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LA VALLE DELL’AMENDOLEA
Questa valle si estende dal mare
Jonio, sino al massiccio dell’Aspromonte. I paesaggi sono di una
straordinaria bellezza, le visioni dalle cime più alte sono veramente
suggestive e al centro, l’ampio corso della fiumara con le sue acque.
Nella parte bassa gli agrumi e via via che si sale, nei pendii i fichi
d’india e dopo la ginestra da cui si sono ricavati per intere generazioni
i corredi. Nelle montagne i boschi di Castagno, di Pino, querce, il leccio,
paradiso per i raccoglitori di funghi. I centri abitati disseminati un
pò ovunque, posti alcuni nelle alture e quindi difficili da raggiungere,
per ripararsi dagli invasori, sanno di grecità, integrati tra le
rocce sono di notevole bellezza, così come i casolari sparsi un
po qua e là. La zona grecanica merita di essere visitata. Gallicianò
Roghudi etc. sono veri paesi ellenofoni, le origini sono molto antiche
i primi abitatori (neolitico) furono tribù dell’Egitto Butani,
Bink che parlavano una lingua simile al greco arcaico, rafforzati dopo
dai Greci Calcidesi dell’VIII° sec. a.C.. La latinizzazione
e dopo i vari trasferimenti delle popolazioni verso le coste hanno impoverito
questa cultura che comunque è abbastanza viva a Gallicianò,
oggi a difesa della lingua, cultura e tradizione vi è la continua
opera di Enti e di Associazioni grecaniche.
La nostra terra jonia, toccata da varie civiltà: Egizia, Assira
Ellenica, Romana e poi Bizantina, fu cantata solo da pochi Autori storici
tra questi il più importante ed illustre fu il Barrio, solitario
etnografo calabrese (1506-1577, nato a Francica -CZ-), sacerdote, autore
del “Gabrielis Barrii, Francescani. De Antiquitate et situ Calabriae.
1571”). Venne considerato come storico lo Strabone, il Plinio, il
Pausonia delle Calabrie. Tommaso Aceti commentò l’Opera “Delle
antichità e dei Luoghi di Calabria”, dove si parla di Reggio
e di altri luoghi notevoli vicino ad essa.
“Exin Alex fluvium labitur torentinis et anguillis ubber. Qui Locros,
sit Strabo, à Regio disterminat. Qui per vallem profundam cursum
habet. Peculiare quidam de cicadis obvenit; que….”.
E subito dopo (S. Lorenzo) scende il fiume Alece, ricco di trote e d’anguille
(il cui corso) afferma Strabone, divide il confine tra Reggio e quello
dei Locresi. Scorre per una valle profonda e al suo staglio, avviene un
fenomeno singolare: le cicale che dal lato reggino non cantano, mentre
dall’altro lato cantano.
Anche un altro esperto geografo
calabrese P. f. Girolamo Marafioti da Polistena si è occupato del
territorio di Reggio e in “Cronache e attività di Calabria,
MDCI…per
l’autorità di Timeo, Siconio, e Plinio: e anche di Gabriello
Barrio.. Anche lui come tutti gli storiografi ed etnografi non fecero
altro che attingere notizie dai suindicati storici. Infatti egli trascrive:…”Cominciava
anticamente il territorio reggino (e si capisce la fonte) dal fiume Metauro,
e si stendeva infine nel fiume Alece, il quale scorre tra una abitazione
detta Amendolia, e un’altra detta S. Lorenzo. Il particolare da
notarsi in questo fiume, (e qui si rifà a tutti gli Autori già
citati), è che il fenomeno, per occulto secreto di natura le cicale
da un lato cantano dall’altro lato no. E continua: “Da qua
del fiume Alece vi è un’abitazione detta S. Lorenzo, fabbricata
accanto ad un fiume, in luogo alto,
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(San
Lorenzo Reggio Calabria) |
ma il fiume dal nome della terra si dice fiume
di S. Lorenzo, distante per ispatio di quattro miglia in circa dal fiume
Alece.
