenere derrate di vario tipo.  Mazza  di questi insediamenti è il più grande, si trova a 100 m. slm. Qui l’estensione è abbastanza ampia, probabilmente era un punto di riferimento per le piccole fattorie isolate che si trovavano nelle vicinanze. I reperti più importanti sono esposti nell’Antiquarium di Bova Marina, nello stesso sito ci sono raccolti in appositi contenitori chiusi tutto il materiale che Roob

ha scavato e studiato in collaborazione di numerosi esperti universitari di tutto il mondo Leicester, Southampton, New York, Michigan, Durham, Birmingham, ed Oxford iniziarono la ricognizione di quel territorio, mappando i reperti del neolitico. La maggior parte sono reperti di area Stentinelliana.  Le analisi col C.14 danno la presenza umana risalente a 5800 anni a. C. Subito furono trovati importanti  reperti a S.Aniceto, Umbro, Penitenzeria  e San Salvatore io vi voglio descrivere i reperti di San Salvatore, perché il sito è insolito, in quanto posto in un luogo situato nei Campi di Bova a 1300 mt. di altezza, attraversato da una pineta, in un’area di circa un ettaro, trattasi di reperti archeologici trovati in una zona la più alta della fascia ionica,  un luogo fortificato. La prima domanda che ci si pone:” Come mai una fortezza risalente al VI° sec. a. C. in un luogo cosi alto? Sicuramente sanciva un confine tra due grandi potenze probabilmente RC e Locri. Sicuramente in quel posto un po’ pianeggiante venivano coltivate piante e utilizzato il legname, ricco di resina, dell’entroterra calabrese, famoso ai greci.

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Durante gli scavi diretti da LIN FOXHALL,  Prof. di Archeologia greca, presso l’Università  di Leicester (Regno Unito)

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sono emersi un grosso e ampio muro di cinta lungo 34 m in direzione nord-sud e  29 m in direzione est-ovest. ed una torre da qui deriva che l’insediamento era fortificato, della dimensione di 7 mq. Nel sito vi sono numerose tegole a testimoniare il crollo del tetto, vi sono anche i resti di elementi strutturali lignei della torre costituiti da travi in legno. Sotto questo materiale tracce di carbone ed elementi incendiati, distinguibili frammenti di legno incendiato di grande dimensioni che erano le travi.

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Nella porta della scalinata d’accesso, una punta di freccia conficcata. Nel pavimento della torre frammenti di ceramica ben conservati contenitori da fuoco, ceramica comune e vasellame per cibo e bevande in ceramica a vernice nera.

Al di fuori del muro occidentale della torre sono stati rinvenuti numerosi frammenti ossei di animali, e almeno uno di essi mostra tracce di macellazione. Si tratta indubbiamente di resti di pasto gettati dagli abitanti del sito. Questi reperti indicano che la torre fu utilizzata come alloggio e probabilmente anche come magazzino per lo stoccaggio delle derrate. La ceramica più tarda rinvenuta nei livelli di distruzione indica che l’incendio ebbe luogo nel V sec. a.C. Fuori della torre sono state rinvenute nove cuspidi in bronzo,

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una punta di giavellotto in ferro,

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pezzi di armatura in bronzo.

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una punta di lancia.

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L’incendio è avvenuto a causa  di un violento attacco. Il recipiente più interessante è il resto di una coppa ionica fattura  risalente al VI° sec. a.C. verniciata a strice rosse e nere, su questo manufatto il nome graffito Σ[Ι]ΜΟΝ. “SIMON” è parola di origine greca, come attestato da Senofonte e Aristofane, e quindi questo reperto risale al VI° Sec. a. C.

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I vasi di tipo indigeno sono numerosi , cosi quelli tipo greco di ceramica fine, ceramica comune e recipienti per cucinare. Sono stati anche trovati un gran numero di piccoli ciottoli che sembrano  proiettili per fionda.

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 In un deposito rituale risalente alla costruzione della fortezza è stata trovata una statuetta di alabastro una Kore che tiene nella mano destra una colomba, risalente al VI° sec. a.C.,

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deposta con la faccia in giù, con vicino quattro piccole brocche, una con il fondo bucato.

