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L'ORO
VERDE DI MELITO PORTO SALVO (PRIMA PARTE)
Origini, coltivazione
e l'industria dell'essenza
Il Bergamotto è un
agrume classificato come Citrus Bergamia Risso, appartiene alla
famiglia delle Rutacee, sottofamiglia Mesperidee, genere Citrus.
Il frutto ha forma sferica con un peso medio di 200 grammi, il
colore, alla maturazione è giallo.
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| (frutto
del bergamotto ancora verde) |
La fioritura avviene nel mese di aprile
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(i
fiori profumatissimi del bergamotto, la zagara) |
e i frutti sono raccolti da novembre a marzo.
Il suo habitat più
idoneo ed esclusivo è costituito dalla sottile striscia
di terra , lunga un centinaio di chilometri, tra Villa San Giovanni
e Gioiosa Ionica, compresa tra le propaggini estreme dell'Aspromonte
e i mari Ionio e Tirreno, in provincia di Reggio Calabria.
L' utilizzazione dell'essenzaCon
i suoi 350 componenti chimici, l'olio essenziale di bergamotto
è indispensabile nell'industria profumiera internazionale
avendo la funzione non solo di fissare il bouquet aromatico
dei profumi, ma anche di aromatizzare le altre essenze contenute
esaltando le note di freschezza e fraganza.
Oltre che nella vasta gamma di acqua di toilette, profumi, deodoranti
chypres, fougeres, lozioni antiforfora rinfrescanti contro la
caduta dei capelli, saponi profumati ad alto potere disinfettante,
prodotti antisolari, sali da bagno, dentifrici, l'essenza di
Bergamotto viene impiegata nell'industria farmaceutica per il
suo potere antisettico e antibatterico, nelle sepsi chirurgica,
in odontoiatria, oftalmologia, ginecologia, dermatologia, tanto
da essere inserita nelle farmocopee di diversi paesi.
L'essenza è infine usata nell'industria alimentare e
dolciaria come aromatizzante di liquori, the, caramelle, canditi.
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(l’essenza
o oro giallo) |
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(vari
prodotti del bergamotto) |
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(dolci
e liquori) |
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(fiori
dolci e altri prodotti)
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(Tabacchiera
dal frutto del bergamotto)
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Le origini
I più ritengono che esso derivi da mutazione da altra specie.
Per quanto attiene la provenienza,si è detto di tutto :
Cina, Spagna, Canarie ; tuttavia, l'unico luogo nel mondo dove
il Bergamotto fruttifica ottimamente è quella zona del
territorio calabrese.
L'etimologia più attendibile è Beg-armudi,"
pero del signore " in turco, per la somiglianza che il Bergamotto
ha con la pera bergamotta.
La coltivazione del bergamotto
e l'industria dell'essenza
La superficie oggi coltivata a bergamotto
è di circa 1.500 Ha., con una produzione media di 120.000
kg. di essenza.
Per ottenere un Kg. di essenza occorrono 200 Kg. di frutti.
Gli addetti del settore sono stimati in ca. 4.000 unità.
Il primo bergamotteto di cui si ha notizia venne impiantato nelle
vicinanze di Reggio Calabria da Nicola Parisi, nel feudo denominato
" Giunchi " nell'anno 1750.
A quei tempi l'essenza veniva estratta per pressione manuale dalla
scorza del frutto e fatta assorbire da spugne naturali collocate
su appositi recipienti.
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(Dimostrazione
dell'estrazione manuale dell'essenza con l'ausilio di
spugne marine) |
Oggi viene ricavata per abrasione,
mediante un sistema di grattugie e nelle apposite " pelatrici
", dalla parte superficiale esterna dei frutti.
Il 1844 registra la prima vera e propria industrializzazione del
processo di estrazione dell'essenza di Bergamotto con l'invenzione,
da parte del reggino Nicola Barillà, di una macchina per
l'estrazione denominata " macchina calabrese ", la quale
riusciva a garantire non solo resa elevata in tempi più
brevi, ma anche una finissima qualità dell'essenza. (Wikipedia).
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(Macchine
del passato per l'estrazione dell'essenza)
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La difesa della qualità,
la commercializzazione della qualità ed il Consorzio del
bergamotto.
L'idea del Consorzio nacque per sopperire alle crisi commerciali
del primo trentennio del '900 dovute ad altalene di produzioni
e prezzi.