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(Alveo della fiumara Amendolea) |
Re Ferdinando, per sollevare gli animi dei suoi fedeli e le sorti della
propria causa, mandò in Calabria, il suo figliolo Alfonso Duca
di Calabria, che giovinetto appena di 14 anni, mostrava coraggio e vigoria
superiore all’età. Il padre aveva affidato il figlio a due
Signori della casa Sanseverino che lo guidavano nelle gesta. Pare lo accompagnasse
in questa impresa il celebre Giovanni Gioviano Pontano suo Segretario.
Del secondo viaggio di Alfonso e dell’espugnazione di Pentedattilo
ne scrisse il Mandalari in “note e documenti di storie calabresi
Caserta 1886” il quale scrive che: ”E’ certo che nell’anno
1489 Alfonso fu per la seconda volta in Pentedattilo, cosi dice Giovan
Piero Leostello di Volterra “Die XXI februarii. In la Mandolia (Amendolea)
bona hora surrexit et audita missa fece colazione et vide li cavalli de
lo Barone et tucto quel dì fece faccende: Il 21 febbraio 1489 Alfonso
soggiornò nel castello dell’Amendolea quale ospite di quel
Feudatario, si alzò di buon’ora, ed ascoltata messa, fece
colazione, e dopo ammirò i cavalli del barone, e tutto quel giorno
sbrigò faccende, ma sul finire della giornata si trasferì
nel castello di Pentedattilo.
L’Amendolea è uno dei Corsi d’acqua (torrente) più
grande e importante della Provincia di Reggio Calabria. Il torrente nasce
all’interno dell’Aspromonte, in località Materazzi
ad una altezza di circa 1852 mt.
una via d’acqua che scorre lungo 31 km per
sfociare nel mare Jonio vicino Condofuri Marina.
Un cantico di acqua che scorre lungo la vallata
detta dell’Amendolea, dalle bellezze naturali e paesaggistiche uniche.
La fiumara inizia nei meravigliosi
boschi dell’Aspromonte, è alimentata dal Corso del Menta,
oggi sbarrato da una grandiosa diga, che è stata costruita per
fornire acqua alla città di Reggio Calabria,
riceve anche le acque dei torrenti
dei territori di Ghorio di Roghudi, Roghudi, Roccaforte del Greco, Africo,
Bova e dopo più in basso le acque del Furria, del Pisciato, del
Surva dell’Armaconi e cosi via, scorrendo nella vallata dell’Amendolea,
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| (Fiumara
dell’Amendolea)
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(In alto il paese
di Roghudi)
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percorre i vicini centri di Chorio
di Roghudi, Roghudi, Roccaforte del Greco, Condofuri, Gallicianò,
Amendolea (vecchia e nuova), San Carlo, riversandosi nel mare Jonio nelle
vicinanze di Condofuri Marina, tutti centri sviluppatosi nei millenni
passati grazie alla fertilità di questa vallata. L’ambiente
è di una bellezza avvincente, dall’alto la visione della
fiumara lunghissima, alcune volte tortuosa, che si vede lungo tutto il
suo percorso fino al mare.
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| (Il
percorso dell’Amendolea fino a Mare) |
Si dice che il fiume dell’Amendolea,
nei tempi antichi era navigabile, ho scritto infatti di un antico centro
Periplon, autonomo che batteva moneta propria. Si dice pure che questa
navigabilità veniva sfruttata dai greci che trasportavano il legname
di Pino, ricchissimo di preziosa resina, il leccio per costruire le navi
da guerra. Il torrente nel passato è stato riportato negli scritti
di Barrio, Strabone, Tucidide e di tanti altri autori col nome di “Alex”
“Alece” Oggi si chiama “Torrente dell’Amendolea”
per l’importanza che ebbe il villaggio dell’Amendolea nella
storia di questa terra.
Lungo il suo percorso bellissime
sono le cascate di Maisano, per raggiungerle basta arrivare alla diga
del Menta, da Reggio Cal. o Melito di P.S., attraversarla, e scendere
giù a valle, raggiunto il corso d’acqua, dopo una fontanella
un pò più su si trova un sentiero questo va percorso a piedi,
naturalmente per chi si reca la prima volta è giusto che si faccia
accompagnare da una guida o da una persona del luogo.