La statuetta che probabilmente rappresenta Persefone, oggi è conservata nel Piccolo Museo di Bova Marina loc. S. Pasquale. Questi reperti datano la costruzione dell’edificio sicuramente al periodo del VI° secolo a.C. Probabilmente il sito è stato occupato per un breve periodo. Le ceramiche rinvenute nelle parti incendiate sono databili al V° sec a.C.. Ancora oggi non si può stabilire chi ha assaltato il sito, che è stato incendiato e da allora in poi mai più occupato. Una ricostruzione puntuale e più professionale la troverete edita dal prof. John Robb, dell’Università di Cambridge nel lavoro:” Bova Marina Archaeological Project” nel seguente link: http://www.arch.cam.ac.uk/research/projects/bova-marina/bmap-files/bmap-2007-report.pdf

Ora visitiamo per sommi capi la struttura museale di Bova Marina facente parte del Parco “Archeoderi”

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ecco quello che si trova all’interno:

I reperti vanno da una:

ETA’ PRE-PROTOSTORICA

CON REPERTI PROVENIENTI DA SAN  SALVATORE;

DA REPERTI PROVENIENTI DA LOC. MAZZA   –   CASTELLO;

DA REPERTI PROVENIENTI DA UMBRO:

Immagine 083_800x600 STATUA VOTIVA NEOLITICO CON ISC MINISTERO

030_450x600.jpg repertI STENTINELLIANI con dicitura ministeriale

ETA’    GRECA

REPERTI PROVENIENTI DA BOVA , SINAGOGA EBRAICA E TERRITORIO DELLA SINAGOGA;

Nella foto che segue il pavimento della Sinagoga, vicino la Sinagoga, in uno degli ambienti, vicini a questo pavimento è stato trovato un recipiente d’argilla con migliaia di monete che sicuramente erano offerte dai devoti, a monte della Sinagoga vi sono delle tombe, nello stesso posto s’intrecciano varie civiltà infatti accanto alla Sinagoga ebraica un poco più lontano vi sono i resti di antiche mura romane

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La testimonianza ebraica più importante è la Sinagoga di Bova Marina, una zona importantissima risalente al 4° sec. d.C. Il Dr. Squillaci ha illustrato la mappa dell’area museale

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mettendo in evidenza che nella parte superiore alla Sinagoga, gli scavi hanno dato alla luce una nuova zona con delle vasche (2) molto simili a quelle di Gerico, che risale come periodo al 1° Sec. a.C., infatti la Dr.ssa Andronico esperta della sovraintendenza ai beni culturali e Archeologici di Reggio Cal. ha avanzato l’ipotesi di un insediamento più antico.

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Il mosaico della sinagoga è molto importante ed ha lo stesso stile della villa romana di Casignana. All’interno del mosaico il segno della fede ebraica la Menorah, il Corno dell’ariete e sulla dx il cedro e il corno di palma, i melograni e le lucerne.

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Altri reperti trovati sono le lampade con il sigillo dell’Amenorah il sigillo veniva usato per indicare che il contenuto era puro e poteva essere utilizzato solo dagli Ebrei.

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La Sinagoga fu distrutta in un modo violento è questo è testimoniato da tracce di incendio e perché sono state trovate dentro un’urna di argilla circa 3000 monetine, reperti che oggi si trovano al Museo Nazionale di RC.

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Immagine 064_450x600 copy.jpg STATUA FIGURA FEMMINILE CON ISCR MINISTERO

ETA’ ROMANA

DA REPERTI PROVENIENTE DALL’AREA DELLA SINAGOGA  S. PASQUALE

030_450x600 Cippo Miliare Romano con dicitura Ministeriale

naturalmente sono reperti che ancora vanno approfonditi insieme ai nuovi siti che ancora devono essere scoperti e riesumati e a questo ci dovrà pensare l’attuale bravissima Direttrice Rosella Agostino, Direttore del Museo e del Parco Archeoderi, un’Autorità nel campo dell’Archeologia,

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che si coadiuva della collaborazione del Conservatore di Beni culturali Pasquale Faenza

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e del Gruppo Archeologico della Vallata dell’Amendolea.

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Il Dr. Franco Tuscano mi ha riferito,

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che quanto prima, riaprirà il Centro Studi del Parco Archeoderi.