Nel 1931 venne istituito il " Consorzio Produttori del Bergamotto
", " antenato " dell'attuale Consorzio del Bergamotto,
con lo scopo di gestire l'ammasso dell'essenza di Bergamotto e
tutelare il prodotto mediante un'azione equilibratrice e a garanzia
della purezza della essenza.
Il Consorzio oggi elabora piani di sviluppo delle aziende produttrici,
vara iniziative tecnico - scientifiche per il miglioramento delle
coltivazioni , promuove l'associazionismo tra i produttori e la
ricerca per il miglioramento dei processi tecnologici di lavorazione
del bergamotto, ritira i frutti dalle aziende agricole e provvede
alla trasformazione in olio essenziale nel proprio stabilimento
di San Gregorio di Reggio Calabria, gestisce l'ammasso del prodotto
tra i produttori, cura la collocazione del prodotto sui mercati
internazionali garantendo ai consumatori nazionali e stranieri,con
il proprio marchio di qualità ed il " Certificato
di Analisi " della Stazione Sperimentale delle Essenza e
Derivati Agrumari di Reggio Calabria, la genuinità del
prezioso liquido.
IL BERGAMOTTO ORIGINI
E CARATTERISTICHE
Vogliamo parlare del "bergamotto",
delle sue incerte origini e delle sue caratteristiche, nella speranza
che ciò possa interessare la gioventù di oggi, distratta
e certamente non partecipe ad un tradizionale aspetto dell'economia
agricola locale ed dalla esclusività di una coltivazione,
unica al mondo.
A MELITO PORTO SALVO e nel basso jonio reggino la tradizionale
lavorazione del bergamotto inizia verso la fine del mese di novembre
e finisce verso la fine del mese di febbraio.
Il BERGAMOTTO è un pregiato frutto agrumario, da cui si
estrae il famoso olio essenziale, molto ricercato nell'industria
profumiera di tutto il mondo, per la sua qualità di "
fissatore " dei profumi.
Nei primi lustri di questo secolo,la lavorazione del BERGAMOTTO
a MELITO PORTO SALVO, era una ricorrenza che coinvolgeva tutti,
grandi e ragazzini, anche per l'aspetto folkloristico nella fase
della raccolta e del trasporto del frutto presso i centri di lavorazione.

Il "bergamotto"
è un agrume, che ha la forma e la dimensione dell'arancia
ed il colore del limone, ma un profumo soave ed eccezionale.
Sulle sue origini c'è una letteratura controversa:qualcuno
afferma che questa pianta si formò nei Paesi Mediterranei
e che verso la metà del secolo XVII si propagò;
altri dicono che essa ebbe origine nel territorio di Berga, una
cittadina spagnola, da dove fu importata nell'Italia meridionale.
C'è anche una teoria, secondo la quale il nome "bergamotto"
deriva dal turco o dall'arabo "signora delle pere" e
che, pertanto la pianta del bergamotto possa essere arrivata dai
Paesi del Levante.
Certo è che la pianta del bergamotto attecchisce soltanto
ed esclusivamente nel basso comprensorio jonico tra Reggio Calabria,
Brancaleone e Bianco, con epicentro Melito Porto Salvo in quanto
si tratta di un agrume che mal sopporta il freddo ed i venti impetuosi.
La sua coltivazione assunse carattere industriale soltanto nella
metà dell'800 e raggiunse anche una superficie di 3.000
ettari.
La produzione media raggiunse anche la cifra di 340.000 quintali
di frutto, con 170.000 chilogrammi di essenza.
Una vera ricchezza, che spesso subì e subisce ancora periodi
di crisi, specie dopo la immissione sul mercato di prodotti sintetici
da parte della Germania.
Altro elemento di disturbo nella commercializzazione dell'essenza
del bergamotto è rappresentato dall'adulterazione praticata
selvaggiamente da Ditte straniere, grandi distributrici di tutte
le materie prime di profumerie.
Per molti studiosi il bergamotto è un "ibrido"
di arancio, per quanto si riferisce alle foglie ed ai fiori e
di limone, per quanto, invece, si riferisce al frutto; per la
soavità del suo profumo, comunque, esso è superiore
all'uno ed all'altro.
Infine, è accertato che la pianta di bergamotto non si
riproduce per seme e quelli che in esso si riscontrano non sono
che il prodotto di fecondazioni avvenute naturalmente per opera
di polline di altra specie di agrumi.