Si attraversano boschi di enorme bellezza, fino ad arrivare ai famosi
tre salti dell’acqua, chi si vuole avventurare dopo una ripida discesa
arriva al laghetto ai piedi della cascata, molti in estate usano fare
il bagno,
ancora più giù un
paio di chilometri le cascate di Linnha. Strabone descrive il fiume Alece
(Alice), come copioso di trote e d’anguille, che divide Locri da
Reggio. Esso scende per una valle profonda, dista 4.000 passi dal mare,
nelle vicinanze di esso vi è il paese di Amygdalia, un tempo detta
“Peripoli”; costruita in un luogo elevato e per natura sufficientemente
difeso; con lini, formaggi, e miele ottimo, ….In quell’agro
vi sono i villaggi di Rigudum, Arocha, et Gallicum….”.
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| (Roghudi)
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(Roccaforte
del Greco) |

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(Galliciano’) |
Questa fiumara ha avuto un’importanza
vitale per le popolazioni di tutta la vallata, nel passato vi erano
molti mulini ad acqua che servivano a macinare tutte le granaglie prodotte
dagli uomini. Le sue acque hanno irrigato per secoli vastissime estensioni
di terreni coltivati, è comunque un torrente che merita rispetto,
d’inverno è ricco di acqua che scende nei primi tratti
precipitosamente per poi quasi adagiarsi lungo il largo percorso della
vallata dove il letto della fiumara diventa molto più largo,
è durante questo periodo che le sue acque possono diventare pericolose
in quanto scendono a valle con violenza durante i periodi alluvionali,
mentre come tutti i torrenti d’estate è quasi asciutto.
ROGHUDI (Righùdi), GHORIO
DI ROGHUDI (Chorìo tu Richudìu)
Si può raggiungere Roghudi salendo da Melito P.S., fino a Roccaforte
del Greco e dopo essere scesi per un lungo tratto si arriva in questo
centro, continuando il percorso invece si raggiunge la frazione di Chorio
di Roghudi. Oppure si può optare per un altro percorso Melito,
Bova , e dopo aver raggiunto i Campi di Bova si scende sempre più
giù fino ad arrivare alla meta. L’immagine del paese di
Roghudi all’arrivo è notevole, esso è posto a circa
600 mt. sul livello del mare, su una lingua di terra che si insinua
sul torrente Amendolea, come a guardarne la vallata. Sorge arroccato
su una rupe ed è circondato da due corsi d’acqua.
Non si sa con esattezza l’origine
di questo Centro ormai abbandonato, forse vi si stabilirono tra il X°
e XI° sec., pastori alla ricerca di nuovi pascoli o forse si stanziarono
in questi luoghi, popolazioni, messe in fuga dalle invasioni turche, che
cercavano, rifugio in località interne, sicure perché non
potevano essere raggiunte con facilità. Pare che all’inizio
del paese e alla fine, quindi a nord e a sud di esso (uniche entrate),
vi fossero due cancelli di ferro che venivano presidiati dai cittadini,
per ripararsi dalle invasioni saracene. Nel 1084 appartiene al feudo di
Bova e poi allo Stato di Amendolea, nel 1624 fu venduto dal casato dei
Mendoza ai Ruffo di Scilla che lo mantennero fino al 1806. La popolazione,
dati i luoghi impervi ha sempre praticato prevalentemente la pastorizia
e l’agricoltura a livello familiare. Notevole il livello di autonomia
raggiunto da queste genti e la capacità di trasformare i prodotti
della natura in prodotti utili per la vita quotidiana. Essi avevano, abili
artigiani, per la lavorazione del legno, e la creazione di tutti gli utensili.
Con la ginestra creavano fibre tessili, ricavando da questa pianta, tessuti
di particolare bellezza, con cui ottenevano abiti, tovaglie etc.. Tutti
questi prodotti della pastorizia e della terra venivano scambiati commercialmente
con i paesi costieri in cambio di generi di prima necessità e utensili
che altrimenti non potevano reperire.
