Il Sito di Daniele Dattola

Africa Sierra Leone 7° collegamento con Tito e Nunziella Squillaci

9 luglio. E’ arrivato 3 giorni fa, di sera in braccio alla sua nonna, 34,3 di temperatura, inzuppato e semicongelato, dopo 70 km in moto taxi, fatti sotto una pioggia quasi incessante e in coma da malaria cerebrale, un caso non solo disperato ma quasi impossibile. I soccorsi sono stati rapidissimi, riscaldarlo, prendere la vena…ho chiesto preghiere… Stamattina sono andata presto a trovare i bambini. Moamed, li nel suo lettino, il sondino naso-gastrico, la flebo, gli occhietti chiusi e la sua nonna seduta accanto. L’ho chiamato ed ha aperto gli occhietti e subito richiusi. È da ieri che risponde cosi, è da ieri che mi piace chiamarlo e, ogni qualvolta entro nella stanza, mi avvicino, lo chiamo e… mi si apre il cuore. E con la nonna ridiamo e ci diciamo cose in lingue diverse, ma è come se ci capissimo, il sorriso è lo stesso: si è accesa la speranza.

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Osea nella lettura di oggi dice : E’ tempo di cercare il Signore…  E  Matteo nel vangelo di domani : Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Forse per trovare il Signore bisogna dare gratuitamente, e ciò si può fare solo se riconosciamo che tutto quello che abbiamo è dono. E allora? Che cosa resta nel nostro piatto se non le briciole di ciò che abbiamo ricevuto? Per prima cosa voglio assicurarvi che noi stiamo benissimo e siamo felici di stare qui, non saremmo partiti altrimenti. Ciò che vi racconto sono difficoltà, che si superano senza farci perdere la gioia di essere qui, come le difficoltà che si superano in un matrimonio quando ci si ama, sono modi diversi di vita ed è bene che tutti ci rendiamo conto che il nostro modo di vivere in Italia non è scontato per tutto il mondo. Qui impari tante cose. La temperatura si è abbassata, ora si sta molto meglio, eccetto sotto la doccia. Piove tanto, per fare 200 metri con ombrello ed impermeabile mi sono inzuppata, quando si può, bisogna aspettare che allenti, ma potrebbe volerci molto e quando metti piede fuori ricominciare alla grande. Lo stendino è sempre pieno di cose da asciugare, che alle volte impiegano anche più di 2 giorni e sembrano sempre umide. Tuttavia anche per lavare, devi aspettare che smetta di piovere, perché la fontana è fuori, dentro puoi lavare solo le cose piccole, perché il lavandino è piccolissimo. Fa giorno tardi, verso le 6, 30 e fa buio presto, verso le 18.30, sono circa 12 ore di luce e 12 di buio. Per me è un po un problema perché mi piace alzarmi presto la mattina e anche per fare colazione o scrivere al computer devo usare la torcia. Per Tito va bene, ma poi, alle 6,30 quando arriva la luce, o mette la mascherina per gli occhi che io (sapientemente ) ho portato o si alza, perché qui come in tutta l’Africa, ma anche il nord Europa non esistono persiane, serrande o simili. Tutte le domeniche a messa danno informazioni sull’ebola, è stato abolito il segno della pace ed introdotta la comunione nelle mani per tutti, ci diceva Clara che ha saputo che 2 preti si sono contagiati. Spero di riuscirvi a inviare un audio con i canti, sono bellissimi. Foto no, perché sono proibite dal cerimoniere, che fra l’altro stabilisce, se arrivi in ritardo, il momento in cui devi entrare, per non disturbare. Se non ce l’hai, ti da il fazzoletto per la testa. Stabilisce quando devi alzarti per l’offertorio (si va come per la comunione e si mettono i soldi in delle cassette diverse per i poveri delle diverse zone) e per la comunione. A Bova Marina raccoglievo i tappi, qui raccolgo le buste di plastica, poi le porto in ospedale e le regalo alle mamme che ne fanno pannolini per i bambini. Geniale! Io non ci avrei mai pensato, ma il bisogno aguzza l’ingegno. Alcuni, pochi, hanno qualche Pampers vero, anche qui si nota la differenza tra chi sta un po’ meglio e gli altri, che a volte non hanno neanche da mangiare. Qui non si butta proprio nulla e anche noi, a cui , tuttavia, non è mai piaciuto lo spreco, ci stiamo accorgendo che tante cose ancora si possono riutilizzare.

12 luglio. Muamed, per il quale avevamo di nuovo temuto e di nuovo chiesto preghiere, molto lentamente si sta rimettendo, oggi ho avuto l’impressione che quando l’ho chiamato, oltre ad aprire gli occhi mi ha cercato con lo sguardo ed ha accennato ad un sorriso, aprendo la boccuccia. Tito teme che abbia degli esiti, perché è stato troppo tempo in coma.