La maggiore affinità biologica del bergamotto è
per il cedro.
L'ORO VERDE DI MELITO PORTO SALVO (SECONDA PARTE)
IL BERGAMOTTO ORIGINI
E CARATTERISTICHE
Nella prima parte abbiamo parlato delle origini della pianta del
"bergamotto", e attecchisce esclusivamente sulla fascia
Ionica reggina, dove viene coltivata sin dal 17° secolo.
Parliamo, ora, della raccolta di questo pregiato "frutto",dal
quale si estrae la famosa "essenza di bergamotto".
Fino agli anni '40, la raccolta dei bergamotti durava dalla metà
del mese di dicembre a metà del mese di febbraio e si svolgeva
con un sistema tipicamente artigianale, ma ricco d’aspetti
folkoristici.
Alla raccolta sulle piante provvedevano i più giovani ed
anche i ragazzi, che muniti di "panari" piccoli cesti,
rivestiti di tela di iuta per non danneggiare la buccia del bergamotto
cosparsa di vescichette piene di olio essenziale, staccavano delicatamente
i frutti dai rami e quando rimaneva una parte di peduncolo, lo
tagliavano con una piccola roncola della quale erano muniti, ciò
per evitare che il peduncolo impedisse l'abrasione totale della
buccia del bergamotto durante la lavorazione nelle speciali e
così chiamate "macchine".
Al lavoro manuale si accompagnavano
spesso il canto in coro di "mottetti" o di canzoni popolari,
ai quali faceva armoniosa eco quello delle donne, addette al trasporto
dei "frutti"nei posti di lavorazione.
La nota di folklore si coglieva appunto in questa fase.
Queste donne,in gran parte giovani, effettuavano il trasporto
con ceste, anch'esse rivestite di tela di iuta e contenenti circa
30 chilogrammi di bergamotti, che caricavano in testa poggiandole
in testa sopra una sorta di cuscinetto, chiamato "giranda".
Il carico le costringeva a camminare con un portamento eretto
o quasi austero,ma dovevano sottoporsi anche ad una specie di
gimkana lungo i viottoli che correvano tra gli alberi.
La fatica diminuiva, in parte, quando uscivano dalle zone alberate
e potevano camminare su sentieri o tratti di strada completamente
scoperti.
Si creavano, così, delle variopinte file indiane di donne,
le cui ampie gonne,dai colori vivaci, ondeggiavano, così
come ondeggiante era il loro incedere.
Un lavoro certamente pesante, ma che veniva svolto allegramente
e spensieratamente ogni giorno e per lunghe settimane. Arrivate
nei posti di lavorazione,che all'epoca venivano chiamati "fabbriche",
queste donne-trasportatrici deponevano le ceste, aiutandosi vicendevolmente,
come avevano fatto in precedenza, quando le dovevano caricare
in testa e le svuotavano nei cosiddetti "scari" accanto
alle macchine,

presso le quali lavoravano
in sinergia tre validi uomini, che si alternavano in modo cronometrico
nei compiti, che la lavorazione stessa richiedeva.
Uno selezionava il frutto da immettere, di volta in volta,nella
macchina, calibrandolo opportunamente ; l'altro provvedeva ad
estrarre dalla macchina il frutto lavorato e che comunemente era
chiamato " boccia ".
Questi, prima di versare i bergamotti lavorati in una speciale
tinozza per il successivo trasporto al cosiddetto "torchio",
provvedeva, come se si trattasse di un rito a raccogliere con
una spugna marina i residui di " essenza" rimasti sulla
corteccia del bergamotto lavorato.
Il terzo uomo, era impegnato ad agire faticosamente, ora con il
braccio destro ora con quello sinistro, sulla manovella, che trasmetteva
il movimento rotatorio al "rocchello" munito di lamelle
metalliche per grattugiare la buccia dei bergamotti. Questo era
il lavoro più pesante per gli uomini addetti alle macchine
e pertanto ad esso, i tre si avvicendavano disciplinarmente e
puntualmente.