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Dunque molto è stato fatto , molto ancora deve essere fatto. Non finisce qui nella stessa Zona ma in località più alta sono iniziati gli scavi di un’antica villa Romana cura dell’Archeologa Corrado, questi a causa della mancanza di fondi sono stati coperti in attesa di altri ulteriori lavori e approfondimenti.

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(La Dr.ssa Corrado e mentre relaziona la Dr.ssa Agostino attuale resp.le del Parco Museale Archeoderi)

Villa Romana

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gli importanti ritrovamenti, e grazie a questi piccoli oggetti che si può identificare con precisione la caratteristica del sito e il periodo in cui il sito operava, questo è riconducibile ad una struttura Romana. La villa dimostra di essere, data la sua notevole grandezza, una imponente costruzione, saranno i futuri scavi a darci la certezza assoluta del periodo, e la possibilità di poter trovare materiale archeologico di notevole rilievo.

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Nella vicinanza in località Panagudda un’importante sito di una chiesa costruita e ricostruita in diversi tempi.  La Chiesetta Bizantina della Panaghia, la Struttura è rotonda con stile Bizantino,

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Nello stemma della città di Bova la figura predominante è il bue.

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Nel corso dei secoli lo stemma, è stato modificato più volte, Prima nel 1400 si presentava con la figura di un bue con la zampa alzata; nel 1500 con l’introduzione del rito latino alla figura del bue che viene riprodotta in modo più piccolo è aggiunta la figura della Madonna col bambino seduti sul bue. Nella cattedrale il bambino e sull’atto di benedire, mentre nella chiesa di S. Leo ci sono due stemmi in uno il bambino sta con le mani sul petto della Madonna e nell’altro viene ripetuto però stavolta colorato con smalti cosi come possiamo vedere dalle foto.

Il Paese fu assediato dai Saraceni nel IX° sec. e nel 953 e nel 1075 molte furono le perdite di vita umana a causa dei Saraceni. Sotto il dominio Normanno l’Arcivescovo di Reggio Calabria  gesti e dominò Bova con il titolo di Conte, fino al 1791 quando il feudo fu ceduto al fisco regio. Il Paese presentava due porte di accesso con torri, porta Ajo Marini e l’altra collocata vicino la Cattedrale, che era collocata nella parte alta della città insieme al palazzo vescovile e le case delle famiglie nobili ed importanti. Nel paese c’erano tre torri difensive, oggi ne esiste solo una.

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Cessò di essere Feudo nel 1806, anno dell’eversione della feudalità. Un duro colpo subì il paese a causa della peste nel 1577. Distruttivi furono i terremoti del 1783 e 1908. I monaci Basiliani introdussero il rito greco e Bova fu sede arcivescovile fino all’anno 1572 quando fu imposto dall’arcivescovo Stauriano il rito latino.

Bova ebbe il primato sull’area grecanica del reggino per almeno un millennio, le popolazioni conservano ancora la parlata greca, il greco che si parla a Bova è antico con derivazioni arcaiche e quindi non è attribuibile ai coloni greci Calcidesi dell’VIII° sec. Vari sono stati i personaggi importanti di questo antico centro. I Malgeri, i Viola, i Vitale, i Natoli , i Misiano, i Casile, i Catanea, gli Autelitano, i Borrello, gli Alati,  i Criseo, i Larizza e tanti altri che mi sfuggono e a cui chiedo scusa se non li ho nominati.

All’arrivo,  sono stato accolto dal Sindaco Santo Casile

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persona squisita che mi ha fatto da guida, ho subito capito quanto amore, questa persona, ha per questo posto. Il paese si mostra in tutta la sua bellezza,  noto che ci sono parecchi cantieri aperti nei posti più interessanti, come il Municipio, il castello le chiese, insomma un fermento , si capisce che c’è un’Amministrazione che  cura questo posto con attenzione.

Il Borgo si trova posto abbarbicato sulla roccia

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                                                 (Foto dall’alto del paese di Bova)

ed è circondato dalle montagne, notevoli sono le visioni delle vallate giù in basso,

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                                                       (La vallata e il mare visti da Bova)

le strade sono ben curate e c’è una segnaletica ben visibile che rende chiari ai visitatori i percorsi da seguire .