In questi centri, così come accennato più volte si parlava
una lingua greca arcaica, mista alla bizantina e alla moderna fino a quasi
cinquant’anni fa detta grecanica, oggi questa lingua, purtroppo
è in estinzione. Per quanto riguarda queste popolazioni va messo
in evidenza così come per tutte le popolazioni grecaniche che trattasi
di gente con un grande senso dell’ospitalità, laboriosa e
umile, ma molto dignitosa e orgogliosa. Salendo verso i Campi di Bova
di notevole bellezza sono due conformazioni rocciose (le pietre misteriose)
Ta vrastarùcia (i caddareddi ) e I Ròcca tu Dràgu,
(la Rocca del Drago),
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(La
Rocca del Drago) |
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(Marino
alla ricerca della ….foto) |
varie sono le tradizioni che si
tramandano ancora oggi, tra gli abitanti della vecchia Roghudi, essi parlano
di anaradi (metà uomini metà animali, nella parte superiore
con sembianze femminili, di sotto con i piedi di mula o asina), La gente
aveva paura di uscire di notte per non incontrarli. draghi, folletti,
fate etc. La leggenda ha tramandato che in località Travoro è
stato nascosto e sepolto un grande tesoro, il Tesoro del Drago, che si
poteva trovare solo sognandolo. Tra le rocce rotonde dei “Caddareddi”
mangiava il drago. Tutti questi racconti grecanici facenti parte della
tradizione popolare servivano a fare capire specie alle donne e ai bambini
di stare attenti ai pericoli. Ma lasciamo questo discorso fantastico.
Dagli anni 50 in poi una serie di eventi climatici sfociati nell’alluvione
del dicembre 1971, costrinse la popolazione a trasferirsi in massa a valle
vicino al paese di Melito un esodo molto travagliato, per gli abitanti
del luogo che avevano vissuto li per intere generazioni, ma il tempo inclemente
non concesse alternative, il paese vecchio pareva si sgretolasse per la
forza delle piogge. Oggi Roghudi nuovo, sorge nelle vicinanze di Melito
P.S., ma rimane sempre nel cuore di ognuno l’amore per il vecchio
centro, il legame con i monti si rinnova giornalmente. Certo questo vecchio
centro è molto lontano dal mare e la strada per raggiungerlo è
lunga e tortuosa ed ecco il sogno nel cassetto, dialogando con l’attuale
Sindaco di Roghudi il dr. Zavettieri Agostino, medico specialista in Ostetricia
presso il P.O. di Melito,
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| (Dr.
Agostino Zavettieri) |
si discuteva, della possibilità
di costruire una strada nuova accanto alla fiumara dell’Amendolea,
per raggiungere, da Condofuri Marina, il vecchio Centro in pochi minuti.
Egli in quell’occasione mi disse che questo si poteva fare consorziandosi
con gli altri Sindaci della Valle dell’Amendolea e che questo era,
se così lo vogliamo chiamare, un suo sogno, credo anche non solo
suo…tutto ciò forse sarebbe stato un buon motivo per recuperare
quella magnifica zona. Egli mi parlò anche di tutte le iniziative
intraprese per recuperare il patrimonio paesaggistico ambientale dei vecchi
centri di Roghudi e Chorio di Roghudi e per il recupero del patrimonio
linguistico, parlandomi anche che stavano per arrivare i fondi per la
ristrutturazione delle due vecchie chiese, e di due vecchie scuole a Chorio
di Roghudi, capii in silenzio quanto amore ha questa gente verso il proprio
paese natale. Appurai dopo che il Dr. Zavettieri aveva approvato col consiglio
comunale l’adesione di Roghudi al PSA Progetto Strutturale associato
con i comuni dell’area grecanica. (i cardìa-ma emine ecì!).
Frazione del Comune di Roghudi e Chorio di Rogudi un piccolo centro abbandonato
anch’esso, qui vi è la tradizione artigiana della tessitura
della ginestra, la lavorazione del legno, la pastorizia l’agricoltura.