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(Lavorazione
del bergamotto) |
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(Utilizzo
delle ceste durante la lavorazione) |
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(Estrazione
dell'essenza) |
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(Lavorazione
del bergamotto) |
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(Estrazione
manuale dell'essenza con spugne) |
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(Macchine
calabresi al lavoro) |
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(Torchio
per l'estrazione dell'agro) |
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(Lavorazione
del bergamotto) |
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(Pelatrice
al lavoro) |
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(Macchina
calabrese al lavoro) |
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(Macchina
calabrese al lavoro con i frutti per terra) |
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(Torchio
per la premitura) |
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(Macchina
calabrese contenitori di rame e filtri) |
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(Macchina
calabrese per l'estrazione dell'essenza) |
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| (Torchiatura) |
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(Pressa) |
Anche in questa fase di lavorazione
si potevano ascoltare spesso canzoni popolari, cantate in coro
dai raccoglitori, specie quando la mattina montava il nuovo turno.
Prima di recarsi al lavoro, i raccoglitori sorseggiavano immancabilmente,
nelle vicine "putie" (empori, negozi), una sorta di
cocktail di liquori fortemente alcolici, che chiamavano volgarmente
"mbrischio" e nel quale predominava l'anice.
Altri tempi ed altra educazione al duro lavoro !
L'ORO VERDE DI
MELITO PORTO SALVO (TERZA PARTE)
LA LAVORAZIONE DEL
BERGAMOTTO IERI ED OGGI
Parliamo ora dei metodi usati per l'estrazione dell'olio essenziale,
chiamato comunemente "essenza di bergamotto", il fissatore
per eccellenza dei più rinomati profumi.
La vecchia tecnica per l'estrazione di tale essenza, lenta e dispendiosa,
dopo gli anni '45 è stata superata dall'introduzione di
sistemi più moderni ed avanzati, studiati anche dalla "STAZIONE
SPERIMENTALE" di Reggio Calabria.
Ne sono derivate chiare possibilità di applicazione, non
solo sotto il profilo economico, ma anche soprattutto per la possibilità
di creare centri di lavorazione consorziali, vantaggiosi particolarmente
per i piccoli produttori, che sono la maggioranza.
L'antica macchina per l'estrazione dell'essenza di bergamotto
fu costruita artigianalmente nel limitato comprensorio di produzione.
Le nuove e più avanzate macchine conservano lo stesso principio
di quelle vecchie, che si fonda sull'azione combinata della pressione
e dell'abrasione,che consente di liberare l'olio essenziale dalle
vescichette cosparse sulla parte epidermica della buccia del frutto.
I bergamotti venivano posti tra due coppe : una inferiore cosparsa
di punte ed una superiore munita di lamelle in posizione radiale,
capaci di esercitare una pressione sui frutti, ruotando intorno
all'asse verticale.
Il movimento rotante della coppa superiore faceva sprizzare l'essenza,
insieme all'acqua vegetale contenuta nel frutto ed ai detriti
della buccia raschiata.
Il movimento rotante veniva impresso dalle robuste braccia dell'uomo
mediante una grande manovella e successivamente da motori elettrici,
collegati mediante cinghie di trasmissione con la ruota della
macchina.
La poltiglia che se ne ricavava si depositava in un sottostante
recipiente di rame, rivestito internamente da una camicia di stagno
per evitare reazioni al contatto dell'essenza con il rame.
La "poltiglia" veniva, quindi, versata in sacchetti
di lana, che appesi ad una sorta di rastrelliera, consentivano
una lenta filtrazione dell'acqua e dell'essenza, trattenendo i
detriti solidi.
La parte filtrata cadeva in recipienti, anch'essi di rame rivestiti
di stagno, dove veniva decantata.
L'acqua rimaneva in basso
e l'essenza, più leggera, montava in superficie, pronta
per essere raccolta, ormai chiara e depurata e versata in speciali
recipienti, chiamati "ramere", perché fatte di
rame, ma rivestite sempre con una camicia interna di stagno.
Per ottenere lo sfruttamento totale del frutto, i bergamotti,
prima di essere immessi nella "coppa", dovevano essere
opportunamente calibrati.
Altri residui di essenza si ricavavano con la spremitura dei sacchetti
contenenti i detriti solidi, che trattenevano ancora una parte
liquida di acqua ed essenza.
Anche per questa parte si procedeva con il sistema della decantazione.
Oggi, del vecchio sistema di lavorazione rimane solo qualche isolato
esemplare, mentre avanza una tecnica sempre più razionale.
Vengono usate, infatti, moderne macchine pelatrici a piatti accoppiati,
con annesso separatore a forza centrifuga.