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Le strade spaziose nel centro diventano man mano che si sale sempre più strette. Ogni vicolo, ogni strada è segnalato da targhette con i nomi in italiano e in lingua greca.

Interessanti sono i vecchi palazzi, le case e la relativa tecnica costruttiva fatta da mattoncini, e pietre

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anche le grondaie delle case, fatte con mattoni sporgenti.

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Si  capisce che il paese per i palazzi che vi insistono era un paese importante e ricco. Prima di arrivare al centro si giunge in una piazza detta dei Ferrovieri, dove è collocata una vecchia locomotiva a carbone posta su dei binari, costruita tra il 1911 e 1922  dismessa e venduta dalla ferrovia. Collocata lì per opera del sindaco Foti nel 1988, fatta arrivare con enorme difficoltà e non poche sono state le critiche per questa decisione che comunque ha caratterizzato  il centro del paese.

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Importante per la sopravvivenza di questo centro è l’agricoltura, la pastorizia, la forestazione, l’artigianato locale con le tessiture fatte con la lana, il lino, il cotone e soprattutto la lavorazione con le fibre della ginestra metodo antico, e la lavorazione del legno.

Visito in lungo e in largo il borgo, le numerose chiese, arrivo nella parte più alta dove stanno a bella vista i ruderi del castello anche qui un cantiere enorme , fervono lavori di ristrutturazione,

IL CASTELLO

Si trova nella parte più alta del paese. Non si conosce l’origine certa , fatto sta che nella zona castello sono state trovate tracce di materiale neolitico.

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Per certi versi, la tradizione da una partee i riscontri archeologici, ci indicano che in località Deri antica Delia, accanto la fiumara di S. Pasquale vi era posta  una popolazione, mista, sparsa fino al VI° sec. d.C., proprio dove sorgevano le antiche stazioni del tardo impero romano. Ricordo che proprio qui è stata trovata durante la costruzione stradale un’antica sinagoga ebraica con una vicina necropoli con accanto anche delle Strutture romane, merita attenzione anche citare nella parte alta di Deri un’antica Villa Romana e un antico sito di Panagulli (con una chiesa) di cui me ne sono occupato tante volte in questo sito e potete trovare gli approfondimenti con i relativi articoli. Siti che io visitai più volte personalmente grazie alla mia guida (spirituale) Dr. Tito Squillaci, Assessore resp.le alla Cultura del Comune di  Bova, Pediatra nel P.O. di Melito, e alla dr.sa (archeologa) Corrado addetta agli scavi nella Villa Romana. Dunque quel territorio fu abitato da popolazioni multietniche fino al VI° VII° sec. quando sono state trovate tracce di un incendio, in un periodo intorno al 600 d.C. tutto ciò fu dovuto alle invasioni quasi sicure dei Saraceni lungo le nostre coste e qui posso citare Erchempetro che diceva che le coste in quei periodi assomigliavano ad un deserto. Dopo questo periodo sorsero, con l’abbandono delle popolazioni lungo la costa, le costruzioni dei nuovi abitati, nelle parti interne alte vedi Bova, Palizzi, Brancaleone etc. periodo bizantino. A supporto di quanto detto voglio citare quel grosso corpo di fabbrica che io fotografai e misi in evidenza, vicino al mare nell’antiche Delia che per questi motivi risultava tutto fortificato.

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Si presume che il castello risalga al 1000-1200. Vi sono solo dei ruderi, costruito con mattoni di selce, presenta muri enormi, si erge una torre ancora in parte intatta, l’unica delle tre rimaste e le chiese. il castello si espanse sempre più giù, più volte fu allargato e modificato per la protezione della popolazione. Anche a Bova vi era una comunità ebraica che abitava una zona detta della Giudecca. I resti del castello oggi sono pochi e si trovano nella parte più alta. Sotto il castello e sopra l’abitato è posta la Cattedrale dedicata alla Madonna dell’Isodia o (Presentazione). Non ci sono dati certi sulla nascita della sede vescovile di Bova che dovrebbe aggirarsi tra la fine del periodo bizantino e l’inizio del periodo normanno. :