ROCCAFORTE DEL GRECO, GHORIO DI ROCCAFORTE
E’ difficile indicare quando
si stabilirono i primi abitatori in questo centro, inizialmente c’era
un insediamento di pastori nomadi, né si può stabilire quando
si stanziarono i Greci in questo territorio. Probabilmente c’erano
insediamenti molto precedenti a cui si sono sovrapposti popolazioni più
recenti. In questo periodo tra il IX° e XI Sec. Questo luogo ricadeva
sotto la giurisdizione di Bova. Dopo divenne feudo dell’Amendolea
e seguì la sua sorte. Dopo degli Amendola fu amministrato da i
Malda de Cordova, gli Abenavoli del Franco, i Martirano, i De Mendoza,
i Silva y Mendoza. Ultimi feudatari furono i Ruffo dal 1624 al 1806 (V.
Amendolea), periodo in cui furono costituite le prime Università
(embrioni dei Comuni), sotto il governo di Bova e nel 1811 divenne Comune
con propria autonomia. Il Paese è posto a circa 930 mt. di altezza,
in una posizione splendida che domina la vallata dell’Amendolea,
poggiato su tre costoni rocciosi, nel passato veniva chiamato Vuni (monte,
rocca), quando era possedimento dell’Amendolea fu chiamato la Rocca,
e dal 1864 R.D. dell’08 maggio, Roccaforte del Greco. A ridosso
del Comune, sorge il castello oggi diroccato a causa dei terribili terremoti
del 1783 e del 1908. Tre sono i Rioni del paese , Rione del Castello,
Rione Borgo, con la chiesa di S. Rocco e Rione San Carlo. Importante è
l’industria boschiva e la pastorizia con i sui derivati. L’attuale
Sindaco del Comune di Roccaforte è Ercole Nucera. Nelle vicinanze
una sua frazione Ghorio di Roccaforte, che nel 1971 a causa dell’alluvione
fu evacuato. Piccola frazione con caratteristiche agricole, importante
sono i resti della chiesetta Tripepi dell’VIII° sec.e i ruderi
di una vecchia torre di difesa.
CONDOFURI - GALLICIANO’

Posto a circa 600 mt. d’altezza,
si affaccia sulla vallata dell’Amendolea, il cuore della cultura
grecanica che forse ha resistito perché il paese è stato
a lungo isolato, qui si conserva la lingua e le tradizioni. All’arrivo
si ha l’impressione di un presepe. Nel passato si coltivava il baco
da seta. Fiorente era la lavorazione del legno fatto da abili artigiani,
da non trascurare le produzioni tessili che si creavano con la lavorazione
della ginestra. Notevole il panorama delle montagne.
Fu un centro, sorto per lo spostamento degli abitanti dell’Amedolea
che durante le invasioni turche si collocarono lì per ripararsi.
Il paese è stato sempre isolato senza strade per un lunghissimo
periodo, questo ha favorito la conservazione del grecanico, oggi è
una frazione di Condofuri, prima alla fine del 700 è stato Comune,
può essere raggiunto percorrendo la strada che da Condofuri Marina
conduce a Condofuri, è in posizione semicollinare, in un paesaggio
che si presenta notevolmente interessante, continuando si può raggiungere
il Monte Scafi. Pochi ormai sono gli abitanti di questa frazione, che
mantengono tutte le tradizioni comprese le greche e la lingua grecanica.
Interessante visitare i resti della “Chiesa dell’Assunta detta
Greca”,
la Chiesa Ortodossa e la chiesa di S. Giovan Battista.
Si dice che furono gli abitanti di Gallicianò
che spostandosi formarono il paese di Condofuri.
CONDOFURI
Posto alle pendici del monte Scafi,
si trova a circa 13 km dal mare. Il paese in greco era denominato Kontocori,
nel 1811 divenne Comune e gli vennero assegnate le frazioni di Amendolea,
Gallicianò, Condofuri Marina, San Carlo. Fino al 1806 fece parte
della baronia di Amendolea, il paese, ha come principale attività
la pastorizia e l’agricoltura, subì una migrazione verso
il mare, a causa della alluvioni degli anni 50, per cui gran parte degli
abitanti si spostarono e fondarono un’ altra frazione a Condofuri
Marina, ridente cittadina, ricca di lidi per la ricettività turistica,
“il Boschetto, l’Isola che non cè e tanti altri ancora.