I bergamotti versati in una tramoggia passano per caduta nella
macchina,che dispone anche di una camera con le pareti di vetro
a punte, nella quale ruota il solito piatto metallico, provocandone
l'abrasione.
I frutti così vengono investiti da un violento getto d'acqua,
che trascina in un torchio ,attraverso appositi canali, il prodotto
della raspatura del bergamotto.
Qui vengono trattenuti i detriti più grossi e tutta la
parte liquida si scarica in una centrifuga, che separa l'essenza
dall'acqua, nella quale si possono trovare ancora tracce di essenza,
recuperate abilmente con apposite spugne marine.
Ovviamente questo nuovo sistema si differenzia da quello vecchio
in quanto la nuova macchina non richiede più la calibratura
preventiva dei bergamotti.
Ciò consente di aumentare la possibilità di produzione
di almeno dieci volte, riducendo, di conseguenza, i costi di lavorazione.
Il lavoro è più dinamico, ma viene a mancare quella
vecchia "nota di colore", data dagli uomini impegnati
attorno alla macchina, il cui rumore si confondeva con i tradizionali
canti popolari.
L'ORO VERDE DI MELITO
PORTO SALVO (QUARTA PARTE)
LA COMMERCIALIZZAZIONE
DELL'ESSENZA DI BERGAMOTTO
Parliamo ora della commercializzazione
del prodotto.
Fin dai primi tre decenni di questo secolo, la lavorazione del
bergamotto avveniva all'interno di piccoli "stabilimenti"
artigianali ed i profitti della produzione erano concentrati nelle
mani di grossi proprietari, che trascorrevano gran parte dell'anno
nel centro e nel nord dell’Italia, dove spendevano il loro
denaro.
Ai contadini che curavano la coltivazione dei "giardini"
di bergamotto rimanevano solo le "briciole", ma riuscivano
a campare, sfruttando gli erbaggi per l'allevamento del bestiame.
Lo sviluppo edilizio degli anni '30, '40 e'50 ha sottratto molte
aree alla coltivazione del bergamotto, con una cementificazione
sempre più vasta e invadente.
A ciò hanno contribuito anche i contadini, che, ottenute
delle aree a titolo di buona-uscita, hanno pensato subito a costruirsi
una casetta per le rispettive famiglie.
A poco a poco, la lavorazione si è concentrata all'interno
di aziende, sempre meglio attrezzate e che gestiscono l'andamento
del mercato.
Nell'anno 1998, ad esempio, i bergamotti sono stati pagati ai
produttori a Lire 40.000 il quintale.
Un utile non certamente remunerativo sono le 10.000 Lire a quintale,
che si spendono per la raccolta e per il trasporto.
A questa spesa si aggiungono poi quelle per la coltivazione delle
piante, l'aratura del terreno, l'irrigazione e la potatura.
Il margine di guadagno, dunque, per il piccolo proprietario è
proprio il minimo.
Il commercio dell' essenza di bergamotto è stato sempre
insidiato dalla concorrenza di prodotti di sintesi, che riuscivano
ad inserirsi prepotentemente nell'industria profumiera, anche
se le caratteristiche di essi non potevano raggiungere le pregiate
qualità dell'essenza di bergamotto.
Nel 1918, per tutelare adeguatamente questo nostro esclusivo prodotto,
fu istituita a Reggio Calabria la prima Stazione sperimentale
per le industrie dell'essenze e dei derivate degli agrumi.
Accanto a questa struttura, che ha sempre cercato di realizzare
un felice connubio fra scienza ed industria, è sorto successivamente
il Consorzio del Bergamotto, il cui "marchio" garantisce
la purezza dell'essenza di bergamotto sui mercati internazionali.
Inoltre, il Consorzio ha la funzione di immettere sul mercato
delle quantità di prodotto, adeguate alla richiesta e quindi
di calmierare i prezzi di mercato.
Sino ad ora l'obiettivo è stato centrato. Visto le speculazioni
dei privati del settore, constatato che il Consorzio nel tempo
ha perso di credibilita’, sono sorte delle associazioni
a livello locale con il compito di salvaguardare il produttore
tra queste le più importanti sono l’ASSOBERG e la
BIOBERG nate a Melito P.S., grazie all’impegno del Prof.