LA CATTEDRALE

In questa chiesa maestosa fervono i lavori di ristrutturazione, La cattedrale fu costruita intorno all’anno 1000, i primi riferimenti compaiono con delle bolle papali risalenti al 1081-1065. Vanno ricordati i danni che tutte queste chiese subirono con i terribili terremoti del 1783 e 1908. Queste chiese presentano come quella di San Leo vari segni di ricostruzione una parte bizantina una parte normanna etc. Nella chiesa sono state rinvenute delle tombe sicuramente appartenute a personaggi importanti della storia di Bova. Al centro della chiesa vi sono delle cripte con tombe a sedile, con scolatorio, servivano a fare essiccare il cadavere e venivano chiamate “Cantarelle”, questi tipi di sedile li troviamo in altre parti, mi è stato detto che c’erano anche nella chiesa di Brancaleone Vetus. Ho avuto modo di fotografare nella parte della scala , una parte sotterranea con suolo roccioso. Sui personaggi che ruotarono in questo mondo Bovese faremo un capitolo a parte mi riferisco ai vescovi etc. Il vescovo Giulio Stauriano, aboli nel 1572 aboli il rito greco, imponendo alla chiesa il rito latino. Il Presidente del circolo Culturalee “Apodiafazzi” Dr. Carmelo Giuseppe Nucera in occasione dell’apertura della Concattredale ha cosi scritto: “

Concattedrale di “Madonna dell’Isodia”

E’ stata riaperta al culto, dopo oltre quindici anni di chiusura, la Concattedrale “Madonna dell’Isodìa” di Bova Capitale Culturale dei Greci di Calabria. La Cattedrale, a tre navate, è stata ricostruita più volte a causa di varie calamità e conservò fino al 1572 il rito greco, anno in cui ad opera del Vescovo Giulio Stavriano il rito venne latinizzato. Il Vescovo Stavriano , trasferito a Bova il 19 marzo 1571 fino alla morte per peste nel 1577, inviò a Roma molti libri liturgici greci tra cui il “Tipicon”oggi conservati alla Biblioteca Vaticana e al Monastero di Grottaferrata.

E auspicabile che le Autorità Ecclesiastiche e Civili operino per la restituzione alla Diocesi di questo inestimabile patrimonio librario che assieme agli “ori”, ai “paramenti sacri”e altri” oggetti sacri” devono dare vita, nella sede naturale del Palazzo Vescovile (per troppo tempo dimenticato), al”Museo Diocesano” tanto agognato dalla comunità bovese, capace di raccontare ai posteri “tutta” la storia della Diocesi di Bova.

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accanto ad essa gli edifici del vescovado che presentano una zona vecchia, antica e una zona nuova.

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Presenta la Cattedrale è dedicata alla Madonna della Presentazione o Isodia, è Normanna, ricostruita in epoche diverse all’entrata due colonne con lo stemma del vescovo di Bova.

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Vi è l’altare maggiore con la statua della Madonna in marmo bianco di Carrara, poggiata su un marmo lavorato che presenta lo stemma di Bova dove è sempre rappresentato un bue e due angeli in adorazione, è riportata la data del 1584.

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La Madonna e il bambino hanno la testa cinta da due corone d’argento. Più a destra nella cappella dell’Assunta si trova l’altare del Sacramento datato 1691, ornato con marmi di vari colori sicuramente di scuola siciliana. La chiesa ha tre navate una grande, due più piccole, con tre altari-   

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La nostra insuperabile guida ci ha fatto presente che sotto il pavimento della chiesa sono stati trovati un insieme di camere sotterranee con tombe importanti. Tanto è vero che è stato deciso di stendere un pavimento a vetro per fare vedere ai visitatori, queste antiche sepolture.

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I morti si mettevano seduti con le braccia larghe, per fare meglio andare via i liquidi ed essiccare. Questa usanza si è trovata in alte chiese antiche di Brancaleone etc.

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Sotto la scala che va ai campanili si nota benissimo che la chiesa è costruita su una precedente struttura.

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Accanto alla cattedrale un imponente campanile con una campana antica che riporta delle scritte cosi come si può vedere dalle foto.

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Continuiamo il nostro percorso scendendo attraverso viuzze antiche con case dallo stile molto particolare e raggiungo la

CHIESA DI S. LEO:

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Anche qui lavori e nel perimetro della chiesa, si nota uno scavo dove si vede chiaramente che la chiesa nuova, poggia su una struttura antica.