Sopra condofuri Marina un’altra frazione, San Carlo, sorta a contatto
con la fiumara dell’Amendolea, con al centro dell’antico abitato
una torre a piramide confinante con il torrente.
Tutti questi centri hanno i servizi
essenziali per il vivere comune poste, scuole, chiese, lidi che danno
una eccellente offerta turistica, centri sociali etc. le FF.SS. Durante
la guerra la stazione ferroviaria di Condofuri Marina subì un attacco
aereo, molti furono i feriti che vennero ricoverati all’Ospedale
di Melito. Sindaco attuale di Condofuri Filippo Lavalle.
AMENDOLEA
(AMIDDALIA)
Il paese vecchio si trova ad una altezza di 350 mt. sul livello del mare,
e distante da esso circa 5 km. Posto sulla cima di una roccia, è
stato nel passato il centro più importante della vallata.
E’ collocato in altura sulla
sinistra del fiume Alece, oggi torrente Amendolea. Il fiume nei tempi
antichi, si dice fosse navigabile per un buon tratto e dopo c’era
un guado, forse in corrispondenza di questo paese, che esisteva in epoca
bizantina infatti sono state trovate monete del X° sec. nei pressi
del castello. Forse fu avamposto Locrese. Il fiume segnava il confine
tra i territori di Reggio e Locri. Nella parte alta della rocca vi sono
i ruderi del castello e delle magnifiche chiese. Il paese prese il nome
dai feudatari del castello gli Amendola, il cognome sicuramente deriva
dalla mandorla. Non si sa esattamente quando ebbe origine il paese che
era posto in posizione strategica tanto che tutti gli altri centri vicini
erano fino al 1806 casali di Amendolea. L’attività principale
di questo paese e dei suoi casali era l’agricoltura e la pastorizia.
Il paese causa i terribili terremoti del 1783 e del 1908 fu molto danneggiato
e quindi a causa dell’alluvione nel 1956 evacuato e abbandonato
dagli abitanti che si stabilirono ai piedi della montagna dove in atto
vi è la frazione di Amendolea. Accanto ai ruderi del paese, nella
parte più alta, vi sono quelli del castello
e vicino al castello ci sono i
ruderi di quattro chiese SS. Annunziata, Santa Caterina, S. Sebastiano,
e S. Nicola. Testimonianza di un forte culto religioso che si aveva in
questi centri. All’arrivo c’è una visione mozzafiato,
sembra quasi un paese irreale, il silenzio e la bellezza del luogo è
la cosa che colpisce di più. Della Chiesa di Santa Caterina (basiliana)
ormai rimangono pochi ruderi, c’è da vedere la parte absidale
e i muri perimetrali;
Chiesa di S. Sebastiano
è del XII° Sec. Nella struttura si notano ancora degli
affreschi dell’epoca, si vedono i muri perimetrali ed è rimasto
per intero un campanile, molto bello che ha uno stile interessante;
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| (Chiesa
S. Sebastiano) |
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(Campanile
chiesa) |
Chiesa della SS. Annunziata
Molti fanno risalire questo Borgo
al periodo Normanno altri al periodo Bizantino. Il castello presenta una
torre spaccata a causa del terremoto, sicuramente fu in parte demolito,
è di dimensioni enormi, vi sono vari ambienti,
due cisterne per la raccolta delle acque piovane,
una cappella, vi è un’abside con
tracce di affreschi, il castello era merlato
e si capisce dalle dimensioni dei luoghi e da un
enorme caminetto nella terza torre che si era raggiunto una certa importanza,
questo castello subì vari
adattamenti e varie ricostruzioni. Si presenta cinto da mura, di forma
irregolare con finestre ad arco, con piccole torri, feritorie e merli
e con una torre principale.
Oggi il paese nuovo è frazione
del Comune di Condofuri. Proprietari del Feudo furono , nel 1270 gli Amendola,
nel 1310 Petrus Protopapa Nicolaus de Amigdalia, nel 1495 le terre di
S. Lorenzo e di Amendolea passarono agli Abenavoli del Franco. Nel 1624
il Duca di Bagnara Francesco Ruffo acquistò le terre di Amendolea
e il castello. Tale privilegio durò fino al 1806 quando fini l’età
feudale.