Familiari Antonio che è Presidente dell’Assoberg
mentre Presidente della Bioberg è l’avv. Ezio Pizzi,
Vice Presidente di quest’ultima è il Prof. Familiari
Antonio. Essi hanno ottenuto importanti risultati, a livello regionale…….
Per ulteriori informazioni
interpellare:
Presidente dell'
ASSOBERG :
Prof. ANTONIO FAMILIARI
Via Nazionale Contrada Annà
89063 Melito di Porto Salvo ( Reggio di Calabria ) ITALIA
Telefono internazionale : 039/0965/787018

(A sin. Prof. Familiari Antonio Presidente Assoberg)
Legislazione per
la tutela e la valorizzazione del bergamotto
Nel luglio 2000 l’Autorità
ha inviato al Presidente della Giunta Regionale della Calabria,
al Presidente del Consiglio Regionale della Calabria, al Presidente
del Consiglio dei Ministri e al Ministro delle Politiche Agricole
e Forestali, ai sensi dell’articolo 21 della legge n. 287/90,
una segnalazione relativa alle distorsioni della concorrenza e
del funzionamento del mercato derivanti dalla legge della Regione
Calabria 14 febbraio 2000, n. 1, recante “Norme per la tutela
e la valorizzazione del bergamotto”.
La legge regionale stabilisce l’obbligatorietà
dell’adesione dei coltivatori al Consorzio del Bergamotto,
ente di diritto pubblico che opera nella trasformazione dei frutti
nell’essenza utilizzata prevalentemente dall’industria
profumiera. In base alla legge regionale l’attività
di trasformazione può essere svolta da altri operatori
soltanto entro spazi assegnati dallo stesso Consorzio e sotto
il controllo di quest’ultimo, nel caso in cui il Consorzio
stesso non possa provvedere alla lavorazione di tutta la produzione
di frutti dell’annata o per particolari motivi legati alla
gestione economica; per il resto, è fatta salva per gli
operatori privati unicamente la possibilità di trasformare
i frutti di produzione propria.
L’Autorità ha rilevato che la
legge, consentendo al Consorzio di agire quale unico operatore nella
fase di trasformazione, può comportare l’eliminazione
di qualsiasi concorrenza tra i coltivatori e l’estromissione
dal mercato delle altre imprese di trasformazione. E' stato inoltre
posto in evidenza che l’eventuale assegnazione da parte del
Consorzio di spazi di operatività alle imprese private di
trasformazione non conduce comunque all’instaurazione di corretti
meccanismi concorrenziali.
Ad avviso dell’Autorità, una siffatta alterazione della
concorrenza non risulta proporzionata alle finalità di pubblico
interesse, enunciate dalla stessa legge regionale, di valorizzazione
del prodotto e di tutela della qualità. In proposito, l’Autorità
ha osservato in primo luogo che l’associazionismo tra i coltivatori
di bergamotto, auspicabile in ragione dell’esistenza di un
consistente numero di imprese agricole di dimensioni molto piccole,
va conseguito su base volontaria, nelle forme compatibili con la
normativa comunitaria e nazionale in materia di concorrenza.
Quanto alla tutela della qualità, lo strumento più
appropriato è il riconoscimento della denominazione d’origine
protetta, conformemente a quanto prescritto nel Regolamento (CEE)
n. 2081/92 del Consiglio [Regolamento (CEE) n. 2081/92 del Consiglio,
del 14 luglio 1992, relativo alla protezione delle indicazioni
geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti
agricoli e alimentari, in GUCE L 208/1 del 24 luglio 1992.]. Tale
strumento, diversamente da quanto previsto dalla legge regionale,
non presuppone l’esistenza di un soggetto che è al
tempo stesso imprenditore e controllore dell’attività
delle altre imprese presenti nel mercato. In particolare, in base
a tale Regolamento gli organismi di controllo devono offrire garanzie
di obiettività e di imparzialità nei confronti di
ogni operatore soggetto al controllo. Ai principi di obiettività
e imparzialità del controllo è informata anche la
legge statale 25 febbraio 2000, n. 39, recante “Norme per
la tutela del bergamotto e dei suoi derivati”, che, nell’istituire
una transitoria denominazione di origine controllata, in vista
del riconoscimento in sede comunitaria della denominazione di
origine protetta, richiama al riguardo il Regolamento comunitario.