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La chiesa attuale risale al 1700, anche qui un portale importante con lo stemma della città e la data del 1606.

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Entro, e alla fine della navata, notiamo subito un importante altare, con una statua in marmo bianco che rappresenta S.Leo, monaco Basiliano.

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Un altare molto ornato che all’apice presenta lo stemma della città.

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Contrapposto in fondo alla chiesa una grande loggia in legno bianco con sopra un antico organo.

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Ai lati della chiesa, due cappelle, in una  le reliquie di S. Leo, monaco Basiliano del 1722, poste su un altare di marmo, le reliquie, sono sormontate da una statua dello stesso santo, in argento cesellato, cosi come cesellata si presenta l’urna.

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Anche qui la nostra guida ci racconta delle tradizioni popolari, ed essendo un santo venerato anche in altri posti ad Africo Vecchio,  per antiche diatribe le reliquie come si può vedere dalle foto sono chiuse con quattro lucchetti diversi la cui chiave è stata consegnata, per evitare eventuali furti di ammiratori, al parroco, all’arcivescovo ai carabinieri etc.. Il tutto fa parte della Cappella delle Reliquie ex voto dei Marzano per una guarigione. La cappella fu costruita nel 1730 da Antonino Marzano, gestore della Cattedrale e fratello di Domenico Marzanoo che diventò arcivescovo di Bova nel 1735. La Cappella attuale nel tempo modificata ha sostituito un precedente altare fatto in legno con l’arrivo a Bova delle reliquie di San Leo. a Bova il santo viene festeggiato il 5 maggio, ad Africo il 12 maggio. S.Leo tine nella mano dx una scure nella sinistra una palla di pece. S. Leo è patrono di Bova.

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Ecco alcune immagini durante la tradizionale festa

La chiesa cosi come indicato nel portale è stata costruita nel 1606

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sopra il portale lo stemma del paese.

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S. Leo era un monaco basiliano, nato nel territorio bovese, visse da eremita nei campi di Bova, dove lavorava con i “picari” , questi ricavavano la pece dagli alberi. Il santo , infatti, è rappresentato con la scure e il pane di pece. Una volta prodotta la portava a Messina e la vendeva,  il ricavato lo donava ai poveri. Il santo si è sempre prodigato a favore sia dei Bovesi che degli Africesi, proprio perché il suo operato si svolgeva ai confini di questi due paesi “I Campi di Bova”. Alcune reliquie sono conservate dagli Africesi in un’altra chiesa di Africo. (vedi articolo su questo sito Africo vecchio). Nella chiesa di S. Leo ci sono vari quadri che rappresentano tutti i suoi miracoli.

 

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S. Leo è famoso per un suo intervento decisivo a favore del popolo, si recò dal Re di Napoli invitandolo ad abbassare i debiti del fisco verso la popolazione stremata da un terremoto. Di Lui si conoscono molti miracoli, per cui alla sua morte fu santificato e divenne il patrono del paese.

Ogni anno il 4 maggio nel pomeriggio a Bova nella chiesa di S. Leo viene aperta la cripta

 

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e il busto d’argento  con le sacre reliquie  vengono poste su una vara.

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L’operazione viene seguita con attenzione dal Sindaco della cittadina Santo Casile e dai fedeli.

 

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La vara è accompagnata dai componenti delle confraternite di S. Rocco e di S. Leo, dalle autorità ecclesiastiche e civili, e viene portata con la banda musicale e tutti i fedeli per le vie del paese.

 

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Santo Casile , Sindaco di Bova vigila ed è sempre presente in tutte le operazioni affichè tutto vada a buon fine.

 

 

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In fondo alla chiesa nel lato destro una enorme tela del 700 raffigurante la Madonna Immacolata, quadro di enorme bellezza, pare recuperato in un’altra chiesa di Bova, e custodito nella chiesa di S. Leo.

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Questa chiesa cosi come le altre conserva un enorme numero di oggetti religiosi del passato, molto dei quali custoditi nella cattedrale di Reggio Calabria. Tutti di epoca diversa: ostensori in argento, paramenti sacri, , incensieri d’argento, calici etc.