FEUDO RUFFO:
DON FRANCESCO RUFFO Don Francesco Ruffo (* Bagnara 31-5-1596 + 20-3-1643),
2° Duca di Bagnara, Signore di Amendolea dal 16-4-1624 (comprata con
Regio Assenso del 10-4-1624, con seconde cause, portulania e zecca). (ex
1°) ETC.
DON FRANCESCO RUFFO (Bagnara 18.4.1644/ivi 29.4.1715)
Duca di Bagnara, Signore di Amendolea etc.
DON CARLO RUFFO (* Bagnara 29-9-1680 + ivi 28-2-1750),
5° Duca di Bagnara, Signore di Amendolea, San Lorenzo etc.;
DON FRANCESCO RUFFO (* 1707 + 23-3-1767), 6°
Duca di Bagnara, Signore di Amendolea, San Lorenzo, etc.;
DON NICOLA RUFFO (* Bagnara 5-7-1742 + 19-3-1794),
7° Duca di Bagnara, Signore di Amendolea, San Lorenzo Etc.;
DONNA IPPOLITA MARIA RUFFO(* Napoli
9-2-1758 + ivi 1-12-1830) 8° Duchessa di Bagnara, Signora di Amendolea,
San Lorenzo fece una transazione con il cugino Vincenzo con atto del 18-3-1795
dopo lunga causa giudiziaria (i feudi della linea di Bagnara erano vincolati
da un fidecommesso relativo alla prima investitura effettuata dall’Imperatore
Carlo VI, e non riconosciuto da Ippolita Maria), lasciandogli facoltà
di usare il titolo di Duca di Bagnara in cambio di un vitalizio annuo
personale di 100.000 ducati e di 60.000 ducati per ciascuna delle sorelle;
l’atto produsse però altre liti, che furono appianate con
decisione della Corte d’Appello di Napoli a favore dei cugini Ruffo
di Baranello (atto del 28-9-1814, istrumento del 5-6-1815); Dama della
Real Corte di Napoli.
DON VINCENZO RUFFO (* Sant’Antimo
16-12-1734 + Napoli 8-2-1802), 9° Duca di Bagnara, Signore di Amendolea,
San Lorenzo e la Gabella di Catona dal 18-3-1795 in seguito a transazione
con la cugina Ippolita. Etc.;
DON FRANCESCO RUFFO (* San Lucido 23-3-1779 + Napoli 13-2-1865), 10°
Duca di Bagnara, Signore Amendolea, San Lorenzo etc. ;DON VINCENZO RUFFO
(* Cannitello 6-12-1801 + Castellammare di Stabia 13-8-1880), 11°
Duca di Bagnara, Signore di Amendolea, San Lorenzo etc.;
DON FABRIZIO RUFFO (* Napoli 10-4-1843 + Roma 2-7-1917), 12° Duca
di Bagnara, Signore di Amendolea, San Lorenzo, etc. ;DON
GIOACCHINO RUFFO (* Napoli 29-1-1879
+ Castellammare di Stabia 12-5-1947), 13° Duca di Bagnara, Signore
di San Lorenzo, Amendolea;DON GIROLAMO RUFFO (* Catignano 9-2-1876 + Roma
19-8-1954), 14° Duca di Bagnara, Signore di Amendolea, San Lorenzo,
etc. ; DON FRANCESCO RUFFO (* Napoli 23-6-1897 +probabilmente Roma ca.
1970), 15° Duca di Bagnara, Signore di Amendolea, San Lorenzo etc.
.DON FERDINANDO RUFFO (* Castellammare di Stabia 21-8-1898 + Napoli 24-12-1984),
16° Duca di Bagnara, Signore di San Lorenzo, Amendolea, etc..
Si ringrazia Nino Marino che ha
collaborato al servizio fotografico e Roberto Latella ex Presidente della
Comunità Montana Versante Jonico Meridionale, per alcune notizie,
sui luoghi.
| 04.12.2007 |
daniele
dattola |
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