Infine, l’Autorità ha rilevato l’eccessiva ampiezza
della programmazione della coltivazione del bergamotto prevista
dalla legge regionale e ha fatto presente, ribadendo un orientamento
più volte espresso e fondato tra l’altro sulla normativa
comunitaria in materia, che i disciplinari di produzione devono
svolgere la propria funzione di tutela e valorizzazione del prodotto
senza alcun raccordo con forme di programmazione che comportino
l’indicazione delle quantità massime producibili dalle
imprese. L’Autorità ha pertanto auspicato una modifica
legislativa che adegui la legge della Regione Calabria alle disposizioni
comunitarie e ai principi della concorrenza.
Legge n°39 del 25 febbraio 2000
G.U. n°52 del 3 marzo 2000
Oggetto:
Norme per la tutela del bergamotto e
dei suoi derivati
Art. 1.
1.É riconosciuta la denominazione di origine controllata
"bergamotto di Reggio Calabria olio essenziale". Il relativo
disciplinare di produzione é approvato con decreto del Ministro
delle politiche agricole e forestali, previo parere della regione
Calabria e dei soggetti di cui all'articolo 3, entro quindici giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge.
2. La denominazione di origine controllata "bergamotto di Reggio
Calabria olio essenziale" é riservata al prodotto che
risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel disciplinare
di produzione. 3. La denominazione di origine di cui al comma 1
cessa di avere validità il giorno stesso della registrazione
comunitaria della denominazione di origine protetta "essenza
di bergamotto", che si ottiene ai sensi del regolamento (CEE)
n. 2081/92 del Consiglio, del 14 luglio 1992, e sostituisce a tutti
gli effetti la stessa denominazione di origine di cui al comma 1.
4. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, il Ministero delle politiche agricole e forestali avvia le
procedure necessarie e adotta i provvedimenti ritenuti utili per
ottenere la registrazione comunitaria della denominazione di origine
controllata di cui al comma 1.
Art. 2.
1. L'attività di vigilanza per l'applicazione delle disposizioni
contenute nel disciplinare di produzione di cui all'articolo 1
é svolta dal Ministro delle politiche agricole e forestali
che a tale fine puó conferire, con proprio decreto, la
vigilanza stessa a soggetti pubblici o privati che rispondono
ai requisiti richiesti in materia ai sensi delle vigenti disposizioni
nazionali e comunitarie ed in particolare di quelle di cui all'articolo
10 del citato regolamento (CEE) n. 2081/92. 2. Il soggetto incaricato
della vigilanza ai sensi del comma 1 puó utilizzare un
proprio contrassegno sul prodotto confezionato, la cui tipologia
é approvata dal Ministero delle politiche agricole e forestali,
per contraddistinguere l'avvenuta vigilanza ai fini della produzione
e della commercializzazione del prodotto stesso.
Art. 3.
1. La presente legge disciplina la difesa ed il miglioramento
della filiera del bergamotto al fine di:
a) tutelare l'ambiente e migliorare il paesaggio dell'area di
produzione del bergamotto; b) valorizzare le funzioni produttive
e gestionali della coltura del bergamotto e delle attività
connesse e conseguenti; c) migliorare le condizioni di vita economica
e sociale delle popolazioni calabresi interessate.
2. Lo Stato persegue le finalità di cui al comma 1 nel
quadro degli indirizzi e degli interventi stabiliti in materia
dalla normativa comunitaria, nazionale e regionale, avvalendosi
dei seguenti organismi, autorizzati a svolgere le relative azioni:
a) il Consorzio del bergamotto, istituito con decreto del Ministro
dell'agricoltura e delle foreste del 29 maggio 1946, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 135 del 21 giugno 1946; b) le associazioni
di categoria maggiormente rappresentative;
c) la Stazione sperimentale delle essenze e dei derivati agrumari
di Reggio Calabria e l'Istituto sperimentale per l'agrumicoltura
di Acireale.
Art. 4.
1. Alle imprese agricole, agli agricoltori singoli od associati
e ad altri soggetti che svolgono attività di coltivazione
del bergamotto, nel rispetto dei vincoli imposti dalle vigenti
normative comunitarie in materia di aiuti pubblici a soggetti
privati, possono essere erogati contributi finanziari in relazione
alle superfici coltivate ed al quantitativo effettivamente conferito.