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Stamane alle 7 hanno chiamato Tito, alle 9 sono andata io e proprio in quel momento passava la mamma con il corpicino del bimbo sulle braccia, avvolto nella “lappa”, il telo che usano per legare i bambini alla vita, purtroppo, questa volta era legato per la morte. Non ho avuto neanche il tempo di chiedere il suo nome e preghiere per lui, non ho avuto il tempo di segnarlo, ma lo ho  affidato a Gesù, mentre passava, segnandomi io. Lo penso avvolto in quel caldo abbraccio che mai si raffredderà e in tanti bei colori come quelli della lappa a giocare felice, insieme ad Ibraim, dagli occhi grandi,  a Jakaja, a Fatmata, a Geba e a tanti di cui non ho fatto in tempo a conoscere  il nome, ma solo la loro sofferenza e quella dei loro familiari. In Uganda, dice Tito, in 2 anni e mezzo , ha visto solo qualche caso di malaria cerebrale, qui ne arrivano ogni giorno e spesso in coma, e chissà quanti non arrivano. Ci avevano detto che in Sierra Leone c’è la più alta mortalità infantile dell’Africa, ma mai pensavamo così.  Sembrano favole raccontate per commuovere  o numeri sparati a vanvera quando li sentiamo in conferenze o alla TV, qui sono nomi, volti, li abbiamo conosciuti, toccati, amati, anche se per breve tempo e il nostro pensiero li segue sperando di rincontrarli un giorno e di sorridere con loro.

14 luglio. Da quando un mare di preghiere giungono da tutte le parti e tanti chiedono di unirsi a questa “raccolta d’amore” molti bambini giunti in condizioni disperate si sono ripresi e sono tornati a casa: Gassimu, Tommy, Sebazu, Aizazacamara , Avuasesè, Joav,  Mamiawa ,  e speriamo presto anche Sulleman, Kadì e Muamed. Questa è la nostra gioia! Isaia, nella lettura di domani dice: se non crederete non resterete saldi. Per restare uniti e perchè la nostra preghiera sia efficace e fedele è necessario credere. E saremo in grado di aiutare questi nostri piccoli fratelli o, come dice Ascenzio, di “allargare i lembi del cielo”, o aprire la tenda del tempio o meglio, per usare un ‘immagine cara a San Francesco,  diventare “strumenti” attraverso cui passa la grazia, sacramento di giustizia. Nessuno può mai arrivare a immaginare quanto bene faccia realmente la preghiera, a chi la fa e a chi la riceve, quando esprime la nostra fede,: forse è questo l’ossigeno di cui l’africa ha bisogno o di cui tutti abbiamo bisogno per costruire la nostra casa sulla roccia?!  E funziona, credetemi, avrei voluto vedeste, ad esempio, il sorriso di Avuasesè, per la quale mai avresti detto ce la potesse fare, e il sorriso della sua mamma e del suo papà, ieri, quando si preparavano a tornare a casa e ripetevano : Ma peela, a, kai Goma (andiamo a casa, oggi,grazie a Dio).

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KAI GOMA e speriamo che questo mare diventi un oceano e circondi tutta la terra come elemento di unione e di trasmissione d’amore .

Continua Nunziella  Lukas

20.7.2014 Chiedo preghiere per Amalakuma, Moibabakà. Sono in coma da malaria cerebrale;

21.7.2014 Chiedo preghiere per Mustafà e Muamed Lukas anche loro gravissimi.

22.7.2014 Purtroppo Muamed Lukas non ce l’ha fatta.

24.7.2014 Chiedo preghiere per Fatmata e Maada. Gli altri bimbi per cui avevo chiesto preghiere stanno un po’ meglio

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                                                                                                                         Nunziella Squillaci

La Vostra missione è encomiabile, col tuo racconto riesci sempre ad emozionarmi, lo debbo ammettere non mi stanco mai di ripetere a Nunziella e Tito di stare attenti, forse sono esagerato ma sento verso di loro un’ansia che non avevo mai provato, loro capiscono la mia inquietudine e sempre privatamente, lo voglio svelare Nunziella e Tito, mi scrivono per rasserenarmi: “Stiamo bene. Il sito purtroppo l’ho potuto vedere una volta velocemente, quando arriviamo in ospedale la mattina non sappiamo cosa fare prima. La linea telefonica continuamente va e viene, è un’avventura, e per disperazione a volte desistiamo, poi c’è da guardare la posta, e  alle volte da rispondere e spedire. E’ una lotta contro il tempo, è comunque bello constatare quanto ci vuoi bene…Grazie… si sente anche da lontano”. Non c’è alcun dubbio che vi voglia bene, come si fa non volervene.

Melito Porto Salvo, li 24.7.2014

daniele dattola

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3 risposte a Africa Sierra Leone 7° collegamento con Tito e Nunziella Squillaci

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