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Ho deciso di pubblicare questa
lettera, trovata tra gli incartamenti di mio padre, essa fu spedita
e restituita circa un anno dopo al mittente per impossibilità
d’inoltro, (era il tempo della guerra).Una lettera fatta da una
madre al proprio figlio, con uno stile molto semplice, ma che per per
la cittadina di Melito, può rappresentare una pagina di storia.
ecco le foto della prima pagina della lettera, con a parte descritto
il contenuto copiato integralmente.

TESTO INTEGRALE:
MELITO 26-7-43
“Caro Figlio
Ritorno d’Armà dove ci siamo
rifugiati. Non ti parlo della casa tutta sconquassata. Abbondante di
salamandre e lucertole, priva d’acqua e di gabinetto.
Per potere avere un pò d’acqua abbiamo promesso L. 30 al
mese e non vuole venire nessuno. I contadini del luogo sono pessimi
e superbi al pari dei Melitesi.
Ho trovato la tua lettera e considero le tue lamentele, mentre qui ci
troviamo circondati da continui pericoli.
Bombe vicine d’ogni lato. Il giorno 16 scorso verso l’undici
ant. Abbiamo avuto la sorpresa d’uno spaventoso terrore. Un’apparecchio
s’abbassa e tira 5 bombe vicino la fabbrica delle pipe alla marina,
danneggiandola e uccidendo 11 ragazzi e un povero caporalmaggiore. Due
di queste bombe penetrarono nella sabbia senza esplodere, tanto che
fecero due fosse larghissime e una è così profonda che
sorge l’acqua.
Tre di quei sventurati ragazzi non si sono visti tanto che li credevano
buttati a mare, mentre li trovarono il giorno appresso, sepolti nella
sabbia.
Altri tre furono ridotti a brandelli tanto che tutti i tre li posero
in una cassa.
In mezzo a questi uccisi, uno è il figlio di Michelino Manganaro,
un altro piccolo è il figlio di Pietro Spinella cioè il
figlio d’Emilia l’Americana.
Si dorme per lo spavento del possibile pericolo.
Fortunati voi due (si riferisce al figlio e alla moglie) credo, vi trovate
in salvo mentre noi eravamo immersi nel terrore.
Dal punto ove eravamo noi si vedeva una montagna di fuoco.
Vi lascio considerare lo scompiglio e il pianto che si sentiva.
Non te ne parlo poi, del terribile cannoneggiamento e bombardamento,
che per ore e ore si sente. Venerdì per tutto il giorno, sembrava
che le case ci volevano seppellire.
Notte di Sabato i pochissimi rimasti in paese, fuggirono, sospettando
lo sbarco. Ciò che si dice che lo tentarono a Crotone e S.Eufemia.
Se ti trovi costì ringrazia il signore Noi non abbiamo nulla
da mangiare.
Tutto il paese si trova affamato.
La guardia che abita di fronte la Bossa (una donna personaggio in via
XIX agosto) e che fece partire la mamma e la moglie per Bologna, madre
e figlio partiti da Bologna Lunedi, sono arrivati sera di Sabato, affamati
e morti di sete. Sostarono a Roma mentre alla parte dell’Università
il fuoco faceva furore, la povera zoppa, piangeva perché affamata
e assetata.
Roma era priva d’acqua e d’un boccone.
Non te ne parlo di Villa S. Giovanni quasi distrutta e puzzolente. Reggio
sostiene le continue visite.
I nemici ieri si trovavano a 30 chilometri lontani da Messina.
Qui più d’uno a proprie spese sta costruendo dei rifuggi
per guardarsi dalle cannonate.
Stamane s’è saputo l’annunzio della dimissione del
nostro Duce, sperando che le cose cambieranno, ma se dovessero continuare
Lanza. S. Lorenzo. Curio dovranno sgombrare, come Prunella e tutt’i
villaggi vicini. E’ dove andare? Certo sottoterra !
Attilio spesso viene ad informarmi che non è arrivato lo stipendio,
come pure il sussidio.
I Tedeschi non sono arrivati, solo perché fermati verso il ponte
di S. Lorenzo per tutte quelle campagne sono piene di soldati pronti
per affrontare. Qui non si mangia perché non c’è
nulla e non
Mi dispiace per la tua salute augurandomi che la presente ti trovi guarito.
Baci a te e Maria
Mamma”
La lettera tocca molti punti, tra cui il bombardamento avvenuto nella
Marina di Melito P. S.. Non trovando collimanti le dati indicate nella
lettera con precisione e le date segnalate dal Comune nell’epigrafe
marmorea dedicata ai ragazzi rimasti uccisi, ho deciso (causa il tempo
tiranno) di donarne copia al Prof. Agazio Trombetta, eminente studioso,
per essere approfondita e studiata.
daniele
dattola
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