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CHIESA DELLO SPIRITO SANTO

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Dopo la piazza principale scendendo, arriviamo in questa chiesa che presenta un interessante portale in pietra, fatto da artigiani scalpellini locali, con importanti iscrizioni, è stata costruita intorno al XVI° XVII° sec. Sopra del portale una finestra, qui vi era una statua della Madonna con bambino oggi conservata nella chiesa di S. Caterina. Nel Portale sono riportati dei nomi Maisanus e Nicola Mafrica.

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Salgo e il Sindaco Casile ci accompagna in un’altra chiesa.

CHIESA DELL’IMMACOLATA  (XVIII° SEC.)

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Anche questa chiesa presenta un’interessante portale. La chiesa sconsacrata,  apparteneva alla famiglia Marzano, infatti nel portale vi è lo stemma di questa famiglia. E nella chiesa all’interno vi è una loro lapide dalla quale si rileva che i Marzano erano giunti qui nel 1767. Da qui proviene l’interessante quadro della Madonna Immacolata conservato nella chiesa di S. Leo. Molte parti murali esterne sono state completamente ricostruite.

CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMINE

Risale al XVII° sec. Apparteneva alla famiglia Mesiani, infatti è costruita di fronte all’antico palazzo Omonimo. Anche qui un importante portale con lo stemma della famiglia Mesiani, iscrizioni e in alto una finestra, nella chiesa un altare in marmo con la statua della Madonna del Carmelo, e nel pavimento una lapide con lo stemma familiare dei Mesiani e una scritta con la data del 1752. La chiesa fu gravemente danneggiata dal terremoto. Sembra che prima di diventare chiesa del Carmine  di proprietà Mesiani la chiesa era l’antica Parrocchiale di San Costantino,

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essendo i portali quasi tutti simili e della stessa età, abbiamo avuto l’impressione che quasi tutte le chiese erano già preesistenti e su quelle sono state costruite altre.

CHIESA DI SAN ROCCO

Qui vi era prima il convento dei frati minori di S. Antonio, la chiesa risale al 1500. Un importante portale in pietra intagliata, all’interno al centro dell’architrave lo stemma del vescovo Marzano. Danneggiata dai terribili terremoti del 1783 e 1908 fu ricostruita nel 1975. Ogni anno la statua il 15 agosto viene portata in processione dalla chiesa di s. Caterina alla chiesa di San Rocco.

CHIESA DI SANTA CATERINA

Fu consacrata nel 1969. All’interno della chiesa una importante statua della Madonna della Visitazione, che  presenta un enorme mantello. Qui c’è anche la statua di San Rocco, patrono del paese.

Il nostro itinerario, dopo la piazza ferrovia, inizia e si conclude nella piazza centrale del Paese, Piazza Roma, che è molto bella e segnata da palazzi antichi importanti ecco le foto:

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PALAZZO NESCI

Risale al 1700, è stato costruito su due piani,

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presenta al centro un bel portale ad arco con lo stemma della famiglia Nesci, a fianco una volta che sostiene un terrazzo merlato, con una vista spettacolare sulla vallata.

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Il palazzo è stato venduto a vari proprietari, e nel 900 fu utilizzato a Casinò di società e teatro.

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                                                                       (Vista dall’alto di alcuni fabbricati)

PALAZZO MESIANI-MAZZACUVA

Sorge in via Costantino dove prima c’era una torre ed era un punto di passaggio di accesso verso la città., fu nel passato utilizzato a carcere.

Interessante anche vedere

IL MONUMENTO AI CADUTI

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Il MUSEO PALEONTOLOGICO,

con importanti reperti fossili.

Le frazioni di Bova sono: Brigha, Campo, Cavalli, e Muto.

Ogni anno sono organizzate importanti manifestazioni tra cui il “Paleariza”.

E ancora foto del Paese:

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Infine voglio scrivere di un particolare rito che si svolge a Bova la Domenica delle Palme per questo servizio mi avvalgo delle foto e dei commenti del Prof. Sebastiano Stranges Ellesmere.

BOVA 3000 ANNI DI CONTINUITA’ CULTURALE. LA FESTA DELLE PAPAZZE. DEMETRA E PERSEFONE SI TRASFORMA NELLA FESTA DELLE PALME.