Il Ministro delle politiche agricole e forestali, sentiti la regione
Calabria ed i soggetti di cui all'articolo 3, stabilisce, con
proprio decreto, l'entità del contributo e le procedure
per la sua erogazione. 2. Per le finalità di cui al comma
1 é autorizzata la spesa di lire 2 miliardi per l'anno
2000.
Art. 5.
1. La regione Calabria, d'intesa con il Ministero delle politiche
agricole e forestali, puó promuovere la realizzazione del
catasto delle superfici coltivate a bergamotto, anche al fine
di favorirne, attraverso idonei strumenti, il mantenimento della
destinazione.
Art. 6.
1. Il Consorzio del bergamotto, i comuni ricadenti nelle aree
di cui all'articolo 5 e gli operatori agricoli singoli ed associati
le cui aziende ricadono nelle medesime aree possono presentare
alla regione Calabria piani organici relativi alla realizzazione
di interventi relativi:
a) all'espansione della coltura, nell'ambito delle aree vocate,
in sostituzione di altre specie agrumicole, anche al fine di contribuire
al contenimento dell'anidride carbonica presente nell'atmosfera
e al miglioramento delle condizioni climatiche ed ambientali;
b) al reinnesto, al reinnesto con diradamento e al diradamento
semplice; c) allo sviluppo dell'attività vivaistica e della
meccanizzazione aziendale; d) alla realizzazione di fabbricati
rurali; e) alla realizzazione di opere infrastrutturali di piccola
e media entità volte a favorire la riduzione dei costi
di produzione e la ripresa della coltura; f) alla realizzazione
di impianti di lavorazione e commercializzazione; g) alla realizzazione
di studi e ricerche ed allo svolgimento di attività di
assistenza tecnica; h) alla realizzazione di attività promozionale
nel settore commerciale.
2. Per l'attuazione dei piani di cui al comma 1 possono essere
concessi contributi in conto capitale nella misura massima del
75 per cento della spesa ritenuta ammissibile e fino a concorrenza
del limite di spesa complessivo di lire 6 miliardi per l'anno
2000 e lire 3 miliardi per ciascuno degli anni dal 2001 al 2004.
3. I comuni nel cui territorio sono comprese strade a servizio
di aziende a prevalente indirizzo bergamotticolo possono presentare
alla regione Calabria progetti di recupero viario su strade comunali
e vicinali, predisponendo soluzioni volte a facilitare l'accesso
alle aziende e a favorire la meccanizzazione delle colture, nonché
l'elettrificazione delle zone interessate alla coltura. Il finanziamento
dei piani é erogato per stralci, con precedenza per quelli
riguardanti le aree che presentano maggiori esigenze di recupero
e una piú alta intensità colturale, e fino a concorrenza
del limite di spesa complessivo di lire 4 miliardi per l'anno
2000 e lire 2 miliardi per ciascuno degli anni dal 2001 al 2004.
Art. 7.
1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, pari
a lire 12 miliardi per l'anno 2000 e a lire 5
2. miliardi per ciascuno degli anni dal 2001 al 2004, si provvede,
per gli anni 2000 e 2001.
mediante corrispondente riduzione delle proiezioni per i medesimi
anni dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
1999-2001, nell'ambito dell'unità previsionale di base
di conto capitale "Fondo speciale" dello stato di previsione
del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica per l'anno 1999, allo scopo parzialmente utilizzando
l'accantonamento relativo al Ministero per le politiche agricole.
2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica é autorizzato ad apportare, con propri decreti,
le occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 8.
1. Ai sensi dell'articolo 8 della legge 11 ottobre 1986, n. 713,
come sostituito da ultimo dall'articolo 6 del decreto legislativo
24 aprile 1997, n. 126, sulle etichette commerciali dei prodotti
di profumeria deve sempre essere riportata la percentuale di essenza
naturale o sintetica di bergamotto eventualmente presente.
2. Chiunque non ottemperi alla disposizione di cui al comma 1
é punito con la sanzione amministrativa di cui al comma
15 del citato articolo 8 della legge n. 713 del 1986.
Art. 9.
1. La presente legge entra in vigore il trentesimo giorno successivo
a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Le foto per quest’articolo sono state gentilmente
concesse a dattola daniele dall’Assessore al Bilancio, Attività
Produttive e Informatizzazione, Giuseppe Latella.
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coordinamento:
daniele dattola |
| 12.01.2008 |
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