Ogni anno nella ricorrenza della festa cristiana delle palme, si perpetua una festa arcaica che prende origine nel mondo remoto della mitologia greca e dei misteri eleusini. I misteri eleusini erano riti religiosi misterici che si celebravano ogni anno nel santuario di Demetra. I riti eleusini erano antichissimi, si svolgevano già prima dell’invasione ellenica sin daL periodo miceneo , circa 1600-1100 a.C.). Secondo alcuni studiosi il culto di Demetra fu fondato nel 1550 a.C.. Quando, nel VII secolo a.C., Eleusi diventò parte dello Stato ateniese, i riti si estesero a tutta la Grecia antica e alle sue colonie. I misteri rappresentavano il mito del ratto di Persefone, strappata alla madre Demetra dal re degli Inferi Ade,

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                                                                               (Ratto Persefone da interrnet)

in un ciclo di tre fasi, la “discesa” (la perdita), la “ricerca” e l’ascesa, dove il tema principale era la “ricerca” di Persefone e il suo ricongiungimento con la madre.

Il rito era diviso in due parti: la prima, piccoli misteri, era una specie di purificazione che si svolgeva in primavera, la seconda, grandi misteri, era un momento consacratorio e si svolgeva in autunno.

La cerimonia voleva rappresentare il riposo e il risveglio perenne della vita delle campagne.

I riti erano in parte dedicati anche alla figlia di Demetra, Persefone, poiché l’alternarsi delle stagioni ricordava l’alternarsi dei periodi che Persefone trascorreva sulla terra e nell’Ade.

 

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(Persefone da internet)

 

Demetra era la dea della vita è lei che ha dato agli uomini i cereali, ecco che per i romani diviene Cerere, la dea madre porta molti titoli,

Potnia- “Padrona”

Per i Greci Demetra era ancora la dea che reggeva fasci di grano e papaveri-

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                                                                             (Demetra e Persefone da internet)

Difficile credere che tradizioni e culture così ataviche possano sopravvivere, ma a Bova si ha la prova di ciò. La festa delle “Papazze” da non confondere con il dispregiativo dialettale di pupazze , prende origine dalla più antica mitologia, forse già nel 1500 a. C. poiché il culto di Demetra era celebrato a Micene .

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Il più importante mito legato a Demetra, che costituisce anche il cuore dei riti dei misteri eleusini, è la sua relazione con Persefone, sua figlia nonché incarnazione della dea stessa da giovane. Nel pantheon classico greco, Persefone ricoprì il ruolo di moglie di Ade il dio degli inferi. Diventò la dea del mondo sotterraneo quando, mentre stava giocando sulle sponde di un lago in Sicilia, con alcune ninfe che poi Demetra punì per non essersi opposte a ciò che accadeva trasformandole in , sirene, Ade la rapì dalla terra e la portò con sé nel suo regno. La vita sulla terra si fermò e la disperata dea della terra Demetra cominciò ad andare in cerca della figlia perduta, riposandosi soltanto quando si sedette brevemente sulla pietra Agelasta. Alla fine Zeus, non potendo più permettere che la terra stesse morendo, costrinse Ade a lasciar tornare Persefone e mandò Hermes a riprenderla. Prima di lasciarla andare, Ade la spinse con un trucco a mangiare dei semi di melograno magici, che l’avrebbero da allora costretta a tornare nel mondo sotterraneo per sei mesi all’anno. Da quando Demetra e Persefone furono di nuovo insieme, la terra rifiorì e le piante crebbero rigogliose ma per sei mesi all’anno, quando Persefone è costretta a tornare nel mondo delle ombre, la terra ridiventa spoglia e infeconda. Questi sei mesi sono chiaramente quelli invernali, durante i quali in Grecia la maggior parte della vegetazione ingiallisce e muore.

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Nella ricorrenza bovese si fanno doni alle dee madre e figlia, con le primizie, non si deve dimenticare il seme del melograno che consente la rinascita , come per il grano la semina, che atto di sotterrare come fosse morto e che poi le dee fanno prosperare donandogli la vita, tutto in un cerchio, in un circuito di alternanze tra la vita e la morte. La festa delle palme che precede di una settimana la grande festa di Pasqua di resurrezione, ha il medesimo significato.

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Il servizio sulla festa delle Palme è del prof. Sebastiano Stranges che ringrazio

BOVA, 01.08.2017

daniele dattola

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